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Otello

 
 
Dramma per musica in tre atti 
di Francesco
Berio di Salsa 
 

 
 
ATTO PRIMO 
Reggia di Baldassare. 
 
Scena prima 
Principi e Grandi del regno, poi Zambri. 
Scena: Un atrio apparato, in fondo del quale  
fra alcuni archi vedesi il lido coperto di popolo,  
che attende festoso lo sbarco di Otello. Navi in distanza.  
Doge, Elmiro e Senatori seduti.
 
  
  
POPOLO  
Viva Otello, viva il prode,  
delle schiere invitto duce!  
Or per lui di nuova luce  
torna l'Adria a sfolgorar.  
Lui guidò virtù fra l'armi  
militò con lui fortuna.  
Si oscurò l'Odrisia luna  
del suo brando al fulminar. 
 
  
(Sbarcato Otello, si avanza verso il Doge al suono  
d'una marcia militare, seguito da Iago,e da Rodrigo.)
 
 
  
OTELLO  
Vincemmo, o prodi, I perfidi nemici  
caddero estinti. Al lor fuoror ritolsi  
sicura ormai d'ogni futura offesa  
Cipro, di questo suol  
forza e difesa.  
Null'altro a oprar mi resta. Ecco vi rendo  
l'aaciar temuto; e delle vinte schiere  
depongo al vostro piede armi e bandiere. 
  
DOGE  
Qual premio al tuo valor chieder potrai? 
  
OTELLO  
Mi compensaste assai  
nell'affidarvi in me. D'Africa figlio,  
quí straniero son io; ma se ancor serbo  
un cor degno di voi, se questo suolo  
puì che patria rispetto, ammiro, ed amo,  
m'abbia l'Adria qual figlio: altro non bramo. 
  
IAGO  
(Che superba richiesta!) 
  
RODRIGO  
(Ai voti del mio cor fatale è questa.) 
  
DOGE  
Tu d'ogni gloria il segno  
vincitor trascorresti. Il brando invitto  
riponi al fianco, e già dell'Adria figlio  
vieni trai i plausi a coronar il crine  
del meritato alloro. 
  
RODRIGO  
  
(a Iago)
 
(Che ascolto? ahimè! perduto ho il mio tesoro.) 
  
IAGO  
  
(a Rodrigo)
 
(Taci, non disperar.) 
  
OTELLO  
Confusio io sono  
a tante prove e tante  
d'un generoso amor. Ma meritarle  
poss'io, che nacqui sotto ingrato cielo,  
d'aspetto, e di costumi  
sì diverso da voi? 
  
DOGE  
Nascon per tutto,e rispettiam gli eroi. 
  
OTELLO  
Ah! sì, per voi già sento  
nuovo valor nel petto:  
Per voi d'un nuovo affetto  
sento infiammarsi il cor.  
Premio maggior di questo  
a me sperar no lice.  
  
OTELLO  
(Ma allor sarò felice  
quando il coroni Amor.) 
  
  
(Rodrigo nel massimo dispetto si vorebbe scagliare  
su di Otello: Iago lo trattiene.)
 
  
IAGO  
  
(a Rodrigo)
 
(T'affrena, la vendetta  
cauti dobbiam celar.)  
  
POPOLO  
Non indugiar,  
deh vieni a trionfar. 
  
OTELLO  
(Amor, dirada il nembo  
cagion di tanti affani;  
comincia coi tuoi vanni  
la speme a ravvivar.) 
Ah! sì, per voi già sento, ecc. 
  
SENATORI E POPOLO  
Non indugiar, t'affretta,  
deh vieni a trionfar. 
  
  
(Parte Otello sequito dai Senatori  
e dal popolo.)  
(Entra Elmiro; Iago va in disparte.)
 
  
ELMIRO  
Rodrigo! . . . 
  
RODRIGO  
Elmiro! ah padre mio! deh! lascia  
che un tal nome ti dia, se al mio tesoro  
desti vita sì cara.  
Ma che fa mai Desdemona? . . . che dice? . . .  
Sì ricorda di me? . . . sarò felice? 
  
ELMIRO  
Ah! che dirti poss'io?  
Sospira, piange, e la cagion mi cela  
dell'occulto suo duol. 
  
RODRIGO  
Ma in parte almeno . . . 
  
ELMIRO  
Arrestarmi non posso; odi lo squillo  
delle trombe guerriere:  
Alla pubblica pompa ora degg'io  
volgere il piè; ci rivedremo: addio.  
  
(Parte.)
 
  
RODRIGO  
  
(a Iago)
 
Udisti? 
  
IAGO  
Udii . . . 
  
