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L'equivoco stravagante

 
Dramma giocoso per musica in due atti 
di Gaetano Gasbarri 

 
ATTO PRIMO 
 
Esteriore di un antico castello, con portone 
praticabile che ad esso introduce. 
 
Scena prima 
Ermanno, indi Frontino e Rosalia, poi 
Gamberotto preceduto da vari villani dalla 
parte del castello. 
 
ERMANNO 
Si cela in quelle mura 
Il ben che tanto adoro, 
Che per fatal sventura 
I voti miei non sa. 
Facciamo il segno usato, 
(fa un fischio) 
Vediam se v'è Frontino; 
Se può del mio destino 
Calmar la crudeltà. 
 
FRONTINO 
Foste davver sollecito 
Più di quel ch'io credea. 
 
ROSALIA 
Del gallo il tien più vigile 
Quell'amorosa idea. 
 
ROSALIA e FRONTINO 
D'un'altra Dulcinea 
È degno un tanto ardor. 
 
ERMANNO 
Lasciam le digressioni, 
Parliam di ciò che importa. 
(Accennando la porta del castello) 
Si passa quella porta? 
 
ROSALIA e FRONTINO 
Si passa, sì signor. 
 
ERMANNO  
Vedrò l'amato bene? 
 
ROSALIA 
Vedrete oh, sì, vedrete. 
Con lei parl... 
 
FRONTINO  
Parlerete. 
 
ERMANNO  
Accanto... 
 
ROSALIA  
Il giorno intero. 
 
ERMANNO 
Ah! che non credo vero 
Il mio contento ancor! 
 
ROSALIA e FRONTINO 
Progressi io ben lo spero 
Farete nel suo cor. 
(Vedendo uscir de' villani dal castello si ritirano). 
 
CORO 
Allegri, o compagnoni, 
Il nostro padronissimo 
Padrone de' padroni 
 
Levossi e vien di qua. 
(Affollandosi intorno a Gamberotto) 
Illustre... no... illustrissimo, 
Buon giorno e sanità. 
 
GAMBEROTTO 
Mentre stavo a testa ritta 
Riposato sul sofà, 
Osservando la soffitta, 
Numerando i travicelli, 
Certi insetti mattarelli 
Senza usar con me rispetto 
Mi hanno rotto il conto retto, 
Che imperfetto restò là. 
Queste bestie irrazionali 
Far non soglion distinzione. 
Un villano, un re, un barone 
O sia in alto o in basso posto 
È per forza sottoposto 
Alla lor bestialità. 
 
CORO 
Se ne faccia un bell'arrosto, 
E di lor si sbrigherà. 
 
FRONTINO 
(avanzandosi con Rosalia ed Ermanno) 
Che gran testa! che parole! 
 
ROSALIA  
Che saper profondo e raro! 
 
GAMBEROTTO 
Se in tal punto non imparo 
Quando mai dovrò imparar? 
 
TUTTI col CORO 
Viva, viva, padron caro, 
È un portento in verità. 
 
GAMBEROTTO  
(ad Ermanno) Chi siete lei? 
 
FRONTINO 
Quella persona... 
 
GAMBEROTTO  
Che ai cenni miei... 
 
FRONTINO 
Per la padrona... 
 
FRONTINO  
Da precettore... 
 
GAMBEROTTO 
Da precettore? 
(esamina Ermanno) 
Bravo! ho capito. Atto mi par. 
 
ERMANNO 
Se mi destina a un tanto onore 
Saprò la scelta giustificar. 
 
GAMBEROTTO 
Se mi giustifica con la giustizia 
Saprò i suoi meriti giustiziar. 
 
ROSALIA, FRONTINO ed ERMANNO 
Bel giorno è questo! più lieta aurora 
Non vidi ancora per lui/me spuntar. 
 
GAMBEROTTO 
Bel giorno è questo di maraviglia: 
Vedrò mia figlia filosofar. 
 
CORO 
Come dai villici si piantan cavoli 
Le scienze piantansi così in città. 
Perciò germogliar scoperte nuove, 
Che il terren bagnasi si sa se piove, 
Si sa distinguere l'uomo dalla femmina, 
E tante simili curiosità. 
(I villani partono). 
 
GAMBEROTTO 
(ad Ermanno) 
Nei tempi in cui la zappa io maneggiava 
Non si filosofava; oggi che a forza 
Di sudori e di calli 
Un signor diventai, giacché nell'alto 
Rango di cui sono salito 
Impera il filosofico prurito, 
Vo' che alla figlia mia 
Voi insegnate la filosofia. 
 
ERMANNO  
Farò quel che potrò. 
 
GAMBEROTTO 
Frontino poi, 
Ch'è un bravo cuoco e un servitor migliore, 
Avendovi proposto per maestro, 
Io me ne fido alle parole sue 
Mentre il naso ch'egli ha non è di bue. 
 
ERMANNO 
Signor, troppa bontà: se il genio incontro 
Della gentil sua figlia 
I voti miei saranno 
Appagati abbastanza. 
 
GAMBEROTTO 
Per appagarla avete che ne avanza. 
Tagli svelta, colore, occhio vivace, 
Forte in gambe, robusto. 
Un filosofo tal le darà gusto. 
(Parte). 
 
Scena seconda  
Ermanno. Frontino e Rosalia. 
 
FRONTINO 
Il colpo è fatto; ad 
Ernestina adesso 
Ei vi presenterà. 
Di compir l'opra 
Sono tanto desioso, 
Che, giuro al ciel, voi le sarete sposo. 
 
ERMANNO 
A voi m'affido. Il povero mio stato 
Era ostacol sì grande al compimento 
Del desiderio mio, 
Che senza voi che mi potea far io? 
 
ROSALIA 
L'attacco incominciando, i nostri sforzi 
Diriger noi dobbiam contro il futuro 
Sposo alla signorina destinato. 
 
ERMANNO  
Chi è costui? 
 
FRONTINO 
Un certo Buralicchio, 
Il cui merto consiste 
Nell'esser ricco. 
 
ERMANNO  
E ti par poco? 
 
FRONTINO 
Ebbene 
Sia pure un Dario, un Creso, 
Distor mai non potrà quanto ho intrapreso. 
(Entrando nel castello). 
 
Scena terza
 
Buralicchio. 
 
BURALICCHIO 
Occhietti miei vezzosi 
Che state a lampeggiar 
Lasciate ch'io riposi 
Lo spesso scintillar. 
Perché da quel fulgore, 
Che avvampa, accende e scotta 
Può nascere una botta 
Al sesso assai fatal. 
Si accende la bellina, 
Si scalda ancor la brutta. 
Questa un sospiro erutta, 
Quella di là trabocca; 
Chi stringesi la bocca, 
Il naso chi si tura, 
Perché per sua natura 
Il foco è assai bestial. 
Calmate, eterni Dei, 
Un simil magnetismo, 
O in tanto fanatismo 
Porgete ai voti miei 
La flemma che vorrei 
Per tutte contentar. 
Ch'io sia bello convengono 
Tutti i scrittori greci, e ormai la fama 
Vola da Trabisonda a Casalicchio 
Della rara beltà di Buralicchio. 
Se la sposa mi regge al primo lampo 
La vita è assicurata; in caso opposto 
Per non veder penarla 
Vedovo resterò prima di sposarla. 
 
Scena quarta 
Gamberotto e detto. 
 
GAMBEROTTO 
Ah vieni al mio seno 
Amato mio genero. 
Un osculo tenero 
Deh prendi da me. 
 
BURALICCHIO 
Ah padre! mi stringi, 
Di amplessi mi cingi. 
Dividi quei stimoli 
Che sono per te. 
 
