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Zelmira

 
 
Dramma per musica in due atti 
di Andrea Leone Tottola 
 

 
ATTO PRIMO 
 
 
Vasta pianura sul mare e fuori le mura di 
Lesbo. Al lato dritto magnifico ingresso alle 
tombe de' Re di Lesbo, ingombro in parte 
da annosi cipressi, che lo circondano. 
 
Scena prima 
La notte è vicina al suo termine. Vari 
gruppi di guerrieri di Mitilene sbigottiti 
attraversano la scena; altri vi si aggirano
 
nel massimo disordine; indi Leucippo, infine 
Antenore. 
 
TALUNI DE' GUERRIERI 
Oh sciagura! 
 
ALTRI  
Oh infausto evento! 
 
I PRIMI  
Dei! qual notte! 
 
GLI ALTRI  
Oh tradimento! 
 
TUTTI 
Mi si agghiaccia in seno il cor! 
 
LEUCIPPO 
(giungendo premuroso) 
Ciel! che avvenne? 
 
CORO 
Accorri, o forte. 
Sappi… oh pena! 
 
LEUCIPPO  
E che? 
 
CORO 
Trafitto 
Sulle piume... in grembo a morte 
Giace Azor. 
 
LEUCIPPO 
Che ascolto! Azor! 
E qual man lo ha trucidato? 
 
CORO  
Ah! s'ignora... 
 
LEUCIPPO 
Oh prence amato! 
Tu rapito al nostro amor? 
Su vendetta! e che si aspetta? 
Si conosca il traditor. 
 
CORO 
Sì, ti affretta alla vendetta! 
Fia punito il traditor. 
 
ANTENORE 
(fingendo il massimo smarrimento) 
Che vidi! amici, oh eccesso! 
Là il prence è spoglia esangue. 
Il mio vigor già langue... 
Mi opprime lo stupor. 
Odo le tue querele 
Spettro fremente, irato... 
Ma il malfattor crudele, 
Che ha il sangue tuo versato, 
Fra l'ombre degli abissi 
Dovrà seguirti or or. 
 
LEUCIPPO 
In te il suo vindice 
Ciascuno addita: 
Di Azorre Antenore 
Sia successor. 
 
CORO 
Sì, regna, o principe: 
Al tron t'invita 
Il voto unanime 
Del nostro cor. 

 
ANTENORE 
(Sorte! secondami! 
Quest'alma ardita 
Va il prezzo a cogliere 
Del tuo favor.) 
 
LEUCIPPO 
Della tenda real la doppia soglia 
A' veglianti custodi 
Affidata non fu? 
 
ANTENORE 
Li opprime ancora 
Narcotico liquor, che loro ad arte 
Forse apprestò la iniqua man, che avea 
Impugnato l’acciar. 
 
LEUCIPPO 
Ma indarno speri 
Sottrarsi il reo dal fulmine, che il persegue 
Nelle tenebre istesse, ov'ei securo 
Crede avvolger suoi falli. E v'ha misfatto, 
Che da' profondi abissi al chiaro lume 
Non tragge ognor co' suoi prodigi il Nume? 
 
ANTENORE 
Tutte di Lesbo, o fidi, 
Si percorran le vie; di Argo lo sguardo 
Abbia ciascun: cade la notte, e forse 
Qui d'intorno si aggira 
Il colpevole ancora; a ravvisarlo 
Vi sarà guida il Ciel. 
(I guerrieri partono per vari sentieri). 
 
LEUCIPPO Siam soli. 
 
ANTENORE 
(abbracciandolo) 
Oh amico! 
 
LEUCIPPO 
Brami di più? di Lesbo e Mitilene 
Già il soglio è tuo: ne sgombra a te il sentiero 
Questa destra, che tinta 
È del sangue di Azor. 
 
ANTENORE 
Non basta: estinta 
De' Re di Lesbo ancora 
Non è la prole, e di Zelmira il figlio... 
 
LEUCIPPO 
L'empia sua madre, che la tomba schiuse 
Al vecchio genitor, tolse ogni dritto 
Sul tron degli avi al germe 
Di un principe stranier. 
 
ANTENORE 
Farla più rea 
Ne gioverà, Leucippo. 
 
LEUCIPPO 
Il mio disegno 
Penetrasti, o signor. Le fila ordite 
Già son, perché si creda 
Della morte di Azor Zelmira autrice. 
 
ANTENORE  
A te mi affido. 
 
LEUCIPPO 
Io volo 
L'opra a compir. 
 
ANTENORE 
Va', mio sostegno. Oh quale 
Ben dovuta mercede 
A te la mia riconoscenza appresta! 
 
LEUCIPPO 
Regna felice, e la mercede è questa. 
(Partono per vie opposte). 
 
Scena seconda 
Emma piena di raccapriccio fugge da 
Zelmira, che la trattiene. 
 
ZELMIRA  
Non fuggirmi... 
 
EMMA  
Dileguati! 
 
ZELMIRA 
Mi ascolta 
All'amica Zelmira 
Volgi pietosa il ciglio. 
 
EMMA 
Oh cor più fero 
D'ircana belva! oh snaturata figlia, 
Che al furor de' nemici 
Espose il genitor! poss'io mirarti 
Senza fremito e orror? 
 
ZELMIRA 
T'inganni... io sono... 
 
EMMA 
Di barbarie inaudita 
Il primo esempio. 
 
ZELMIRA 
Ah no... mi siegui... 
 
EMMA 
E dove? 
Forse a pascer lo sguardo 
Su gl'insepolti avanzi 
Dell'autor de' tuoi giorni? 
 
ZELMIRA 
Ah! meglio apprendi 
A conoscer Zelmira. 
 
EMMA  
E che? 
 
ZELMIRA 
Mi giura 
Inviolabil silenzio. 
 
EMMA 
È il tuo misfatto 
Palese appien. 
 
ZELMIRA 
Sono innocente... il padre... 
Guarda... siam sole? 
 
EMMA  
Alcun non ti ode... 
 
ZELMIRA 
Ebbene, 
Meco scendi, e vedrai 
Che ingiusta sei, che mi oltraggiasti assai. 
 
(Assicuratasi di non essere osservata, 
prende per mano Emma, si avanza verso la 
tomba, ne apre sollecitamente l'ingresso, e 
vi s'introduce con Emma, rinchiudendone 
dietro la porta). 
 
Gran sala sotterranea; robuste colonne ne 
sostengono la volta. Veggonsi magnifiche 
urne, e maestosi mausolei innalzati alle 
ceneri de' Sovrani di Lesbo. Vi si scende per 
ampia scala di bianco marmo. Alcune 
lampade accese, e qualche raggio di diurna 
luce, che penetra appena da un forame 
superiore, danno debol lume a questo 
augusto luogo sepolcrale. 
 