RODRIGO  
Dunque abbagliato Elmiro  
dalla gloria fallace  
dell'Afro insultator, potrebbe ei forse,  
degenerar dagli avi, a un nodo indegno  
sagrificar l'unica figlia? 
  
IAGO  
Ah, frena,  
frena gl'impeti alfin . . . Iago conosci,  
e diifidi così? Tutti ho presenti  
i miei torti, ed i tuoi: ma sol fingendo  
vendicarci saprem. Se quell-indegno,  
dell'Africa rifiuto,  
or qui tant'alto ascese,  
e pel tuo ben s'accese  
d'occulta, incauta fiamma,  
oppormi a lui saprò. Sol questo foglio.  
basta a domare il suo crudele orgoglio.  
  
  
(Gli porge un foglio.)
 
  
RODRIGO  
Che leggo? e come mai . . . 
  
IAGO  
Per or t'accheta.  
Tutto saprai: ogni ritardo or puote  
render vana l'impresa. 
  
RODRIGO  
Onedggia il core  
fra la speme, lo sdegno ed il timore. 
  
IAGO  
No, non temer, serena  
l'addolorato ciglio:  
Prevenni al tuo periglio,  
fidati all'amistà. 
  
RODRIGO  
Calma sui labbri tuoi  
trova quest'alma opressa,  
ed una sorte istessa  
con te dividerà. 
  
IAGO, RODRIGO  
Se uniti negli affani  
noi fummo un tempo insieme,  
ora una dolce speme  
più stretti ci unirà, sì sì. 
  
RODRIGO  
Nel seno già sento  
risorger l'ardire. 
  
IAGO  
Vicino il contento  
mi pinge il pensier. 
  
IAGO, RODRIGO  
A un'alma, che pena  
si rende più grato  
quant' è più bramato,  
atteso piacer.  
  
(Partono.)
 
 
Scena: Una camera in casa d’ Elmiro 
 
 
EMILIA  
Inutile è quel pianto. Il lungo affanno  
sì transformi in piacer. Carco di allori  
a noi riede il tuo bene. Odi d'intorno  
come l'Adria festeggia un sì bel giorno. 
  
DESDEMONA  
Emilia, ah tu ben sai  
quanto finor penai,  
come quest'alma  
al racconto fedel del suo periglio,  
del suo valore, palpitando, incerta,  
si piangea sul mio ciglio,  
e fra i palpiti miei, fra le mie pene,  
quante volte dicea: Perchè non viene?  
Ed or ch' è me vicino  
mi veggo in preda al più crudel destino. 
  
EMILIA  
E perchè mai? 
  
DESDEMONA  
Sì, questa sua gloria accresce  
in me per lui l'affetto,  
come nel padre mio l'odio e il dispetto. 
  
EMILIA  
Sicura del suo core, ogni altra tema  
inutile si rende. 
  
DESDEMONA  
Ah! ch'io pavento  
ch'ei sospetti di me. Ben ti sovviene  
quando parte tu stessa  
del mio crin recidesti. Ah! che ad Otello  
dono sì caro allor non giunse; il padre  
soprese il foglio, ch'io con man tremante  
a lui vergava. Al suo Rodrigo invece  
diretto il crede: io secondai l'errore;  
ma il labbro il disse,  
e lo smentiva il core.  
Fin da quel di dell'idol mio le usate  
note più non rividi . . . un dubbio atroce  
m'agita, mi confonde . . .  
Chi sa? conobbe ei forse  
pegno sì dolce in mano altrui? me infida  
crede dunque? . . . 
  
EMILIA  
Che dici?  
Timido è Amore, e spesso si figura  
un mal che non esiste, o che non dura. 
  
DESDEMONA  
Vorrei, che il tuo pensiero  
a me dicesse il ver. 
  
EMILIA  
Sempre è con te sincero:  
No, che non dei temer. 
  
DESDEMONA  
Ma l'amistà sovente  
ciò, che desia, si finge. 
  
EMILIA  
Ma un'anima languente  
sempre il dolor si pinge. 
  
DESDEMONA  
Ah! crederti vorrei,  
ma a te s'oppone il cor. 
  
EMILIA  
Credere a me tu dei  
e non fidarti al cor.  
Ah, credi a me. 
  
A DUE  
Quanto son fieri i palpiti  
che desta a noi l'amor!  
Dura un momento il giubilo,  
eterno è il suo dolor. 
  
  
DESDEMONA  
Ma che miro? ecco che incerto i passi  
muove il perfido Iago;  
fuggiam, si eviti; ei rintracciar potria  
sul mio volto l'amor, la pena mia.  
  