GAMBEROTTO 
(piangendo) Ahi! ahi! che già gocciolo... 
 
BURALICCHIO 
(imitandolo) Ahi! ahi! che già verso... 
 
GAMBEROTTO e BURALICCHIO 
Di gioia in un pelago 
Mi trovo già immerso. 
Protegga la sorte 
Sì tenera fé. 
 
BURALICCHIO 
Che fa la cara sposa, 
Ernestina che fa? 
 
GAMBEROTTO  
È piena... 
 
BURALICCHIO  
Piena? 
 
GAMBEROTTO 
Di contentezza, già vedendo giunto 
Quel per le donne interessante punto. 
 
BURALICCHIO 
Benché non la conosca in materiale 
In astratto però mi son ben note 
Tutte le sue qualità corporee, 
E preparata ho già per lei la nicchia, 
Papà caro, in quest'alma buralicchia. 
 
GAMBEROTTO  
Parli molto purgato. 
 
BURALICCHIO 
Eh? noi signori 
Che l'intelletto abbiam di dotte tempre 
Pria di parlare ci purghiamo sempre. 
 
GAMBEROTTO 
Ancor io qualche volta 
Tento purgarmi; ma malgrado i miei 
Sforzi spropositati ho sempre in corpo 
Il sugo della zappa 
Che succhiai col succhiare della pappa. 
 
BURALICCHIO 
Bastino ormai le disertazioni. 
Veniamo a quel che importa: a lei vorrei 
Presentarmi, o Marchese Gamberotto. 
 
GAMBEROTTO 
T'insinuerò. Vedrai nel suo bel fisico 
Tanta vaghezza, tanta leggiadria, 
Ch'io credo a stento che sia figlia mia. 
(Partono). 
 
Magnifica libreria. 
 
Scena quinta 
Ernestina appoggiata ad un tavolino, 
meditando sopra vari libri, che andrà 
osservando, or l'uno or l'altro, con una 
lorgnette; vari letterati, che osservano e 
sottovoce diranno il seguente. 
 
CORO 
Oh come tacita - Osserva e medita! 
Calmò il mercurio - Che in sé nasconde! 
Non ci risponde - Che mai sarà? 
 
ERNESTINA 
(alzandosi) 
Nel core un vuoto io provo 
Che non so dir cos'è: 
Mi veggo, e mi ritrovo 
Mancarmi un non so che. 
Colleghi miei dottissimi, 
Trista son io: perché? 
 
CORO 
Se trista adesso sei 
Trista poi non sarai: 
Col tempo troverai 
Chi ti consolerà. 
 
ERNESTINA 
Talor serpeggia celere il sangue nelle vene; 
Talor mi sento accendere 
D'un vivo ardore, oimè! 
Né so di certe pene 
Trovar la causa in me. 
 
CORO 
Il punto è metafisico 
Del vuoto che ti senti; 
Vedrassi fra momenti, 
Ma adesso non si può. 
Di quell'ardor... 
 
ERNESTINA 
Tacete: 
Ben io ve lo dirò. 
Ah! che la colpa è amore 
Che fa penar quest'anima 
Che delirar mi fa! 
 
CORO 
Che donna! che mercurio! 
Che gran sagacità. 
 
ERNESTINA 
Miei letterati, figli di Mercurio, 
Voi che siete il collegio 
D'ogni maravigliosa maraviglia, 
Puntellate vi prego 
La mia filosofia convalescente, 
Leggete voi per me. Da questi autori 
Raccogliete i rimedi per curarla, 
Pensate voi come ricuperarla. 
Ariosto, il Lasca, il Rosa, ed altri libri 
Morali, che compongono 
La biblioteca mia 
Tentano in van tormi l'ippocondria. 
 
CORO 
Andrem, vedrem, faremo, 
Il tutto scopriremo, 
E al nostro microscopio 
Natura si offrirà. 
(Partono i letterati). 
 
Scena sesta 
Gamberotto ed Ernestina. 
 
GAMBEROTTO  
Figlia. 
 
ERNESTINA  
Mio generante! 
 
GAMBEROTTO 
Aspettan fermi due soggetti lì fuori i cenni tuoi. 
Di' se ti par, se farli entrar tu vuoi. 
 
ERNESTINA  
Chi son questi Enti? 
 
GAMBEROTTO 
L'uno 
È di filosofia bravo maestro 
Che ho affittato a dieci paoli al mese. 
L'altro... oh poi l'altro... è un più grazioso arnese. 
 
ERNESTINA 
Un arnese grazioso? Chi sarà mai? 
 
GAMBEROTTO 
Crepa di gioia: è il sposo. 
 
ERNESTINA 
Oddio! in quai momenti! 
La mia toelette è disorganizzata! 
Non sono accinta. 
 
GAMBEROTTO 
Accinta, oppur succinta 
È tutt'uno. Preparati 
Che ad introdurgli io vado, o figlia amata. 
 
ERNESTINA  
Li ricevo seduta o sollevata? 
 
GAMBEROTTO 
Purché tu li riceva tutti e due 
Fa' pur come tu vuoi: hai tal talento 
Da poter star a fronte a un reggimento. 
(Parte). 
 
ERNESTINA 
Ah celibe Minerva! immergi in questo 
Istante interessante 
Il vergineo pudor nel mio sembiante. 
 
Scena settima 
Gamberotto, che introduce Buralicchio ed 
Ermanno, e detta. 
 
GAMBEROTTO 
Ti presento a un tempo istesso 
Due mortali, o prole onusta; 
Apri un po' la bocca angusta 
Allo sposo e al precettor. 
 
ERNESTINA 
(osservando Ermanno) 
Nuovo Plato io già ravviso 
In quel volto oltramontano 
(a Buralicchio) 
E Imeneo col cerco in mano 
Veggo in te mio dolce amor. 
 
ERMANNO 
(a Ernestina) 
Presso a voi di sasso resta 
Sbalordito un professor! 
 
BURALICCHIO 
(piano a Gamberotto) 
(Resto oimè di carta pesta), 
Di parlar non ho valor!) 
 
GAMBEROTTO 
(Di' con me, che dici bene.) 
(Insinuandogli sottovoce il complimento). 
Non ha il prato tante rape... 
 

BURALICCHIO 
Come rape? non ci rape... 
 
GAMBEROTTO 
Non ha l'orto tante zucche... 
 
BURALICCHIO 
Non vi son tante parrucche... 
 
GAMBEROTTO 
Non ha il campo tante fave... 
 
ERNESTINA 
Oh che frasi belle e brave! 
 
ERMANNO 
(Quasi quasi io riderei.) 
 
GAMBEROTTO e BURALICCHIO 
Quanti son gli ossequi miei 
Che ossequioso ossequio a te. 
 
ERMANNO 
(Nel mirar quel volto oh Dei, 
Palpitando io resto oimè!) 
 
ERNESTINA 
(pavoneggiandosi) 
(Gli han colpiti i vezzi miei 
Qual trionfo, o ciel, per me!) 
 
ERNESTINA 
Via su depongasi - L'alta etichetta. 
Presto mi dicano - Così alla schietta 
Che cosa ammirano - Di grande in me? 
 
ERMANNO 
Quell'occhio tenero. 
 
BURALICCHIO 
Quel ciglio morbido. 
 
GAMBEROTTO 
Quel volto argenteo - Come ha papà. 
 
ERNESTINA 
Ed io che economa - Non fui giammai 
Saprovvi rendere - Contesti assai. 
Contesti o contenti ? 
(Ad Ermanno) 
Tu avrai il mio spirito 
(A Buralicchio) 
Tu la materia 
Che contentissimi 
Vi renderà. 
 