Scena terza 
Polidoro, immerso ne'suoi tristi pensieri, è 
appoggiato alla base di una colonna. 
Scuotesi dalla sua concentrazione, guarda 
sull'alto, e nel vedere già sorto il nuovo 
giorno, esclama: 
 
POLIDORO 
Ah! già trascorse il dì... 
Altro ne sorge ancor... 
Né riedi al genitor, 
Zelmira amata? 
Se lungi dal tuo sen 
Deggio penar così, 
Chiuda i miei lumi almen 
La sorte irata! 
 
Scena quarta 
Discendono dall'alto Zelmira ed Emma. 
 
POLIDORO 
Ma m'illude il desio? no... Ciel pietoso! 
(lietissimo nel vedere Zelmira) 
Grazie ti rendo! ecco la figlia!... E quella, 
(nel mirare Emma) 
Che la segue, chi è mai? 
 
ZELMIRA 
(indicando il padre ad Emma) 
Miralo. 
 
EMMA 
Oh stelle! 
Che veggo? egli respira? 
Oh qual sorpresa! 
 
ZELMIRA  
Ah padre mio! 
 
POLIDORO 
Zelmira! 
(Abbracciandosi). 
Soave conforto 
Di un padre dolente! 
Nel giubilo assorto 
Più affanni non sente 
Il cor, che desia 
Sol viver con te! 
 
ZELMIRA 
Le braccia mi stendi, 
Mio dolce ristoro! 
Men fiero tu rendi 
L'acerbo martoro, 
Che l'anima opprime 
Se teco non è. 
 
EMMA 
Da gioia e stupore 
Confusa ed oppressa, 
Ho l'alma perplessa, 
Non sono più in me! 
 
ZELMIRA 
Oh grato momento! 
 
POLIDORO 
Oh immenso contento! 
Dal fato non spero 
Più bella mercé! 
 
POLIDORO 
Ma di', perché costei 
(indica Emma) 
In questo asilo... 
 
ZELMIRA 
Intendo. 
Non paventar di lei: 
Mi è fida. 
 
EMMA 
(a Zelmira) 
I dubbi miei 
Perdona... 
(Qui d'improvviso si ascoltano di sopra 
alla volta confuse grida, ed una marcia 
di lontano). 
Oh qual fragor! 
 
POLIDORO 
(salendo in parte la scala) 
Figlia... ti appressa... ascolta! 
 
ZELMIRA 
Risuona questa volta 
Di marzial concento! 
 
EMMA  
Lontane strida io sento! 
 
ZELMIRA  
Padre, ti lascio; addio! 
 
POLIDORO  
Tu mi abbandoni? 
 
ZELMIRA 
E d'uopo 
Saper che avvenne. 
 
POLIDORO 
Ah resta! 
Tu accresci il mio timor! 
 
ZELMIRA, EMMA e POLIDORO 
Qual crudeltade è questa! 
Ah! mi si spezza il cor! 
 
ZELMIRA 
Se trova in te scampo 
L'oppresso innocente, 
Tu salvami il padre 
O Nume clemente, 
E pera la figlia 
Pel suo genitor. 
 
EMMA 
Se trova in te scampo 
L'oppresso innocente, 
Tu salvale il padre 
O Nume clemente, 
Di misera figlia 
Ti muova il dolor. 
 
POLIDORO 
La mente è in vortice! 
Non ho più consiglio! 
Mi opprime la immagine 
Di un nuovo periglio... 
Oh stelle! cessate 
Dal vostro furor! 
(Pausa: i tre attori rinnovano la loro attenzione). 
 
ZELMIRA  
Cessa il clamor. 
 
EMMA  
Tutto è silenzio. 
 
POLIDORO 
Ah forse 
L'usurpatore Azor di compre evviva 
Fra bellico fragor pascea l'orgoglio. 
 
ZELMIRA 
Ah! non tel dissi: estinto 
Da ignota man fu l'oppressore indegno, 
Che a te rapì lo scettro, a me la pace. 
 
POLIDORO  
Quando? 
 
ZELMIRA 
La scorsa notte, e mentre al sonno 
Chiuse le luci avea. 
 
POLIDORO 
De' torti miei 
È alfin vindice il Ciel! oh se opportuno 
Ilo giungesse a queste spiagge! 
 
ZELMIRA 
E quale 
Dal suo valor potresti 
Sperar difesa? immensa gente invade 
La oppressa Lesbo, e vittima egli stesso 
Della perfidia ostil... 
 
POLIDORO 
Taci... felice 
Tragga altrove i suoi dì! 
 
ZELMIRA 
Ma il tempo vola... 
Deggio lasciarti. 
 
POLIDORO  
Ah no... 
 
ZELMIRA 
Dover di figlia 
Se ingegnosa mi rese 
La tua vita a salvar, materno affetto 
Sollecita mi rende 
Dalle insidie nemiche 
Il figlio a preservar. 
 
POLIDORO 
Pensa che il solo 
Alimento che nudre 
Le forze mie spiranti, 
È il vederti frequente. 
 
ZELMIRA 
E da te lungi 
Al par del tuo penoso è il viver mio. 
Mi rivedrai. 
 
ZELMIRA  
Serba i tuoi giorni. 
 
ZELMIRA, EMMA e POLIDORO 
Addio! 
(Zelmira ed Emma vanno per la stessa scala). 
 
Piazza. Tempio di Giove da un lato. 
 
Scena quinta 
Al suono di marcia festiva e preceduto da' suoi 
guerrieri giunge il principe Ilo. 
Eacide lo siegue. 
 
CORO DI GUERRIERI 
S'intessano agli allori 
I mirti di Cupido, 
E da per tutto il grido 
Echeggi del piacer! 
Dopo i marziali orrori 
Imen fra le sue tede 
Oh quanti a te concede 
Istanti di goder! 
 
ILO 
Terra amica, ove respira 
La consorte, il figlio amato, 
Qual contento in sen m'ispira 
Quell'aspetto lusinghier! 
Là fra l'armi, e mentre intorno 
Si aggirava a me il periglio, 
Riveder la sposa, il figlio 
Era il dolce mio pensier! 
 
CORO 
Rivedrai la sposa, il figlio, 
Sarà pago il tuo voler. 
 
ILO 
Cara! deh attendimi! 
Nel tuo bel seno 
Volar saprò. 
Felici l’aure, 
Che per te spirano! 
Felici i zeffiri 
Che a te si appressano! 
E avventurato 
Dirmi potrò 
Quando al mio lato 
Ti rivedrò. 
La bianca mano 
Ti bacerò... 
Da te lontano 
Più non sarò... 
Oh inesprimibile, 
Dolce diletto! 
Di te il mio petto 
S'inebbriò! 
 
CORO 
Gli Dei proteggano 
Sì bell'ardore: 
Lo serbi Amore, 
Che lo destò. 
 