(Partono. - Entra Iago.)
 
  
IAGO  
Fuggi . . . sprezzami pur: più non mi curo  
della tua destra . . . un tempo a' voti miei  
utile io la credei . . . Tu mi sprezzasti  
per un vile Africano, e ciò ti basti.  
Ti pentirai, lo giuro:  
Tutti servir dovranno a' miei disegni  
gl'involati d'amor furtivi pegni.  
Ma che veggo! Rodrigo! 
  
RODRIGO  
  
(Entrando)
 
Ah, del mio bene  
il genitor dov'è? 
  
IAGO 
Miralo, ei viene. 
  
(Entra Elmiro.)
 
  
ELMIRO  
Giunto è, Rodrigo, il fortunato istante,  
in cui dovrai di sposo  
dar la destra a mia figlia.  
L'amistà mel consiglia,  
il mio dover, la tua virtude,  
e quel odio ch'io serbo  
per l'African superbo.  
Insiem congiunti  
per sangue, e per amor, facil ne fia  
opporci al suo poter. Ma tu procura  
al padre tuo, che invitto e amato siede  
in su l'Adriaco suolo,  
svelar le trame, e il suo nascosto orgoglio. 
  
RODRIGO  
Ah! sì, tutto farò. 
  
ELMIRO  
Iago, t'affretta  
a compir l'Imeneo. A parte sei  
delle mie brame, e dei disegni miei.  
  
(Iago parte.)
 
  
RODRIGO  
Ah di qual gioia sento acceso il mio petto!  
Ma saro felice? 
  
ELMIRO  
Io tel prometto. 
  
(Rodrigo parte.)
 
Vendicarmi dovrò; né più si vegga,  
che un barbaro stranier con modi indegni  
ad ubbidrlo, ed a servir ne insegni.  
Ma la figlia a me vien . . . 
  
  
(Entra Desdemona.)
 
  
DESDEMONA  
Padre, permetti,  
che rispettosa io baci . . . 
  
ELMIRO  
Ah! figlia, vieni,  
vieni al mio seno. In questo fausto giorno  
dividere vo'teco il mio contento. 
  
DESDEMONA  
(Che mai dirmi potrà? spero e pavento. ) 
  
ELMIRO  
Dal sen saccia ogni duol. Un premio or t'offro  
che caro a te sarà. 
  
DESDEMONA  
(Forse d'Otello l'han calmato i trionfi?) 
  
ELMIRO  
In vaga pompa  
seguirmi or tu dei  
tra novella allegria i passi miei.  
  
(Parte. - Entra Emilia.)
 
  
DESDEMONA  
Comprender io non so, confusa io sono.  
Emilia, in quali tumulti sento il povero cor! 
  
EMILIA  
Che avvenne? 
  
DESDEMONA  
Il padre un premio m'offre e vuole  
che il seno, il crine pomposamente adorno  
festeggi insiem con lui sì fausto giorno.  
Fra la speme e il timor che mi consigli? 
  
EMILIA  
Fingon gli amanti ognor nuovi perigli,  
ma tu non paventar.  
Chi sa d'un padre l'amore in lui parlò.  
Forse d'Otello alla gloria offuscato  
ha l'odio fine in amistà cangiato.  
Vieni, non indugiar. 
  
DESDEMONA  
Ti seguo. Oh Dio,  
palpita intanto il povero cor mio. 
  
Scena: Sala magnificamente adorna. 
(Damigelle, amici e confidenti d'Elmiro.)
 
  
CORO  
Santo Imen! te guida Amore  
due bell'alme ad annodar.  
Dell'amore il dolce ardore  
tu procura di eternar. -  
Senza lui divien tiranno  
il tuo nobile poter. -  
Senza te cagion di affano  
è d'amore ogni piacer. -  
Qual momento di contento!  
Tra l'amore ed il valore  
resta attonito il pensier! 
  
  
(Entrano Elmiro, Desdemona, Emilia e Rodrigo con suo seguito.)
 
  
DESDEMONA  
Dove son? Che mai veggio?  
Il cor non mi tradi! 
  
ELMIRO  
Tutta or riponi  
la tua fiducia in me. Padre a te sono:  
Ingannarti non posso. Eterna fede  
giura a Rodrigo: egli la merta; ei solo  
può renderti felice. 
  
RODRIGO  
Che mai dirà? . . . 
  
EMILIA  
Qual cenno! 
  
DESDEMONA  
(Oh me infelice!) 
  
ELMIRO  
Appaga i voti, miei, in te riposo. 
  
DESDEMONA  
(Oh natura! oh dover! oh legge! oh sposo!) 
  