GAMBEROTTO, ERMANNO e 
BURALICCHIO 
Che profondissima - Profondità! 
 
ERNESTINA 
Io sarò il fiore - L'api sarete. 
 
ERMANNO 
Al vago odore - Ci aggireremo. 
 
BURALICCHIO 
Vi succhieremo - Come che va. 
 
ERNESTINA, GAMBEROTTO, ERMANNO 
e BURALICCHIO 
Per la gioia in me destando 
Gran tumulto in me si va. 
Sento il cor che va balzando 
Per la troppa ilarità. 
Agitata/to dal timore 
Più non sono in tal momento 
Sol le voci del contento 
In me sento a rimbombar. 
(Gamberotto parte). 
 
ERNESTINA 
Le macchine corporee 
In linea curva adattino 
Su due comodità. 
 
BURALICCHIO 
Come? 
 
ERNESTINA 
Due sedie 
Secondo il basso volgo. 
(Seggono). 
Aspettan questi 
Albori lavorati 
Da voi l'onore di essere ammaccati. 
 
BURALICCHIO 
Bella lingua! 
 
ERNESTINA 
I miei voti 
Son contenti una volta: i vacillanti 
Passi che di Sofia 
Sull'imbattuta via guidar volevo 
Trovo alfin chi dirige, e l'incertezza 
Ormai non mi scombussola 
Trovando un uom che regola la bussola. 
 
BURALICCHIO 
Oh sì, lo troverete, cara mia. 
 
ERNESTINA 
Tacete, o uom senza filosofia. 
 
ERMANNO 
Questo alpestre sentiero 
Non farò che spianar, se a quel ch'io scorgo 
Il varco è a lei già aperto, 
Che alla vetta conduce un uom di merto. 
 
ERNESTINA 
Della vaga Eloisa, il di cui nome 
Celebre è tanto nella storia gallica... 
 
BURALICCHIO 
(Qui si pa rla di gallico!) 
 
ERNESTINA 
Io seguirò l'esempio 
Sebben con passo tardo. 
 
ERMANNO 
Ed io seguirò quel d'Abelardo. 
 
ERNESTINA 
E qual malva salubre... 
 
BURALICCHIO 
(Anche la malva? 
Che pasticcio è mai questo?) 
 
ERNESTINA 
I dogmi vostri 
M'inaffieranno in guisa tal lo spinto 
Che degna allor sarò d'alloro e mirto. 
 
ERMANNO 
Oh cara! qual portento! 
(Baciandole la mano con ardore). 
Oddio! non reggo più. (Trattienti o core.) 
 

ERNESTINA 
(baciando la mano ad Ermanno) 
Degna sarò d'un tanto precettore. 
 
BURALICCHIO 
A che gioco si gioca, il mio signore? 
Mi par, per quanto io sento, 
Che già sorta dal suo dipartimento. 
Egli vendemmia, ed io 
Qui raccolgo i granelli. 
 
ERNESTINA 
Io feci il patto 
Di darvi la metà della mia macchina. 
 
BURALICCHIO 
Che metà? Gamberotto mi promise 
Che mi ti dava tutta. 
 
ERNESTINA 
Alma venale! 
Non ti dissi che all'uno 
Lo spirito concedeva, 
E all'altro la materia? 
 
BURALICCHIO 
La materia 
Mi par che goda lui, e non già io, 
Che son digiuno del maestro a fronte. 
D'aria non vivo qual camaleonte. 
 
Scena ottava 
Gamberotto, Frontino, Rosalia e detti. 
 
FRONTINO  
Che fu? 
 
GAMBEROTTO 
Cos'è quel chiasso? 
Che il timpano mi rompe dell'auricole? 
 
BURALICCHIO 
Fu che colui... costei... ove son giunto! 
Parlar vorrei... non so... che brutto punto! 
 
GAMBEROTTO 
Parla, favella, e poi 
Vedrò da' detti tuoi il torto da chi sta. 
 
BURALICCHIO  
Questa... 
 
GAMBEROTTO 
É la nostra figlia 
La nona meraviglia, 
Che fe' madre natura, 
Di peso e di misura 
E di ampia qualità. 
Si sa, si sa, si sa. 
 
BURALICCHIO  
Quello... 
 
GAMBEROTTO 
Egli è valente in lettere 
E il bianco in men d'un atomo 
Dal nero sa distinguere, 
E il maschio dalla femmina 
Senza difficoltà. 
Si sa, si sa, si sa. 
 
BURALICCHIO  
Ma io... 
 
GAMBEROTTO 
Tu sei quell'albero 
D'onde germoglieranno 
Per forza matematica 
Sei germi in men d'un anno 
Con gran felicità. 
Si sa, si sa, si sa. 
 
BURALICCHIO 
Papà, siete una bestia. 
Si sa, si sa, si sa. 
 
ERNESTINA 
Egli m'offende o stelle! 
Per certe bagatelle. 
 
GAMBEROTTO 
Talpa in mortale ammanto, 
Uom senza testa in testa, 
La nostra figlia è questa. 
Freno ai sospetti da'; 
O al fulminar del brando, 
Di Brandimarte e Orlando 
Vedrai balzarmi in campo 
Col Mongibello in mano, 
E qual Enea Troiano 
Il mare incenerir. 
(Partono Ernestina, Gamberotto e 
Buralicchio). 
 
Scena nona
 
Frontino e Rosalia. 
 
ROSALIA 
Non vorrei che tradito 
Ermanno già si fosse. 
 
FRONTINO 
Eh così sciocco 
Crederlo non potrei... 
Che così presto?... 
Oh via, non è possibile. 
 
ROSALIA 
L'amore 
Fa scordar la prudenza, qualche volta. 
Che siasi già scoperto alla padrona? 
 
FRONTINO 
Mi dispiacerebbe assai; farìa sbagliare 
Un gran colpo in mia fé; mi toglierebbe 
La via di dimostrarle 
La mia riconoscenza a tanto bene, 
Che dalla sua famiglia ho ricevuto. 
 
ROSALIA 
Forse, chi sa? non si sarà perduto. 
 
FRONTINO 
Figlio d'un negoziante ch'è fallito, 
Le circostanze sue sono ben critiche; 
E il matrimonio colla padroncina 
Sarebbe ai mali suoi gran medicina. 
 
ROSALIA 
Dagli un po' di lezion, che si contenga 
Con prudenza e ritegno; 
Altrimenti se sbagliasi l'affare 
Mal per lui, mal per noi può diventare. 
Quel furbarel d'amore 
Se noi celiam nel petto, 
A nostro gran dispetto 
Vuol sempre venir su. 
Nei labbri ora si affaccia 
Talor negli occhi appare, 
Rossor se lo discaccia, 
Sen va, ma suol tornare, 
E tenta mille vie 
Per farsi palesar. 
Ditelo, o donne mie, 
Se è vero il mio parlar. 
(Partono). 
 
Scena decima 
Ernestina ed Ermanno. 
 
ERNESTINA 
Che ne dite, maestro un sì gran torto 
Può Ernestina soffrir? Crudele! io l'amo... 
 
ERMANNO 
L'amate? 
 
ERNESTINA 
Almen lo credo. 
Subito che dev'essere il mio sposo, 
Vuol l'etichetta ch'io l'adori almeno 
Per mezza settimana; 
Questo almeno è il buon tuon che è in uso adesso. 
 
ERMANNO 
Di darvi una lezion mi sia concesso. 
E potreste felice, 
Scorsa la settimana, 
Viver con un che non v'ha tocco il core? 
 