EACIDE 
Godi, o signor: che più a bramar ti resta? 
Del tuo brando al balen qual polve al vento 
Si dileguò l'oste orgogliosa, e pace, 
Prezzo della vittoria, 
Alla patria rendesti: or fausto il Nume 
Alle famose gesta 
Del tuo valor bella mercede appresta. 
 
ILO 
Sien grazie ai Numi! un avvenir beato 
Gustar potrò di cari oggetti al lato. 
Ma il fervido desìo così mi accende, 
Che penoso ogn'indugio al cor mi rende. 
Zelmira a che non vien? 
 
EACIDE 
Non giunse ancora 
Forse del tuo ritorno 
La novella alla reggia. 
 
ILO 
Ite, o miei fidi, 
Voi l'affrettate: a Polidoro, il degno 
Genitor di Zelmira, 
Che pacifico regna 
Ne' cadenti suoi dì, dite che il figlio 
Rispettoso al suo piede, 
Per mai più abbandonarlo, alfin sen riede. 
 
EACIDE  
Volo a' tuoi cenni. 
 
(Parte verso la reggia con alcuni de' guerrieri). 
 
ILO 
Sulle frigie navi 
Rieda ciascuno, e'l volere attenda. 
(Partono altri verso il lido. Restano altre guardie). 
Ma non m'inganno! è quella 
La sposa mia?... sì, tu mel dici o core 
Co' palpiti frequenti! ah vieni... ah vola 
A questo sen, bella Zelmira! 
(Incontrandola con trasporto). 
 
Scena sesta 
Zelmira e detto, indi Emma e donzelle. 
 
ZELMIRA 
(Oh Cielo! 
Egli è fra' suoi... svelargli ah non poss'io 
Le funeste vicende.) 
 
ILO 
Ecco le braccia... 
Quanto vi desiai, care ritorte! 
 
ZELMIRA 
Sposo... (che pena!) io ti riveggo!... (oh morte!) 
 
ILO 
Ma qual gelida man? qual nube ingombra 
Il seren de' tuoi rai? 
 
ZELMIRA 
Dolce sorpresa... 
Inaspettata gioia 
Smarrì miei sensi... 
 
ILO 
E a che t'infingi? io veggo 
Del dolor che ti opprime 
Le tracce su quel volto... 
 
ZELMIRA 
E da te lungi 
Come gioir potea? 
 
ILO 
Dunque al contento 
Ritorna o cara or che ti sono allato. 
 
ZELMIRA 
Vorrei... nol posso... ah! mel contrasta il fato! 
 
ILO 
A che quei tronchi accenti? 
Dei! quel pallor perché? 
 
ZELMIRA 
(Reggere a tai tormenti 
Possibile non è!) 
 
ILO 
Forse di te non degno 
Riede il tuo sposo? 
 
ZELMIRA 
Oimè! 
Deh non ti muova a sdegno 
Il mio tacer .... 
 
ILO 
Ma che? 
L'affetto hai spento a segno, 
Ch'io ti son grave? 
 
ZELMIRA 
Ah no... 
Più che ti amai ti adoro... 
Lungi da' suoi bei lumi 
Deh voi lo dite o Numi 
Se l'alma mia penò! 
 
ILO 
E a che sospiri? il figlio 
Forse perì? 
 
ZELMIRA 
No, il Cielo 
A' prieghi miei clemente, 
Ancor quell'innocente 
Al genitor serbò. 
 
ILO 
Ah! se caro a te son io, 
Se respira il figlio ancora, 
Ecco sorta alfin l'aurora 
Della mia felicità! 
 
ZELMIRA 
(Quanto costa al labbro mio 
Trarlo ormai dal dolce inganno! 
La sua gioia in quanto affanno 
Giusto Ciel! si cangerà!) 
 
ILO 
Dimmi... al tuo padre è noto 
Il mio ritorno? 
 
ZELMIRA  
(Oh istante!) 
 
ILO 
Sieguimi... alle sue piante 
Guidami pur .... 
 
ZELMIRA 
Ti arresta! 
(fremendo) 
Non sai 
 
ILO  
Tu fremi? 
 
ZELMIRA  
Oh cielo! 
 
ILO  
Tu piangi? 
 
ZELMIRA 
Un denso velo 
Già va offuscando il ciglio... 
 
DONZELLE 
(premurose) 
Zelmira! oh qual periglio 
A te sovrasta! 
 
EMMA 
Oh misera! 
Tu sei perduta... 
 
DONZELLE 
Antenore 
Insidia la tua vita... 
 
EMMA 
E in te la ignota mano, 
Che uccise Azor, si addita... 
 
EMMA e DONZELLE 
Da stuol feroce, insano 
Salvati per pietà! 
 
ZELMIRA  
Oh nuovo eccesso! 
 
ILO 
(a Zelmira) 
Ah! spiegati... 
Che deggio udir? 
 
ZELMIRA 
(in uno slancio) 
Deh fuggimi! 
Torna alla patria, e lasciami 
Al fato inesorabile, 
Che mi persegue ognor! 
 
ILO 
(Che mai pensar? che dir? 
Tutto è incertezza, orror! 
Più barbaro martir 
No, non provai finor!) 
 
ZELMIRA 
(Come parlar? che dir? 
E tacer deggio ancor? 
Ah! non si può soffrir 
Sì barbaro dolor!) 
 
EMMA e DONZELLE 
Sorte spietata! ah cessa 
Dal fiero tuo rigor! 
Ché alla barbarie istessa 
È strano un tal furor. 
(Partono per vie opposte). 
 
Scena settima 
Antenore, indi Leucippo, poi Ilo di nuovo, in 
fine sacerdoti dal tempio. 
 
ANTENORE 
T'intendo, istabil Diva, e 'l crin che mi offri, 
Audace io stringerò. Di Lesbo al lido 
Giunse l'iliaco Prence, e fra breve ora 
Al trucidato Azorre, al Rege estinto 
Avrà pari il destin. Insidia ed arte, 
Onde assopirlo e quindi 
Sorprenderlo all'agguato, 
Mancar non mi saprà. 
 
LEUCIPPO 
Tutto risponde 
A' tuoi voti, o signor: da me sedotto 
Di Lesbo e Mitilene 
Il volgo ed il guerrier, crede in Zelmira 
L'omicida di Azor. 
 
ANTENORE 
Novello inciampo 
A' miei disegni Ilo qui venne: al figlio 
Il diadema degli avi 
Sempre intento a serbar, l'armi di Troia 
Può muovere a mio danno. 
 
LEUCIPPO 
Ebben col figlio 
Cada egli stesso. 
 
ANTENORE 
Oh mio verace amico! 
Da sì grave periglio 
Basti a trarmi il tuo braccio, il tuo consiglio. 
 