ELMIRO  
Nel cor d'un padre amante  
riposa, amata figlia,  
è Amor, che mi consiglia  
la tua felicità. 
  
RODRIGO  
Confusa è l'alma mia  
fra tanti dubbi e tanti;  
soli in sì fieri istanti  
reggermi Amor potrà. 
  
DESDEMONA  
Padre . . . tu brami . . . oh Dio! tremo . . .  
che la sua mano accetti?  
(A 'miei tiranni affetti  
chi mai resisterà?) 
  
ELMIRO  
S'arresta! . . . ahimè! . . . sospira!  
Che mai temer degg'io? 
  
RODRIGO  
Tanto soffrir, ben mio,  
tanto il mio cuor dovrà? 
  
DESDEMONA  
Deh taci! 
  
ELMIRO  
Che veggo? 
  
RODRIGO  
Mi sprezza! 
  
ELMIRO  
Resiste. 
  
RODRIGO E DESDEMONA  
Oh ciel! da te chieggo  
soccorso, pietà. 
  
ELMIRO  
Deh giura. 
  
DESDEMONA  
Che chiedi? 
  
RODRIGO  
Ah vieni . . . 
  
DESDEMONA  
Che pena! 
  
ELMIRO  
Se al padre non cedi,  
punirti saprà. 
  
RODRIGO  
Ti parli d'amore:  
Non essermi infida.  
Quest'alma a te fida  
più pace non ha. 
  
ELMIRO  
D'un padre l'amore  
ti serva di guida:  
Al padre t'affida  
che pace non ha. 
DESDEMONA  
Di sorte il rigore  
a pianger mi guida.  
Quest'alma a lui fida  
più pace non ha. 
  
RODRIGO  
Ti parli d'amore, ecc. 
  
  
(Entra Otello nel fondo della scena, seguito da alcuni suoi compagni.)
 
  
OTELLO  
L'infida, ahimè che miro?  
Al mio rivale accanto! . . . 
  
SEGUITO DI OTELLO  
Taci! 
  
RODRIGO  
Ti muova il pianto mio,  
ti muova il mio dolor. 
  
ELMIRO  
  
(a Desdemona)
 
Risolvi . . . 
  
OTELLO  
Io non resisto! 
  
SEGUITO DI OTELLO  
Frenati! 
  
ELMIRO  
Ingrata figlia! 
  
RODRIGO, DESDEMONA  
Oh, Dio! chi mi consiglia?  
Chi mi dà forza al cor? 
  
TUTTI  
Al rio destin rubello  
chi mai sottrarla può? 
  
ELMIRO  
Deh giura . . . 
  
OTELLO  
  
(avanzandosi)
 
Ah ferma . . . 
  
TUTTI  
Otello! . . .  
Il core in sen gelò! 
  
ELMIRO  
Che brami? 
  
OTELLO  
Il suo core . . .  
Amore mel diede,  
e Amore lo chiede,  
Elmiro, da te. 
  
ELMIRO  
Che ardire! 
  
DESDEMONA  
Che affanno! 
  
RODRIGO  
Qual'alma superba! 
  
OTELLO  
  
(a Desdemona)
 
Rammenta . . . mi serba  
intatta la fè. 
  
RODRIGO  
E qual dritto mai,  
perfido! su quel core  
vantar con me potrai,  
per renderlo infedel? 
  
OTELLO  
Virtù, costanza, e amore,  
il data giuramento . . . 
  
ELMIRO  
Misero me! che sento?  
Giurasti? 
  
DESDEMONA  
È ver: giurai . . . 
  
ELMIRO E RODRIGO  
Per me non hai più fulmini,  
inesorabil Ciel! 
  
ELMIRO  
Vieni. 
  
OTELLO  
T'arresta! 
  
RODRIGO  
Invano  
l'avrai tu, mio nemico . . . 
  
ELMIRO  
Figlia! . . . ti maledico . . . 
  
TUTTI  
Ah! . . . che giorno d'orror!  
Incerta l'anima  
vacilla e geme,  
la dolce speme  
fuggi dal cor. 
  
RODRIGO  
Parti, crudel. 
  
OTELLO  
Ti sprezzo. 
  
  
(Elmiro prende Desdemona, e protetto da suoi,  
la conduce via. Ella rimirando con dolcezza Otello,  
s'allontana da lui.)
 
  
DESDEMONA  
Padre! . . . 
  
ELMIRO  
Non v' è perdono. 
  
RODRIGO  
Or or vedrai chi sono.  
Vedrai. 
  
OTELLO  
Paventa il mio furor!  
Paventa. 
  