ERNESTINA 
E perché no, garbato precettore? 
In Sparta era proscritto 
Un affetto eccedente un giorno intero: 
Abolì il gran Licurgo di Strasburgo, 
Che nacque in Brandeburgo O Pietroburgo, 
Questa molle passione, e concentrando 
Tutti gli amori in quelli della patria 
Volle a lei sol soggetti 
Di madri, spose e figlie i vari affetti. 
 
ERMANNO 
(Quali massime, oh Dei!) ed il cor vostro 
Con il labbro si accorda? Ed il bisogno 
Ei non sente d'amar? 
 
ERNESTINA 
Per dirvi il vero 
Sento qualche bisogno ancora io, 
Ma sottopor conviene il genio mio. 
 
ERMANNO 
Come a dir? 
 
ERNESTINA 
L'interesse 
Dettò a mio padre un simil matrimonio. 
 
ERMANNO 
E voi per l'interesse 
Non badate se possa questo sposo 
Rendervi o no contenta? 
 
ERNESTINA 
Il vostro, o caro 
Ragionamento è scaltro; 
Ma a farmi tal potrei trovar un altro? 
 
ERMANNO 
Sì trovar potete un altro 
Di quel cor più degno assai, 
Che vicino a quei bei rai 
Sol d'amor sospirerà. 
 
ERNESTINA 
Se una speme così cara 
Voi destate nel mio seno, 
Per pietà mi dite almeno 
Questo oggetto chi sarà. 
 
ERMANNO 
(con foco) Nominarlo, oddio! non lice. 
Troppo ei nacque oimè! infelice. 
 
ERNESTINA 
(fissandolo) 
Infelice non è mai 
Chi interesse può inspirar. 
 
ERNESTINA ed ERMANNO 
(Ah! quegl'occhi han detto assai 
Per poterne dubitar.) 
 
ERNESTINA  
Seguite... 
 
ERMANNO  
Ah, no, non posso 
 
ERNESTINA 
Vada il ritegno in bando. 
Lo prego, lo comando, 
(con tenerezza) 
Parlate per pietà. 
 
ERMANNO 
(inginocchiandosi) 
Quell'infelice io sono 
Che chiede a voi perdono 
Di sua temerità. 
 
ERNESTINA  
Chi? tu?... 
 
ERMANNO  
Son io 
 
ERNESTINA  
Che sento! 
 
ERMANNO  
Potrei 
 
ERNESTINA  
Che ardire! 
 
ERMANNO  
Oh Dei! 
 
ERNESTINA 
(con passione) 
Fuggi dagl'occhi miei 
Fuggi per carità. 
 
ERNESTINA ed ERMANNO 
(Oddio! di nuovo palpito 
Qual moto è questo insolito!) 
 
ERNESTINA 
(Se non è questo amore 
Che cosa mai sarà!) 
 
ERMANNO 
(Per te rinasca amore 
La mia felicità.) 
(Partono). 
 
Scena undicesima  
Gamberotto, Buralicchio, indi Ernestina. 
 
GAMBEROTTO 
No, signor Buralicchio, il nostro germe 
No, che non è capace d'intaccare 
Di mia stirpe il decoro, 
Che ebbe sindaci sette in concistoro. 
 
BURALICCHIO  
Ma le prove... 
 
GAMBEROTTO  
Quali prove? 
 
BURALICCHIO 
Ho qui disposta 
Ragionata querela. 
 
GAMBEROTTO 
Ebben: ti voglio 
Legalmente legar. 
Sia questo il buco. 
(Siede con gravità). 
 
BURALICCHIO  
Che buco? 
 
GAMBEROTTO 
Oh talpa! Il foro 
Dove esaminerò gli appelli tuoi 
Per formalmente giustiziarti poi. 
 
ERNESTINA  
Mio genitor... 
 
GAMBEROTTO 
Olà, sta' zitta, e taci, 
Finché di tua innocenza 
Non è la prova appien giustificata 
Da un dubbio genitor sei scapolata. 
 
ERNESTINA 
Sassificata, o genitore, io resto 
Da tal linguaggio, il quale 
Offende poi la candidezza mia. 
 
GAMBEROTTO 
Che prove adduci di tua biancheria? 
 
BURALICCHIO 
È biancheria apparente, ma in sostanza 
Chi sa che vi è mai sotto; 
Giustiziatemi voi, Ser Gamberotto. 
 
ERNESTINA 
(con caricata gravità) 
D'umor geloso egli impastata ha l'alma 
Che traversando per le fibre e arterie 
Produce nell'occipite 
Della sua fantasia 
Una talquale fantasmagoria; 
Quindi di veder crede 
Ciò che creder non deve, e ammalgamando 
I spirti sparsi al nervo, 
Che ottico si appella, 
Un topo gli rassembra una vitella. 
Potreste, o padre, esser così protervo 
Contro di me per vaneggiar d'un nervo? 
 
GAMBEROTTO 
Non più figlia, non più, che tu m'imbalsami. 
(A Buralicchio, indicando Ernestina) 
Vedi, vedi che pezzo filosofico 
Ardisci d'insultare? 
(obbligandolo ad inginocchiarsi) 
Buttati, su, in ginocchio 
Avanti a lei, o che ti cavo un occhio 
 
BURALICCHIO  
Ma io... 
 
GAMBEROTTO 
Così, così. Di' quel che dico, 
Bestia più che marito. 
 
ERNESTINA 
Il gran trionfo mio ecco compito 
 
GAMBEROTTO 
(Buralicchio ripeterà tutto ciò 
che dirà Gamberotto) 
Volgi le amabili 
Pupille elastiche 
A quella bestia 
Senza giudizio 
Figliuola equivoca 
D'un semideo 
D'un forte Acheo 
Di nostra età. 
 
ERNESTINA 
(dando un piede a Buralicchio) 
Di mia clemenza 
ccoti un pegno 
Benché non degno - Sei di pietà. 
 
GAMBEROTTO  
Bacialo, annasalo. 
 

BURALICCHIO  
Che odore io sento! 
 
GAMBEROTTO 
Fra poco attento 
Più in là si va 
Finché alla mano 
Si arriverà. 
 
BURALICCHIO 
Che strano evento 
Che caso strano! 
La mano dunque 
Per carità. 
 
GAMBEROTTO 
Ah figlia, dagliela Senti a papà. 
 
ERNESTINA 
Ecco la destra 
Di pace in segno 
Ritorna degno 
Del mio perdono 
E un tanto dono 
Sappi prezzar. 
 
GAMBEROTTO  
Ah caro genero! 
 
BURALICCHIO  
Ah mio mercurio! 
 
ERNESTINA, GAMBEROTTO e BURALICCHIO 
Mi brilla l'anima - Per il contento 
Non so resistere - Al movimento 
Che tutta/to m'agita - Mi fa saltar. 
(Partono abbracciati). 
 
Scena dodicesima  
Ermanno, Frontino, Rosalia, poi Ernestina. 
 
ERMANNO 
(osservando di dietro è trattenuto da Frontino) 
Che vedo, oh stelle! - 
 
FRONTINO 
Son bagattelle. 
 
ERMANNO 
Non so reprimere - La gelosia 
Che l'alma mia - Struggendo va. 
 
ROSALIA e FRONTINO 
Zitto, giudizio Per carità. 
 
ERMANNO 
Qual freddo tremito- Tutto m'assale! 
Ah! mi vien male - Non reggo più. 
(Siede svenuto). 
 
ROSALIA e FRONTINO 
È vero, è vero Ma quanto prima 
Finirla io spero, 
E tali scene - Non vedrò più. 
 