ILO 
(fremendo) 
Quai delitti! che intesi! oh Polidoro! 
Oh Lesbo sventurata! 
 
LEUCIPPO  
(Eccolo!) 
 
ANTENORE 
(E freme! 
Secondami.) 
 
ILO 
Si fugga 
Da una tigre, che tinta 
È del sangue paterno… oh infausto lido, 
Dove natura è conculcata, oppressa! 
 
ANTENORE  
Ilo! 
 
LEUCIPPO  
Signor! 
 
ANTENORE 
Sei tu? qual rio destino 
Ti trasse in Lesbo? 
 
LEUCIPPO 
Alla crudel consorte, 
Avida di tua morte, 
Vieni tu stesso ad immolarti? 
 
ILO 
Antenore! 
Dell'oppressor di Lesbo 
Empio seguace! ah! nel mirarti io fremo! 
 
ANTENORE 
Qual fallo è il mio? della spergiura sposa 
La barbarie ne incolpa. Occulto affetto 
Ad Azor la stringea. Movesti appena 
Da Lesbo il piè, che l'empia a queste spiagge 
Le armi affrettò del tuo rivale, e poi 
Al suo furente ed impudico ardore 
Patria immolò, consorte e genitore. 
 
ILO 
Ah! più non reggo! anima infida! e puoi 
Tanto infingerti meco? 
Esagerarmi l'amoroso affanno? 
 
ANTENORE 
Arme usata è per lei scaltrito inganno. 
Mentre qual fiera ingorda 
Arma a ferir l'artiglio, 
Su i labbri suoi, nel ciglio 
Par che sorrida Amor. 
Intrepida e sicura, 
Fede e costanza giura, 
Ma di costanza e fede 
Frange le leggi ognor. 
Sì triste ritorte, 
O Prence infelice! 
La barbara sorte 
Avvinse per te! 
 
ILO 
Oh barbara sorte! 
Mio core infelice! 
Oh iniqua consorte! 
Tradirmi, e perché? 
(Dal tempio a passo grave si avanzano i 
sacerdoti, e giunti ad Antenore, lo circondano 
e parlano in tuono fatidico e misterioso). 
 
ANTENORE 
Ma i sacri ministri 
Che chiedon da me? 
 
SACERDOTI 
Di luce sfavillante 
Un raggio balenò. 
La voce del Tonante 
Nel tempio risuonò. 
"Antenore di Lesbo 
Sia difensor, sostegno: 
È a lui dovuto un regno, 
Che tanto meritò." 
 
ILO 
(Oh smania atroce!) 
(Parte). 
 
ANTENORE  
(Oh giubilo!) 
 
LEUCIPPO 
Vieni la fronte a cingere 
Del real serto... 
 
SACERDOTI 
Ai popoli 
Vieni a donar la pace. 
 
LEUCIPPO e SACERDOTI 
Lesbo dolente e misera 
Sciolga da' lacci il piè. 
 
ANTENORE 
(Ah! dopo tanti palpiti 
Contenta è alfin quest'anima! 
Non che non posso esprimere 
Qual gioia io sento in me!) 
 
LEUCIPPO e CORO 
Di guerra il grido infausta 
Dovrà cessar per te. 
(Antenore e Leucippo partono tra' sacerdoti). 
 
Scena ottava 
Zelmira ed Emma. 
 
ZELMIRA 
Emma fedel, dal tuo bel core io chieggo 
Di tenera amistà la pruova estrema. 
 
EMMA 
Del sangue mio fa d'uopo? 
Fino all'ultima stilla Versalo pur. 
 
ZELMIRA 
Finché lo sposo io possa 
Disingannar, del padre mio la sorte 
Palesargli, fuggir da questo lido, 
In ermo asilo, ove gli ostili aguati 
Fian vani a danno suo, serbami il figlio. 
 
EMMA 
Sì, di Antenore, il fero, 
Per te, per lui paventa: il tuo candore 
Osa macchiar nell'incolparti l'empio 
Della morte di Azor. 
 
ZELMIRA 
Che rea non sono 
Se noto è al Ciel, dal divin braccio io spero 
E soccorso, e difesa: il figlio intanto 
Salvami per pietà! 
 
EMMA 
L'usurpatore, 
Avido di regnar, sull'innocente, 
Che del trono di Lesbo 
Può intralciargli il sentier, l'armata destra 
Scagliar saprà. 
 
ZELMIRA 
Taci! l'ascondi; è a lui 
Periglioso ogn'istante... oh pene atroci! 
Il vincolo più sacro e insiem soave 
Voi rendete per me tanto infelice 
Di consorte, di figlia e genitrice! 
(Al figlio) 
Perché mi guardi e piangi, 
Parte del sangue mio? 
Forse l'estremo addio 
Mi annunzia il tuo dolor? 
 
EMMA 
Ma qual pensier funesto! Lascialo... 
 
ZELMIRA  
Un altro amplesso... 
 
EMMA 
Tradirlo può l'eccesso 
Del tuo materno amor. 
 
ZELMIRA e EMMA 
Ah! chi pietà non sente 
Del mio/suo crudele affanno, 
O chiude un cor tiranno, 
O non ha in petto un cor. 
(Viano). 
 
Sala magnifica nella reggia, ov'è innalzato un trono. 
 
Scena nona 
Festiva marcia: precedono in bell'ordine 
disposte le guardie reali di Lesbo e Mitilene; 
seguono i Grandi di entrambi i regni, indi le 
reali donzelle cinte di ghirlande di fiori; 
infuse, al fianco del gran sacerdote e di 
Leucippo ed in mezzo a' ministri di Giove, si 
avanza Antenore in regal manto e colla testa 
nuda. I paggi, che chiudono la pompa, 
recano su due dorati bacini la corona 
gemmata e lo scettro. Durante la marcia, e 
finché Antenore è condotto sul trono, si 
canterà coll'indicato dettaglio il seguente coro. 
 
DONZELLE 
Si sparga di fiori 
Del soglio il sentier. 
 
GUERRIERI 
Di bellici orrori 
Sia lungi il pensier. 
 
TUTTO IL CORO 
Bell'aura di pace 
Al nembo succeda: 
Ogni anima rieda 
Dal pianto al goder. 
 
DONZELLE 
Se dono de' Numi 
È Antenore al trono, 
 
GUERRIERI 
Godiam del gran dono, 
Giuriamo a lui fé. 
 
TUTTO IL CORO 
Maggior fra gli eroi 
Per senno e valore, 
Di Lesbo, di noi 
Sia padre, sia Re. 
 
ANTENORE 
(in piedi sul trono) 
Sì, figli miei, di Lesbo 
Padre, sovrano e amico, 
Al suo splendore antico 
Renderla appien saprò. 
 