ERMANNO  
Infelice il mio destino! 
 
ERNESTINA 
(stando indietro per non es sere veduta) 
Ei m'adora poverino! 
 
ROSALIA e FRONTINO 
(fingendo di non veder Ernestina) 
Questo spirito odoroso 
Vi darà conforto e lena. 
 
ERMANNO 
Io mi reggo appena appena; 
(fingendo di volersi ammazzare) 
Mala vita a me non cale 
Sol la morte un tanto male 
Di fermare avràa il poter. 
 
ROSALIA e FRONTINO  
Gente aiuto! 
 
ERMANNO  
Mi lasciate. 
 
ROSALIA e FRONTINO  
Ah soccorso! 
 
ERMANNO  
Non sperate. 
 
ERNESTINA 
Che si tenta? Fermo là. 
Del disperato eccesso 
Tanto trasporto frena, 
Deh non accrescer pena 
Al mio dolente cor. 
(Prende per mano con tenerezza Ermanno, 
che bacia quella di Ernestina). 
 
Scena tredicesima  
Buralicchio che sorprende li suddetti, 
Gamberotto e coro. 
 
BURALICCHIO 
Alme infide! or vuo' finirla. 
 
GAMBEROTTO 
(ad Ermanno) 
Se ne vada quel signore 
Parta tosto via di qua. 
 
ERMANNO  
Perché mai? 
 
GAMBEROTTO  
Sen vada via 
 
BURALICCHIO  
Bricconaccio! 
 
ERNESTINA  
Qual furore 
 
ROSALIA  
Padron caro... 
 
GAMBEROTTO 
Non v'ascolto 
Così voglio: ei partirà. 
 
CORO 
Una falange rapida 
Di militar vien qua. 
 
ERNESTINA ed ERMANNO 
(a Gamberotto e Buralicchio) 
Deh frenate quello sdegno. 
 
ROSALIA e FRONTINO  
Via fermate. 
 
GAMBEROTTO  
Carognaccia? 
 
BURALICCHIO 
Do di piglio ora a un bastone, 
E v'aggiusto come va. 
 
ERMANNO  
(a Gamberotto) Riflettete... 
 
ERNESTINA  
(a Buralicchio) Ma sentite. 
 
GAMBEROTTO  
Marcia via. 
 
BURALICCHIO  
Non ascolto. 
 
GAMBEROTTO  
Or l'ammazzo in verità. 
 
ERNESTINA, ROSALIA, ERMANNO e 
FRONTINO 
Deh fermate per pietà. 
 
TUTTI 
Alto! alto! qui il tamburo, 
E la guardia s'avvicina; 
Se ci trova, una rovina 
Un scompiglio nascer può. 
 
 
 
Atto I 
Atto II

 
ATTO SECONDO

Camera. 
 
Scena prima
 
Frontino e contadini. 
 
CORO 
Perché sossopra - Diteci un po' 
Nel bel dell'opra - L'affare andò. 
Lo sposo strepita - La signorina 
Minaccia e fulmina - Rumor; rovina. 
Se il matrimonio - Così principia 
Chi sa qual termine - Aver potrà? 
 
FRONTINO 
Carini miei - La gelosia 
Per simpatia - Fa così fa. 
 
CORO 
Eppur dicevano - Tal malattia 
Ch'ebbe l'esilio - Dalla città. 
 
FRONTINO 
Vero verissimo - Ma qualche volta 
La gente stolta - Sorprender sa. 
 
CORO 
Dice benissimo. - Ci ha presto sciolta 
La nostra solita - Curiosità. 
(Partono i contadini). 
 
Scena seconda 
Rosalia e Frontino. 
 
FRONTINO 
Il progetto eseguiscasi, 
Che meditando sto 
 
ROSALIA 
Frontino? Ebbene, 
Che si pensa? Il padrone 
Scacciò di casa Ermanno, 
Il tuo raccomandato; e te ne stai 
Qui colle mani in tasca, e nulla fai? 
 
FRONTINO 
Queste contrarietà metton più al punto 
La nostra abilità: vedrai fra poco 
Rompersi il matrimonio, 
Partir lo sposo, ed altre cose belle. 
 
 
ROSALIA 
Capace sei di tante bagattelle? 
 
FRONTINO 
Vedi qui questa lettera? 
(cavandola di tasca) 
Questa tutto farà. 
 
ROSALIA 
Come? curiosa 
Sono un po' di saper codesta cosa. 
 
FRONTINO  
No: la vedrai col fatto. 
 
ROSALIA 
Negar non so che tu non sia gran matto. 
 
FRONTINO 
Vedrai fra poco nascere 
Scompigli e precipizi; 
Vedrai se questa lettera 
Lo sposo partir fa. 
V'è dentro un certo equivoco, 
Un certo che di magico, 
Che può produr nell'animo 
D'un uom piuttosto semplice 
Un dubbio che incredibile 
Per tutti ognor sarà. 
(Vedendo a venir Buralicchio). 
Ei vien da quella parte: eccoci, il fosso 
Si cominci a scavar. Vedrai l'effetto 
Se fia nuovo e stupendo. 
(Getta in terra la lettera). 
 
ROSALIA 
Che diamine ingarbugli non comprendo. 
(Rosalia parte, e Frontino si mette in 
disparte dietro una porta). 
 
Scena terza 
Buralicchio e Frontino da parte. 
 
BURALICCHIO 
Oh! posso dire alfine 
Che ho una moglie intera al mio comando 
Il cacciar via di casa quel maestro 
Era una cosa troppo necessaria: 
Or la mia proprietà sarà plenaria. 
Ma una lettera è qui... 
(avvedendosi della lettera la prende) 
Sarà cascata 
A qualcuno di casa. 
 
FRONTINO 
(correndo affannato) 
Oimè!... Oimè!... Signore, 
Dite: avreste trovata 
Per avventura in terra qualche lettera? 
 
BURALICCHIO 
Perché stai sì convulso? eccola. 
 
FRONTINO 
Oh stelle! 
Datela per pieta... racchiuder deve 
Un affar d'importanza. 
 
BURALICCHIO 
Che cosa è mai? mi metti in convulsione. 
L'aprirò, cospettone. 
 
FRONTINO 
Ah no, non fate 
È diretta al padron. 
 
BURALICCHIO 
Cosa m'importa. 
Fra suocero e fra genero 
Non vi sono segreti. 
 
FRONTINO 
Tutto è scoperto. 
 
BURALICCHIO 
Cosa? 
(leggendo) 
"Amico gambero..." 
 
FRONTINO 
Gamberotto dirà. 
 
BURALICCHIO 
"Giunge in coteste 
Parti di minotauri... " 
 
FRONTINO 
Di militari 
 
BURALICCHIO 
"Una colonna nobile..." 
 
FRONTINO 
Mobile. 
 
BURALICCHIO 
"Per sorprender qualunque sia deserto...". 
 
FRONTINO  
Disertore. 
 
BURALICCHIO 
"Ve lo avverto 
Acciò mettiate in salsa...". 
 
FRONTINO  
In salvo. 
 

BURALICCHIO 
"Il vostro caro figlio Ernesto 
Che da donna vestito 
Finor sì bene avete custodito". 
Come? che sento! parla... 
 
FRONTINO  
Ma... 
 
BURALICCHIO 
Su via, 
Di tacer ti prometto. 
 
FRONTINO 
Il mio padrone 
Sapete che in Apruzzo nacque. 
 
BURALICCHIO  
Il so. 
 
FRONTINO 
Ove il fiero costume 
Regnava anticamente 
Di mutilare i teneri bambini 
Per farli poi (oh desiderio strano!) 
Da contralto cantar, o da soprano. 
 