GRAN SACERDOTE 
(prende la corona, e ne 
adorna il capo di Antenore) 
Quel fronte illustre, usato 
A' verdeggianti allori, 
Regal diadema onori. 
 
LEUCIPPO 
(presenta lo scettro ad Antenore) 
Regga lo scettro aurato 
La destra, che ti rese 
Chiaro per l'alte imprese. 
 
TUTTO IL CORO e ANTENORE 
E in te di me amor paterno, 
In voi noi di pura fede 
Stringa un legame eterno 
Il Ciel che mi premiò. 
 
LEUCIPPO 
Alle squadre, che fervide all'Etera 
Già gli evviva lietissime innalzano, 
Ti presenta: la regia tua porpora 
Loro accresca la gioia, il piacer. 
 
ANTENORE 
Sì... si vada (momento di giubilo! 
Quanto all'alma tu sei lusinghier!) 
 
CORO e LEUCIPPO 
Questo giorno ridente, propizio 
Sia di calma l'amico forier. 
(Tutto il corteggio segue Antenore). 
 
Scena decima 
Ilo, indi Leucippo guardingo, infine Zelmira. 
 
ILO 
Il figlio mio, 
Stelle! dov'è? 
Ah! nol vegg'io! 
Che pena!... oimè! 
Lo chieggo invano... 
Da me sparì... 
Barbara mano 
Me lo rapì! 
Oh Ciel! la smania 
Mi strazia il cor! 
Non so resistere 
Al rio dolor! 
(Cade quasi in deliquio su di una sedia). 
 
LEUCIPPO 
(Eccolo! ansante 
Giunger lo vidi, 
E le sue piante 
Volli seguir. 
Svenne! propizio 
È ormai l'istante... 
Giovi ad Antenore 
Il suo morir.) 
(Impugna uno stilo, e si avanza a ferire Ilo. 
Zelmira, che giunge dall'altro lato, corre 
a fermarlo, trattenendogli il braccio e 
disarmandolo all'improvviso. 
Leucippo profitta di tale circostanza e, 
lasciando il pugnale in mano a Zelmira, 
si appressa ad Ilo e lo scuote). 
 
ZELMIRA  
Che tenti! ah fermati! 
 
LEUCIPPO 
(All'arte!) 
Ah perfida! Ilo! deh salvati! 
 
ILO  
Che miro! oh fulmine! 
 
ZELMIRA 
(a Leucippo) 
Empio! che mediti? 
 
LEUCIPPO 
S'io non giungea 
Pronto a salvarti, 
La donna rea 
Volea svenarti. 
 
ZELMIRA 
Ah! non è vero... 
Sappi... egli stesso... 
 
ILO 
Numi! qual nero... 
Qual nuovo eccesso! 
Di sangue sazia 
Non sei tu appieno? 
Ebben feriscimi... 
Ecco il mio seno... 
Mi unisci... oh barbara! 
Al genitor. 
 
ZELMIRA  
Ah sposo! ascoltami... 
 
ILO  
Vanne... spietata! 
 
ZELMIRA 
Colui scagliavasi 
Con destra armata... 
 
LEUCIPPO 
No, non difenderti... 
Taci, o colpevole! 
La tua ferocia 
È manifesta... 
 
ILO 
Oh della Libia 
Belva funesta! 
Fuggi! allontanati 
Dal mio furor! 
 
ZELMIRA 
Oh qual calunnia! 
Che pena è questa! 
Sento dividermi 
A brani il cor! 
 
LEUCIPPO 
(Vendetta! ah saziati 
Nel suo dolor!) 
 
Scena ultima 
Antenore frettoloso con coro di guerrieri e 
donzelle. 
 
ANTENORE  
Che avvenne? 
 
LEUCIPPO 
Al suo consorte 
Era per dar la morte 
Quell'anima crudel. 
 
CORO  
Come! 
 
ANTENORE 
Che ascolto! 
Oh Ciel! 
 
TUTTI ad eccezione di ZELMIRA 
La sorpresa... lo stupore 
Mi ha colpita, sbalordita! 
Già m'ingombra un tetr'orrore! 
Mi circonda un freddo gel! 
 
ZELMIRA 
Giusti Numi! ah! voi che siete 
Degli oppressi aita e scudo, 
L'innocenza proteggete 
Di quest'anima fedel! 
 
ANTENORE 
Alla strage ognor ti guida 
Nera furia che t'invade? 
Tu di Azor fosti omicida, 
Tu del padre i giorni hai spenti... 
 
ZELMIRA 
Cessa... oh indegno! e questi accenti 
Frena pur... 
 
ANTENORE 
Guardie! alla pena 
Sia serbata 
 
CORO  
A morte! a morte! 
 
ZELMIRA e ILO 
Stelle avverse! iniqua sorte! 
Oh inaudita avversità!/crudeltà! 
 
LEUCIPPO, ANTENORE e CORO 
Vanne pur fra le ritorte, 
Vanne o mostro di empietà! 
 
ZELMIRA, EMMA, ILO, ANTENORE, 
LEUCIPPO e CORO 
Fiume che gli argini Rompe e sorpassa, 
Tremenda folgore - Che uccide e passa, 
È men terribile - Di quell'affanno, 
Che inesorabile - Mi strazia il cor! 
(Zelmira è condotta fra le guardie; 
si cala il sipario). 
 
 
 
 
 
ATTO SECONDO 
 
Sala magnifica come prima. 
 
Scena prima 
Antenore e Leucippo da parti opposte. 
 
LEUCIPPO  
Gran cose, o Re! 
 
ANTENORE  
Che rechi? 
 
LEUCIPPO 
Al suo consorte 
Questo foglio Zelmira 
Dal carcere inviò. Di un fido servo, 
Che l'educò bambina, 
La pietade destò. Ma fu da' miei 
Costui sorpreso, e messo in ceppi. Ah leggi, 
Ed inarca le ciglia. 
(Dando il foglio ad Antenore, che avidamente 
lo legge). 
 
ANTENORE 
"Ilo, deh vola 
Co' tuoi prodi a salvarmi. Allor saprai 
Che rea non son, né parracida: il Cielo... 
Un mio felice inganno... 
Basta... corri... ti affretta 
Di me... del padre.. alla comun vendetta". 
Quai sensi! e Polidoro 
Forse spento non è? 
 
LEUCIPPO 
Ma tra le fiamme 
Ei non perì di Cerere nel tempio, 
Dopo che al vincitor Zelmira istessa 
L'asil del padre palesò? 
 
ANTENORE 
L'arcano 
Che qui si asconde, ad ogni costo io voglio 
Leucippo, penetrar. 
 
LEUCIPPO 
Fingi clemenza, 
Sciogli Zelmira, osserva 
Vigile i passi suoi. 
 
ANTENORE  
T'intendo... io fremo! 
 