BURALICCHIO  
Avanti. 
 
FRONTINO 
Gamberotto, uom miserabile 
Com'era allora, Ernesto sottopose 
A quella operazione; 
Ma poi pensier cangiò, 
Né più al teatro il figlio destinò. 
 
BURALICCHIO 
Pezzo di birbantaccio! 
Volea darmi per moglie un castrataccio! 
Segui pur. 
 
FRONTINO 
In appresso il fe' soldato. 
Poi, ricco essendo, il fece 
Dal Corpo disertar, e sotto il nome 
D'Ernestina, qual donna 
Lasciò questi i calzon, prese la gonna. 
 
BURALICCHIO 
Voglio mandar il tutto a sacco e fuoco. 
 
FRONTINO 
Ahimè!... ma la promessa 
Che di tacer mi deste? 
 
BURALICCHIO  
Dunque... 
 
FRONTINO 
Parmi 
Che meglio sia d'abbandonarla a un tratto 
E non dir nulla. Ah! resterà di stucco. 
 
BURALICCHIO  
Va' via. 
 
FRONTINO 
(Se l'ha bevuta il mamalucco.) 
(Parte). 
 
BURALICCHIO 
Corpo di Belzebù! se di sposarla 
Avea la voglia pazza 
Facevo in verità la bella razza. 
(Per partire, vede giungere Ernestina). 
 
Scena quarta
 
Ernestina e detto. 
 
BURALICCHIO 
(Eccolo qui l'eunuco.) 
 
ERNESTINA 
Mia metà, ti perdono 
Le scorse offese, e giacché Tito a un tempo 
Ebbe di grande e di clemente il nome 
Ernestina il suo esempio adesso imita: 
Abbia ancor l'età nostra la sua Tita. 
 
BURALICCHIO 
(Ora lo prendo a schiaffi.) 
 
ERNESTINA 
(tenera) 
Ma il ciglio volgi altrove, 
Del mio tenero amor prefissa meta. 
 
BURALICCHIO 
Scusi, quest'oggi voglio far dieta. 
 

ERNESTINA 
Ti accosta qua: vo' darti 
Di mia sincera fé tenero pegno. 
 
BURALICCHIO 
Che darmi puoi, se un pezzo sei di legno? 
 
ERNESTINA 
Ti vo' cantare un'ariettina tenera. 
 
BURALICCHIO 
Per questo poi lo credo, e ci scommetto, 
Puoi cantar al più al più qualche mottetto. 
(Mi burla l'assassino...) 
 
ERNESTINA 
Ed orba ancora 
De’ tuoi vezzi mi fai? 
Caro, t'accosta a me: dimmi, cos'hai? 
Vieni pur, a me t'accosta. 
Qual condotta è questa nuova? 
Darti vuo' novella prova 
Della mia sincerità. 
 
BURALICCHIO 
Più lo guardo, più l'osservo, 
Più l'eunuco in lui ravviso; 
Femminin non è quel viso 
Ha un tantin d'umanità. 
 
ERNESTINA 
Se non vieni verrò io... 
 
BURALICCHIO 
Non s'accosti al fianco mio. 
 
ERNESTINA 
Vorrei dirti: amato bene... 
 
BURALICCHIO 
Deh risparmia tante pene. 
 
ERNESTINA 
Ma perché? Saper si può? 
 
BURALICCHIO 
Il perché... te lo dirò. 
Perché se fossi mia 
Grande saria l'imbroglio: 
Perché pavento un scoglio 
Entrando in alto mar. 
 
ERNESTINA 
Frenetico delirio 
D'un pensator pigmeo 
Che vuol di cicisbeo 
Catone diventar. 
 
BURALICCHIO 
Che pezzo magistrale! 
 
ERNESTINA 
Che pezzo d'animale! 
 
BURALICCHIO 
Mirate che bel viso! 
 
ERNESTINA 
Ecco il pastor d'Anfriso. 
 
BURALICCHIO  
Mi burli? 
 
ERNESTINA  
Mi deridi? 
 
ERNESTINA e BURALICCHIO 
(La bile in sen mi lacera 
Cosa farei non so!) 
 
ERNESTINA 
Se non parti ti scapiglio. 
 
BURALICCHIO 
Se non parti ti scompiglio. 
 
ERNESTINA e BURALICCHIO 
Faccio proprio un parapiglio; 
Su quel grugno ti do un pugno 
E t'aggiusto come va. 
 
Scena quinta  
Buralicchio solo. 
 
BURALICCHIO 
Che briccone! al vederlo 
Sembra proprio una donna tale e quale. 
Ma voglio vendicarmi. 
Corro dal comandante 
Della colonna mobile 
Che qui alloggiato sta, 
E la vo' accomodar come che va. 
Di desertor si tratta. 
Lo condurran fra poco in casa matta. 
(Parte). 
 
Scena sesta 
Ermanno e Gamberotto. 
 
ERMANNO 
Ma signore, il cacciarmi 
Di casa in questa guisa 
Fa troppo disappunto al mio decoro 
E a quel di vostra figlia. 
 
GAMBEROTTO 
Ma da me che volete, se lo sposo 
È per la gelosia tanto geloso? 
Concentratevi seco, e se vi accorda 
Il passaporto, io non mi oppongo un zero. 
 
ERMANNO 
Possibile non è, né io lo spero. 
 
GAMBEROTTO 
Già so che tutto il male 
Consiste in voi nel perder la pensione. 
Via vi vo' contentar: voglio il 
salario Pagarvi d'una settimana intera. 
Ecco due paoli e mezzo, e andate via. 
Dal tono impara il donator qual sia. 
 
ERMANNO 
Questo è un avvilimento. 
 
GAMBEROTTO 
Quando mia figlia poi sarà sposata, 
Se volete rientrar nel mio servizio 
Siete sempre il padrone: 
Pagherovvi tre soldi ogni lezione. 
(Parte). 
 
Scena settima 
Ermanno solo. 
 
ERMANNO 
E mi lascia Così? son disperato! 
La ragion mi vacilla! 
Ecco perduto tutto 
Di tante cure il desiato frutto. 
Restar?... non mi convien. Partir?... mel vieta 
Quell'ardor che mi accende. 
Del mio crudele affanno 
Quando sazio sarai, destro tiranno? 
Sento da mille furie 
Tutta agitarmi l'anima! 
Cosa dovrà risolvere 
Questo mio cor non sa. 
Del mio rival felice 
I giorni troncherei. 
Mala ragion mi dice 
Che colpa, oddio, non ha. 
Qual gel sofr'io, qual palpito! 
Qual veggio orrende larve! 
Come in un tratto sparve 
La mia felicità. 
(Parte). 
 
Scena ottava 
Ernestina e Rosalia escono dalla parte 
opposta a quella per ov'è partito Ermanno, 
indi Ermanno. 
 
ERNESTINA 
Miralo, Rosalia, ei fugge: in volto 
Come si legge la disperazione! 
Fermalo; e lo conduci a me d'appresso. 
 
ROSALIA 
Con tutto il mio piacer la servo adesso. 
(Parte, indi ritorna con Ermanno). 
 
ERNESTINA 
Mi fa pietà! conosco 
De' vezzi miei la forza convulsiva. 
Se Giove mi vedesse 
Quando vado in carrozza in vago arnese, 
Trasformeriasi in un cavallo inglese. 
 
ROSALIA 
(conducendo Ermanno) 
Eccolo il moribondo. 
 