LEUCIPPO 
Sguardo linceo! arte! prontezza! ardire! 
 
ANTENORE 
Pria che cedere al tron, saprò morire. 
(Viano). 
 
Vasta pianura come nel primo atto. 
 
Scena seconda 
Coro di damigelle seguaci di Zelmira, indi 
Emma, escono successivamente da un lato 
osservando con ansietà se vi sia alcuno 
nella sala e ne' luoghi vicini. 
 
CORO 
Pian piano inoltrisi; 
Sia cauto il piede. 
 
UNA PARTE DEL CORO 
Se alcuno scopreci, 
Se alcun ci vede 
Perduto è il misero, 
Perdute siamo! 
(verso la scena con voce più ferma ad 
Emma) 
Vieni. Rincorati. 
Deserto è il loco. 
Ancor per poco 
Si tremerà. 
 
EMMA COL FANCIULLO 
Eccolo: A voi l'affido. 
Oh dell'afflitta Lesbo amata speme! 
Su te veglin gli Dei! Ver l'antro cupo 
Due il traggan di voi. L'altre qui meco 
Sorveglino il nemico, e calde intanto 
Mandiamo ai sommi Dei preci nel pianto. 
(Partono le due damigelle col fanciullo). 
Ciel pietoso, ciel clemente 
Il bel pegno a te confido! 
Salverai tu l'innocente, 
D'una madre avrai pietà. 
(Sbigottita come chi ode rumore improvviso) 
Ma... che sento? 
(alle compagne) 
alcun s'appressa? 
Ah! correte: i petti imbelli 
A que' barbari opponete: 
Bel morir la vita onora. 
 
CORO 
Pronte siamo. Il sangue ancora 
Sì, per lui si verserà. 
(Le damigelle si volgono verso le avvenute 
della sala, osservando da diverse parti, poi 
tornano). 
Non temer. Serena il ciglio: 
Questa è l'aura. Il regal figlio 
Mentre parli è salvo già. 
 
EMMA 
Ah se è ver, di quel ch'io sento, 
No, più amabile contento 
Non si trova, non si dà. 
 
Scena terza 
Ilo pensieroso, indi Polidoro dalla tomba. 
 
ILO 
A che difendi una sleale, un'empia 
Infelice mio cor? di ardente affetto, 
Che ti strugge per lei, tu fai sentirmi 
La fatal possa ancora? 
Taci, pietà non merta, è rea... che mora! 
Ma intanto il figlio amato 
Chi rende a me? misero padre! ah questo 
De' fulmini del fato è il più funesto! 
(Resta immerso ne suoi pensieri). 
 
POLIDORO 
(sulla soglia della tomba) 
Meglio morir, che viver sempre oppresso 
Da crudi affanni. Oh mia Zelmira! è l'alma 
Lunge da te trista così, che ognora 
Ti predice sciagure. Ah no, non voglio 
Più palpiti soffrir. Che val la vita, 
Se tutto già perdei? 
Fia la morte sollievo a' mali miei. 
(S'inoltra. Ilo si scuote, guarda verso la 
tomba). 
 
ILO 
Ma chi da quella tomba 
Avanza il piè? Numi possenti! è un sogno? 
(Riconosce Polidoro, che ravvisandolo si 
slancia al suo seno). 
È una illusione? 
 
POLIDORO 
Ilo! e fia ver? mio figlio! 
Ah! mi è dato il vederti 
Pria di chiuder le luci? 
 
ILO 
Io non m'inganno! 
Padre! tu vivi? e di Zelmira indegna 
Non cadesti tu vittima? 
 
POLIDORO 
Rispetta 
L'alta virtù di lei... misera figlia! 
Deggio ad essa i miei giorni: in quella tomba 
Seppe celarmi, e poi 
All'oppressore Azor finse ch'io m'era 
Chiuso colà, di Cerere nel tempio 
Da' sacerdoti cinto, 
E quel sacro recinto allor quell'empio 
Alle fiamme dannò. 
 
ILO 
Dunque è innocente 
La sposa mia? 
 
POLIDORO 
La sua filial pietade, 
Non curando i perigli, 
Mi alimentò, mi resse in vita. 
 
ILO 
Ah padre! 
Mi abbraccia! un sol momento 
Ha tutto in me cangiato... 
Innocente Zelmira? oh me beato! 
In estasi di gioia 
Tutto rapir mi sento! 
Non reggo a quel contento, 
Che già m'inonda il cor! 
 
POLIDORO 
Di tante pene e tante 
Che tollerai finora, 
Così felice istante 
Temprando va il rigor! 
 
ILO e POLIDORO 
Piacere inesprimibile! 
Oh quanto sei soave! 
Pace tu rendi all'anima, 
Già oppressa dal dolor! 
 
ILO 
Vieni: le navi frigie 
Ti fian di asilo, intanto 
Che co' miei prodi Antenore 
Io scenda a debellar. 
 
POLIDORO 
Tu solo... io inerme... i perfidi 
Nemici, che si aggirano 
A noi d'intorno... ah vittima 
Potrei di lor restar. 
 
ILO 
Ebben di nuovo celati: 
Tu mi vedrai qui rapido 
Tornar co' miei... 
 
POLIDORO 
No ...lasciami... 
Corri a salvar Zelmira... 
 
ILO 
A sì bel voto aspira 
Il tenero mio amor. 
 
ILO e POLIDORO 
Tu accresci il mio/suo coraggio 
O amico Ciel pietoso! 
Splenda sereno un raggio 
Dopo sì lungo orror! 
(Ilo parte sollecitamente verso il lido; 
Polidoro rientra nel suo nascondiglio). 
 
Scena quarta 
Zelmira, indi Emma; in osservazione 
Antenore e Leucippo con guardie. 
 
ZELMIRA 
Chi sciolse i lacci miei? forse conobbe 
Ilo la mia innocenza, e dal tiranno 
Mi ottenne libertà. Padre! tu ignori 
Le pene mie, l'arrivo 
Del mio sposo a te caro... Emma! a che giungi 
Frettolosa così? 
 
EMMA  
Lieta novella... 
 
ANTENORE  
(Si ascolti.) 
 
ZELMIRA  
E quale? 
 
EMMA 
Io vidi 
Ilo, che verso il lido 
Muovea veloce il piè: s'arresta, e ratto 
Mi dice... "Ah! vola alla mia sposa... il padre 
Fia salvo, ed io fra poco 
Contento il condurrò nel suo bel seno..." 
E veloce sparì come un baleno. 
 
ZELMIRA 
Che narri? ah che la gioia 
Mi tronca il favellar... 
 
ANTENORE 
(a Leucippo) 
(Ed Ilo in salvo 
Già trasse Polidor?) 
 
LEUCIPPO 
(Con lui non era: 
Il vidi anch'io; l'errore 
Giovi a' nostri disegni.) 
 