ERNESTINA 
Non fuggir, pargoletto 
Nell'arte di Cupido; ascolta prima 
Quanto puoi, quanto vale 
Il talento muliebre, 
E poi inarca le ciglia e le palpebre. 
 
ERMANNO 
Che mai potete dir? come tranquilla 
Render quest'alma mia? 
 
ERNESTINA 
Adesso. 
(A Rosalia) 
Porta un necessario, e via. 
 
ROSALIA 
Che cos'è il necessario? 
 
ERNESTINA 
Il necessario 
Denota sedia in senso lettarario. 
(Rosalia accosta due sedie). 
 
ROSALIA 
(Mi tratterrò alla porta, 
Se mai viene qualcuno, a far la scorta.) 
(Si ritira). 
 
Scena nona 
Ernestina ed Ermanno seduti, indi 
Gamberotto, Buralicchio e Rosalia da parte, 
e finalmente un Capitano con soldati. 
 
ERNESTINA 
Tu m'ami dunque? 
 
ERMANNO 
E il domandate? 
 
ERNESTINA 
E quale 
Oggetto ha questo amor, bramo sentire. 
 
ERMANNO 
D'essere corrisposto, oppur morire. 
 
ERNESTINA 
Morir? come? non sai, 
Figliuolo di Sofia, che vuol dir morte? 
 
ERMANNO 
Vuol dir finir le pene. 
In altra guisa io nol saprei descrivere. 
 
ERNESTINA 
Sbagli. Morte vuol dir cessar di vivere 
Quanti fogli osservai! 
Quanti volumi sviscerai! sudai, 
Studiai, mi affaticai 
Per superare ogni difficoltà, 
Finché scoprii questa gran verità. 
 
ERMANNO 
Mi deridete forse? 
 
ERNESTINA 
Oibò! non sono 
Letterata grottesca. 
Nacqui d'un altra pasta, 
Son letterata seria, e tanto basta. 
 
ERMANNO 
Dunque che far degg'io? 
 
ERNESTINA 
(con enfasi) 
Scusate, o Muse 
Se contro il voler vostro 
Tutto quel che ho celato ora gli mostro. 
 
Speme soave ah scenda 
In te come un profluvio, 
E immerso in un diluvio 
Di gioia io ti vedrò. 
 
ERMANNO 
Son legge i cenni tuoi, 
Se tu lo vuoi vivrò. 
 
ROSALIA 
Signo... 
(Rosalia entra per avvertire Ernestina 
dell'arrivo di Gamberotto, che giunge 
con Buralicchio, ma Gamberotto le 
tura la bocca, e restano tutti in disparte 
ad osservare). 
 
GAMBEROTTO 
Sta' zitta bestia... 
Come? colui sta qui? 
Ah! razza di pettegola! 
Figlia chi sa di chi! 
 
BURALICCHIO 
Lasciateli, lasciateli 
Facciano il loro comodo, 
Per me son uom pacifico 
Sul gusto di Parì. 
 
ROSALIA 
La cosa si fa seria 
Finisce male il dì. 
 
ERMANNO 
Mi promettete amore? 
 
GAMBEROTTO  
Amore!... 
 
BURALICCHIO  
Poverino! 
 
ERNESTINA 
Consiglierò il mio core. 
 
GAMBEROTTO  
Il core!... 
 
BURALICCHIO  
Va benino. 
 
GAMBEROTTO 
(additando la testa di Buralicchio) 
Che testa è questa o stelle! 
Cornelio egual non l'ha. 
 
BURALICCHIO 
Ma se son bagattelle 
Non me n'importa una. 
 
ERMANNO 
Da quelle luci belle 
Spero felicità. 
 
ERNESTINA 
Le dolci tue favelle 
Mi destano pietà. 
 
ROSALIA 
Parole sono quelle 
Che sospettar fan già. 
 
GAMBEROTTO 
(facendosi avanti) 
Prole d'un padre equivoco 
Nata fra zucche e cavoli, 
I miei mandati ed ordini 
Si seguono così? 
 
ERNESTINA, ROSALIA, ERMANNO, 
GAMBEROTTO e BURALICCHIO 
Qual improvviso fulmine 
Oh Ciel, l'/m'incenerì! 
 
CAPITANO e CORO DI SOLDATI 
(ad Ernestina) 
Per ordine supremo 
Con noi or marcerete. 
Voi prigioniera siete, 
Pensate ad ubbidir. 
 
BURALICCHIO 
(giubilando da sé) 
(L'affare andò benissimo, 
Or non v'è più che dir.) 
 
ERNESTINA 
(al Capitano) 
Come? che insulto è questo? 
Signore, in che mancai? 
 
CORO 
Non più: tutto saprai, 
Per or pensa a venir, 
 
ERNESTINA, ROSALIA, ERMANNO, 
GAMBEROTTO e BURALICCHIO 
Questo colpo inaspettato 
Non poteasi preveder, 
Resta ognuno senza fiato 
E che far non può saper. 
Così ratto qualche volta 
Dalle nubi il fulmin scende, 
E i suoi urti non comprende 
L'atterito passaggier. 
(Partono tutti, ed Ernestina fra i soldati). 
 
Scena decima 
Frontino e Rosalia che ritorna. 
 
FRONTINO 
La padrona in arresto? 
 
ROSALIA  
Sì, in arresto. 
 
FRONTINO 
La sarebbe pur bella 
Che il signor Buralicchio, 
Credendo alla fandonia che inventai, 
L'avesse denunziata! 
Oh questa cosa non l'avrei pensata. 
 

ROSALIA 
Perciò pria d'intraprender qualche affare 
Bisogna preveder le conseguenze 
Che derivar ne possono. 
 
FRONTINO 
Dico che un indovino 
Preveder nol poteva niente affatto. 
 
ROSALIA 
Pensa al rimedio, ora che il male è fatto. 
(Partono). 
 
Scena undicesima 
Buralicchio, poi Gamberotto. 
 
BURALICCHIO 
Oh che bel colpo è questo! in capponara 
Sta chiusa la pollastra; 
Così s'ingrasserà, ma in conclusione 
La credono gallina, ed è un cappone. 
 
GAMBEROTTO 
Fermati, turcimano... e tu permetti 
Che la mia figlia vada 
In arresto, e con tanta indiferenza 
Vedi partir la sposa 
Senza sentirne un'ombra di disgusto? 
 
BURALICCHIO 
La sposa... ah! ah! mi fate 
Ridere più di quel che voi pensate. 
Non sapete che io 
La ripudio, la lascio e la divorzio! 
 
GAMBEROTTO  
Perché? 
 
BURALICCHIO 
Perché di lei 
Non so che cosa farne, padron mio. 
Intendami chi può, che m'intend'io 
 
GAMBEROTTO 
Povera figlia mia! E hai tal coraggio? 
 
BURALICCHIO 
E che vuol che ci faccia? buon viaggio. 
 
GAMBEROTTO  
Ah mascalzon!... 
 
BURALICCHIO 
(Ma che briccon! vedete 
Come la finge bene.) 
 
GAMBEROTTO 
Il mio germoglio. 
Prigione? Astri bricconi 
E lo soffrite? E ancor non fulminate 
Cinque, o sei temporali 
Contro il perfido autor di tanti mali? 
Il mio germe, che di Pallade 
È il più ricco sublimato, 
Soffrirà d'un astro ingrato 
Così fiera crudeltà? 
Numi rei senza coscienza 
Questo oprar sì impertinente 
Caro assai vi costerà! 
Una satira pungente 
La mia figlia vi farà. 
Correrà la China e l'Asia, 
Correrà la Tartara; 
La vezzosa figlia mia 
Metteranno in libertà. 
(Buralicchio sbuffa dalle risa). 
No, non rider mascalzone 
Che per te sta riserbata 
La più barbara sassata 
Della mia paternità. (Parte). 
 