ZELMIRA 
E come? e quando 
Scovrì l'asil del padre? 
 
EMMA 
Il Ciel pietoso 
Un mezzo prodigioso 
Forse a svelarlo oprò. 

 
ZELMIRA 
Ah! ch'io respiro! 
Sul suo naviglio, spero, 
Ilo l'avrà condotto. 
 
ANTENORE 
(Aita, o sorte!) 
(Si fa innanzi con Leucippo) 
Ah mentitrice! è il fallo tuo palese: 
Vive ancor Polidoro, e'l tuo consorte 
Già salvo il rende in su le frigie navi. 
 
ZELMIRA 
Sì... trema o mostro! a fulminarti è armato 
Vindice braccio... sì... respira ancora 
Per tuo estremo cordoglio 
Il Re di Lesbo, e tornerà sul soglio. 
 
LEUCIPPO 
Tutta seppi la trama, 
Che a nasconderlo ordisti: 
Tu dal tempio di Cerere il salvasti 
In quello di Diana, e Forba, il primo 
Ministro della Diva, 
E l'accolse, e 'l nascose. 
 
ANTENORE 
Ebben costui 
Cada svenato, e sull'istante. 
 
ZELMIRA 
Oh quanto 
Tu sei lungi dal ver! Forba non era 
Di tal virtù capace. Il padre io sola 
Là nella tomba, che la cener serra 
Degli avi suoi, cauta celai. 
 
LEUCIPPO 
Guerrieri! 
Il colpo è fatto! mi seguite. 
(Entra rapidamente nella tomba colle guardie). 
 
ANTENORE 
Ah indegna! 
Ti sei tradita. 
 
ZELMIRA  
Oimè! 

 
ANTENORE 
Più non ti giova 
Il disegno sagace. 
 
ZELMIRA 
Ah! qual m'invade 
Fremito orrendo! e fosse mai possibile? 
 
ANTENORE 
Vedilo! è Polidoro 
(mostrandole il padre, che vien guidato 
dalle guardie). 
Già in mio poter... 
 
ZELMIRA 
Oh me infelice! oh furie! 
Ah che diss'io! 
 
Scena quinta 
Polidoro, condotto da Leucippo, e guardie. 
 
POLIDORO 
Sì, mi uccidete, o barbari, 
Ma presso alla mia figlia. 
 
ZELMIRA 
Oh sventurato! 
Io stessa... io sì... la barbara son io. 
Che tronca i giorni tuoi... morte! a che tardi? 
Fa' che mi uccida il mio crudele affanno! 
 
EMMA e POLIDORO 
Oh momento! 
 
ANTENORE  
(Oh piacer!) 
 
LEUCIPPO  
(Felice inganno!) 
 
ANTENORE 
(a Polidoro) 
Ne' lacci miei cadesti, 
(a Zelmira) 
Già l'artifizio è vinto: 
E il genitore estinto 
A' piedi tuoi cadrà. 
 
POLIDORO 
Se del mio sangue hai sete, 
Spietato! il colpo appresta; 
Di morte è più molesta 
A me la tua viltà. 
 
ZELMIRA 
Me sola uccidi... io sola 
Seppi smaltir l'inganno... 
Io del tuo cor tiranno 
Sfidai la crudeltà. 
 
LEUCIPPO 
No... fia maggior tormento 
Per te vederlo oppresso... 
 
EMMA 
(Oh di furore eccesso! 
Oh nuova iniquità!) 
 
ZELMIRA e POLIDORO 
(Ah! m'illuse un sol momento! 
Mi credei felice appieno, 
Ma sparì qual nebbia al vento 
La speranza dal mio cor.) 
 
ANTENORE e LEUCIPPO 
(Più del fato io non pavento, 
A me fausto arride appieno, 
E sparì qual nebbia al vento 
Ogni tema dal mio cor.) 
 
EMMA 
(L'ha sedotta un sol momento, 
E perduto ha il genitor.) 
 
Scena sesta 
I guerrieri di Mitilene si avanzano, recando 
un'urna; le donzelle accorrono. 
 
GUERRIERI 
Di Azor le ceneri 
Quest'urna serra: 
Abbatti, atterra 
Chi lo svenò. 
 
ANTENORE 
(additando Zelmira) 
Ecco la perfida, 
La traditrice, 
Che all'infelice 
Morte recò. 
 
GUERRIERI  
Cada quell'empia... 
 
POLIDORO  
Fermate... ah no... 
 
EMMA e DONZELLE 
(prostrate ad Antenore) 
Sospendi il fulmine... 
 
ANTENORE, LEUCIPPO e GUERRIERI 
Strage! vendetta! 
 
EMMA e DONZELLE 
Ti parli all'anima, 
Signor, pietà! 
 
ANTENORE, LEUCIPPO e GUERRIERI 
Rigor... giustizia, 
Giammai pietà. 
 
POLIDORO 
(alle donzelle) 
A chi voi supplici? 
A un oppressore? 
Allontanatevi. 
Qual rea viltà? 
 
ANTENORE 
(alle guardie) 
Oscuro carcere 
L'eroe rinchiuda, 
Che la sua audacia 
Frenar non sa. 
 
ZELMIRA 
Me ancora o barbari, 
Me trascinate... 
 
EMMA e DONZELLE 
Oh qual perfidia. 
Qual empietà! 
 
ZELMIRA e POLIDORO 
(ad Antenore) 
De' nostri torti il vindice 
Avrem nel cielo alfine: 
Veggo strisciar la folgore 
Che sul tuo crin cadrà. 

 
ANTENORE e LEUCIPPO 
Ma de' celesti il fulmine 
Succeda al vostro fine, 
Ma ognun di voi pria vittima 
Del mio/suo furor cadrà. 
 
EMMA e DONZELLE 
Oh desolata patria! 
Sotto le tue rovine 
Un rio destino infausto 
Ognor ti opprimerà. 
 
GUERRIERI 
L'ira che accende l'anima, 
No, più non ha confine! 
L'orgoglio di quei perfidi 
Più divampar la fa! 
(I guerrieri conducono Zelmira e Polidoro). 
 
LEUCIPPO 
(Periglioso è l'indugio: Ilo potria 
Giunger co' suoi fra poco, e allora... 
 
ANTENORE 
(Vieni, 
Là nel carcere istesso 
Cada pria della figlia il padre oppresso.) 
(Viano). 
 
EMMA 
Voliam, compagne, al lido: 
Tutto ad Ilo fia noto: egli si affretti 
A salvar gl'infelici. 
(Vedendolo giungere) 
Oh ciel pietoso! 
Tu qui volgi i suoi passi. 
(Incontrandolo) 
Ah Prence! accorri.: 
Alla consorte, al padre sventurato 
Sovrasta orribil fato... 
 
Scena settima 
Ilo ed Eacide, seguiti da numerosa schiera, e dette. 
 
ILO  
Emma... non sai... 
 
EACIDE 
(dirigendosi alla tomba) 
Lascia ch'ei vada... 
 
EMMA 
È Polidoro in preda 
Dell'empio usurpator 
 
ILO  
Stelle! 
 
EACIDE  
E chi mai 
 
EMMA 
Ah! fu Zelmira istessa, 
Che per fatale inganno 
L'asil del padre palesò. 
 
ILO  
Qual colpo! 
 
EMMA 
Or di entrambi la morte 
Antenore minaccia: un solo istante 
Può forse agl'infelici esser funesto. 
 
ILO 
Santi Numi del Ciel! che giorno è questo! 
(Parte rapidamente co' suoi; Emma e le altre 
lo sieguono). 
 
Orrido sotterraneo. 
 
Scena ottava 
Polidoro è svenuto su di un sasso. Zelmira 
dolente gli è al fianco; infine tutti gli attori 
che saranno indicati. 
 
ZELMIRA 
Oh padre! il duol, l'affanno 
Ti oppresse i sensi: ah torna in vita!... almeno 
Gli ultimi voti miei, Cielo! deh ascolta... 
Fa' ch'ei figlia mi chiami un'altra volta. 
 
POLIDORO 
(rinviene) 
Chi mi richiama alle sventure? 
 
ZELMIRA 
Un Nume 
Che le mie preci accolse. 

 
POLIDORO 
Ah! già deciso 
È il nostro fato. 
 
ZELMIRA 
Oh barbaro consorte! 
Così tu ne abbandoni 
Al nemico furor! 
(Si sente aprire una porta). 
Antenore! Leucippo! 
 
POLIDORO 
Ah! strider sento 
La ferrea porta... 
 
ZELMIRA 
Ecco il momento estremo... 
(Entrano Antenore e Leucippo, i quali 
richiudono la porta). 
 
POLIDORO  
Oh vista! io fremo! 
 
ANTENORE 
Sì... fremi pur... già l'alma è a te presaga 
Del destin che ti attende... 
 
POLIDORO 
Ebbene, appaga 
L'ira che ti arde in sen... 
 
ZELMIRA 
(facendo scudo a suo padre) 
Che fai? rispetta 
Empio! i suoi giorni... e se desio di regno 
Guida a maggiori eccessi 
L'ambizioso tuo cor, di Lesbo il trono 
Polidoro a te cede. 
 
POLIDORO 
Ah! mal conosci, 
Figlia, il tuo genitor... la vita io sprezzo, 
Se costa una viltà. 
 
LEUCIPPO 
Di vani accenti 
Or più il tempo non è. 
(Si ode rumore di armi, voci indistinte e 
vari colpi al muro di prospetto). 
 
CORO 
(di lontano) 
All'armi! all'armi! 
 
ANTENORE  
Ma qual fragor? 
 
LEUCIPPO  
Quai colpi? 
 
ZELMIRA  
Oh Ciel! 
 
POLIDORO  
Che fia? 
 
CORO 
(più vicino) 
Morte all'usurpator! 
 
LEUCIPPO 
Ah! ne tradisci 
Oh ria fortuna! 
 
ANTENORE 
Invendicato almeno 
Io non cadrò 
(Snuda il suo ferro e si scaglia su Polidoro. 
Ardita, Zelmira brandisce un pugnale e 
difende a suo padre. Intanto i colpi 
raddoppiansi e cresce lo strepito di armi). 
 
ZELMIRA 
Non ti appressar! di un ferro, 
Che cauta ognor celai, 
Mi arma ancora la destra un Nume amico. 
 
CORO 
(come sopra) 
Viva Zelmira e Polidoro! 
 
ZELMIRA e POLIDORO 
Oh sorte! 
(Crolla il muro. Si vede parte della piazza 
dall'apertura. Entra da questa rapidamente 
Ilo col ferro nudo, seguito da Eacide, 
guerrieri troiani, popolo di Lesbo armato, 
donzelle ed Emma col piccolo figlio di 
Zelmira. Antenore e Leucippo son disarmati 
e posti in catene). 
 
ILO 
Ah! venite al mio sen, padre, consorte! 
 
ANTENORE  
(Oh dispetto!) 
 
ZELMIRA 
(abbracciandolo) 
Oh piacer! figlio! ti stringo 
Un'altra volta al mio materno seno! 
 
LEUCIPPO  
(Ah! la rabbia mi uccide!) 
 
POLIDORO  
Ah dimmi, o prode... 
 
ILO 
All'apparir de' miei, fido al suo Prence, 
E di sua vita al fortunato annunzio, 
Tutto il popol di Lesbo 
Qual folgore improvvisa 
Sul nemico piombò. 
Sorpresa, incerta 
Mal corre all'armi, e si disperde oppressa 
La schiera ostil: sol mi contrasta audace 
Alla prigion l'ingresso 
Numeroso drappel, ma vinto cede, 
Ed al mio ardor, che di sì cari oggetti 
Mi affrettava allo scampo, 
Fur quelle mura ormai debole inciampo. 
 
ZELMIRA  
Grazie o Numi del Ciel! 
 
POLIDORO  
Quanto a te deggio! 
 
LEUCIPPO 
(ad Antenore) 
Ah! del sangue di Azor si tinse in vano 
Per innalzarti al soglio 
La colpevol mia destra! 
 
ILO 
Ite, o crudeli, 
Alla pena dovuta a' vostri eccessi. 
(Leucippo ed Antenore sono trascinati 
altrove dalle guardie). 

 
ZELMIRA 
Stelle! e fia ver? ah! dopo tante pene 
Un momento di pace a me sen viene! 
(A Polidoro) 
Riedi al soglio: irata stella 
Se ne chiuse a te il sentiero, 
Pura fede, amor sincero 
Ti richiama al tuo splendor; 
Non più affanni in me non sento, 
Ah felice appieno io sono, 
Se serbai la vita, il trono 
All'amato genitor. 
 
CORO DI GUERRIERI e DONZELLE 
(a Polidoro) 
Fia più grato un sì bel dono 
Se a te l'offre il suo gran cor! 
 
POLIDORO 
Sì... mi è grato un tanto dono 
Se mi vien dal tuo bel cor. 
 
ZELMIRA 
Deh circondatemi 
Miei cari oggetti! 
Voi che nell'anima 
Soavi affetti, 
Care delizie 
Destate ognor. 
Ah, sì... compensino 
Sì dolci istanti 
Le pene, i palpiti 
Ch'ebbi finor. 
E dopo il nembo, 
Di pace in grembo 
Respiri in seno 
Sereno il cor. 
 
CORO 
Ah, dopo il turbine 
Di ria procella, 
La gioia, il giubilo 
C'inondi il cor!