BURALICCHIO 
Se io non fossi certo 
Della certezza di questo accidente 
Crederia alle sue ciarle certamente. 
(Parte). 
 
Antica prigione con finestroni altissimi, da' 
quali riceve lume. 
 
Scena dodicesima 
Ernestina, indi Ermanno. 
 
ERNESTINA 
In sì funesto e tenebroso loco 
Sola rinchiusa, e senza libri, oddìo! 
Cosa farò? Mi lasci 
Protettrice Minerva in questo stato... 
Saper potessi almen che ho mancato! 
 
ERMANNO 
(dall'alto di un finestrone, dal quale scende 
coll'aiuto di una fune, avendo sotto il braccio 
un involto di panni) 
Ernestina? Ernestina? 
 
ERNESTINA 
Tu qui? come potesti? 
 
ERMANNO 
Tutto può amor. 
(Consegnando ad Ernestina l'involto). 
Raccogli queste vesti. 
Furtivo mi introdussi 
Nella oscura prigion. 
 
ERNESTINA 
Ah! dal contento, 
Amico, io quasi manco in tal momento. 
(Siede esaminando l'involto portato da 
Ermanno, che contiene un'uniforme, sino 
alla fine della cavatina di Ermanno). 
 
ERMANNO 
Nella stanza ch'è sopra ove dimora 
Del custode la moglie 
T'abbiglierai con esse, e passeremo 
Del castello le soglie: intanto avremo 
Campo di esaminar d'onde deriva 
Il cenno rio, che libertà ti toglie; 
E poi, mia vita, e poi 
Degno se pur ne son, premiar mi puoi. 
D'un tenero ardore 
Ascolta la prova, 
E lieto il mio core 
Mio bene sarà. 
 
(Ernestina si alza, ed Ermanno con essa; 
salgono sul finestrone per mezzo della stessa 
fune colla quale è disceso). 
 
Villaggio attiguo al castello con varie 
case dalle quali sortiranno vari soldati.
 
 
Scena tredicesima
 
Ernestina vestita da militare, ed Ermanno. 
 
ERNESTINA 
Il periglio passò; fra poco io sono 
Alfine in libertà. 
Quanto mai devo 
Al tuo coraggio, alla tua fé; mio caro! 
Di vero amor novello esempio, e raro. 
Se per te lieta ritorno 
L'aure aperte a respirar, 
Grata sempre a te d'intorno 
Tu m'avrai, non dubitar. 
 
CORO DI SOLDATI 
Allegri, o compagnoni, 
Fra poco marceremo. 
Le palle ed i cannoni 
Andremo ad affrontar. 
Beviamo, e la vittoria 
Si corra ad affrettar. 
 
ERNESTINA 
Stimoli anch'io di gloria 
Sento nel petto mio. 
Dite come dico io: 
Viva la guerra e amor. 
 
CORO 
Bravo! ragazzo mio. 
Viva la guerra e amor. 
 
ERNESTINA 
(Vicina al termine 
Delle sue pene 
Di gioia l'impeto 
Più non sostiene 
Quest'alma tenera 
Piena d'ardor.) 
 
CORO 
Che cara giovine 
Piena di spirito, 
Oh come l'agita 
Marziale ardor! 
(Partono). 
 
Salone in casa di Gamberotto. 
 
Scena quattordicesima
 
Frontino e Buralicchio. 
 
FRONTINO  
Avete fatto male 
 
BURALICCHIO  
Come male? 
 
FRONTINO 
A far la spia al comandante. Questa 
È una vendetta indegna 
D'un'alma generosa; se la gente 
Saprà che voi soffiate così bene, 
Vi aggiusterà ben bene un dì le rene. 
 
BURALICCHIO 
Mi aggiusti ciò che vuole. 
Ma pigliarmi così per burattino 
Non mi par una cosa 
Che abbia della coscienza 
Della creanza e della convenienza. 
 
FRONTINO 
Vi consiglio a scappar, perché qui tutti 
Si armano contro voi, e il maggior pezzo 
Che resteravvi è il naso. 
 
BURALICCHIO 
Sarebbe veramente un brutto caso. 
Scapperò: questo mi pare 
Un bravissimo espediente. 
 
FRONTINO 
Io da scorta immantinente 
Se volete vi farò. 
 
BURALICCHIO 
Ma di qua mi par vien gente 
Imbrogliato adesso sto. 
(Si nasconde). 
 
Scena ultima
 
Gamberotto con villani armati di bastoni, poi 
Ermanno ed Ernestina, indi tutti a suo tempo.
 
 
GAMBEROTTO 
(ai villani) 
Giro a dritta, mi seguite. 
Se troviam quello spione 
Li vogliamo un po' il giubbone 
Per benino accomodar. 
 
CORO 
Ogni lato, ogni cantone, 
Sì signor, vogliam fiutar. 
(Parte Gamberotto coi villani). 
 
BURALICCHIO 
Oh cospetto! il fatto è serio 
Tremo, oimè! dalla paura! 
 
ERMANNO 
Vieni pur, qui sei sicura; 
Caro bene, non tremar! 
 
ERNESTINA 
Ah! m'opprime lo spavento 
Posso appena respirar! 
 
BURALICCHIO 
Cosa vedo! siete uscita? 
 
ERNESTINA 
Sì, crudel, per tuo dispetto. 
 
ERNESTINA ed ERMANNO 
Ed il dolce nostro affetto 
Voi vedrete consolar. 
 
BURALICCHIO 
Se la goda, se la prenda, 
Non mi oppongo in verità. 
(Tornano i villani con Gamberotto). 
 
CORO 
Egli è qui: or su quel dorso 
Il bastone pioverà. 
(Minacciando Buralicchio). 
 
ERNESTINA 
Ah! fermate, che v'importa? 
Purché vada via di qua. 
 
BURALICCHIO 
Leviamoci la benda, 
Ché se non parlo schiatto. 
(Ad Ermanno) 
La sposi, se la prenda, 
Non me n'importa affatto, 
Perché questa materia, 
(accenna Ernestina) 
Che voi chiamate femmina, 
Amici cari, è un musico! 
 
TUTTI e CORO 
Ah! ah! ah! ah! ah! ah! 
Che bestia! oh Dei! che bestia! 
L'eguale non si dà! 
 
BURALICCHIO 
Frontino me l'ha detto. 
 
FRONTINO 
Frontino, sì signore. 
 
ROSALIA 
Frontino non sarà. 
 
GAMBEROTTO 
Frontino traditore, Perché tal novità? 
 
FRONTINO 
Per sciogliere quel nodo, 
Per far legarne un'altro, 
Immagini da scaltro 
Questo ingegnoso error. 
 
ERNESTINA  
Come? 
 
ERMANNO 
Perdona, o cara, 
un temerario amore; 
Indegno del tuo core, 
Anima mia, non sono. 
(A Gamberotto) 
Chieggio da voi perdono 
A un labbro mentitor. 
 
GAMBEROTTO 
Sposala pur, figliuolo, 
Il Ciel vi benedica. 
 
BURALICCHIO 
Ed io qui resto solo? 
 
GAMBEROTTO 
Pazienza, caro amico. 
 
BURALICCHIO 
Non me m'importa un fico: 
Degna di me non è. 
 
TUTTI 
Che dolce momento 
Che giorno felice! 
La gioia e il contento 
Brillare ci fa. 
L'equivoco è sciolto 
Ritorni la calma, 
Amore d'ogn'alma 
Trionfo sarà.