TUTTI  
Smanio, deliro e tremo.  
No, non fu mai più fiero  
d'un rio destin severo  
il barbaro tenor!

ATTO SECONDO

Scena: Giardino 
  
 
DESDEMONA  
Lasciami. 
  
RODRIGO  
È dunque vano  
il mio dolor, l'ira del padre. 
  
DESDEMONA  
Ah vanne! Io per te sol sono infelice. 
  
RODRIGO  
Oh Dio! mon dirmi così.  
Se mai per me sereni  
io veggo a scintillar questi occhi tuoi,  
farò, bel Idol mio, ciò che tu vuoi. 
  
DESDEMONA  
Placami dunque il padre.  
Rendimi l'amor suo,  
mostra nel petto  
qual grand'alma rinchiudi e generosa. 
  
RODRIGO  
Ma Otello, Otello adori. 
  
DESDEMONA  
Io gli son sposa. 
  
RODRIGO  
Che ascolto? ahimè, che dici? 
Ah! come mai non senti  
pietà de' miei tormenti?  
del mio tradito amor!  
Ah! come mai non senti  
pietà del mio tormento,  
del mio tradito amor,  
perchè pietà, oh Dio non senti  
del mio tradito amor? 
Ma se costante sei  
nel tuo rigor crudele,  
se prezzi i preghi miei,  
sparò con questo braccio  
punire il traditor.  
Ah! come mai non senti, ecc. 
  
 DESDEMONA  
M'abbandonò, disparve.  
Oh me infelice!  
Che ma farò?  
Restar degg'io?  
Seguirlo? terribil incertezza!  
Ah! chi m'aita, chi mi consiglia?  
Ah! vieni, Emilia, vieni,  
soccorrimi, previeni  
l'ultima mia rovina. 
  
EMILIA  
Che avvenne! Oh Ciel! perchè così cosi tremante? 
  
DESDEMONA  
Io perderò per sempre il caro amante. 
  
EMILIA  
Chi tel rapisce? 
  
DESDEMONA  
Il suo rival, Rodrigo: a lui svelai,  
che sposa . . . 
  
EMILIA  
Ah! che facesti? 
  
DESDEMONA  
È tardo il pentimento;  
in sì fatal momento  
sol m'addita un cammin onde sicura  
possa giungere a lui. 
  
EMILIA  
Ma se sorpressa sei, se il genitore . . . 
  
DESDEMONA  
Più riguardi non ho, non ho più tema,  
presente è il suo periglio al mio pensiere.  
Salvisi, a lui mi chiama il mio dovere.  
  
(parte)
 
  
EMILIA  
Ella a perdersi va; sequir io deggio,  
sola che fo se giunge il padre . . .  
Ah? prima le mie compagne,  
le sue fide de amiche avvertire si denno.  
Alcun soccorso posso almeno sperare  
in qual cimento.  
È questo core in sì fatal momento! 
  
(Parte. - Entra Otello.)
 
  
OTELLO  
Che feci? . . . over mi trasse  
un disperato amor! io gli posposi  
la gloria, l'onor mio!  
Ma che! . . . mia non è forse? . . . in faccia al Cielo  
fede non mi giurò? Non diemmi in pegno  
la sua destra, il suo cor? . . .  
Potrò lasciarla?  
Obbliarla potrò? . . . Potrò soffrire  
vederla in braccio ad altri,  
e non morire?  
  
(Entra Iago.)
 
  
IAGO  
Perchè mesto così? . . . scuotiti. Ah mostra,  
che Otello alfin tu sei. 
  
OTELLO  
Lasciami in preda  
al mio crudo destin.  
  
IAGO  
Del suo rigore  
hai ragion di langarti:  
Ma tu non dei, benchè nemico il Fato,  
cader, per nostro scorno, invendicato. 
  
OTELLO  
Che mai far degg'io? 
  
IAGO  
Ascoltami . . . che pensi?  
In te stesso ritorna . . .  
I tuoi trionfi di difesa ti son,  
sono bastanti i tuoi nemici ad atterrir . . .  
a farti sprezzare ogni altro affetto. 
  
OTELLO  
Quai terribili accenti!  
L'interrotto parlare,  
i dubbi tuoi, l'iressoluto volto,  
in quanti affanni involto  
hanno il povero cor! 
  
IAGO  
Spiegati. 
  
OTELLO  
Ah! non tenermi in sì fiera incertezza. 
  
IAGO  
Altro dirti non so: dai labbri miei  
altro chieder non dei. 
  
OTELLO  
Chieder non deggio? . . . Oh Dio! Quanto s'accresce  
il mio timor dal tuo silenzio! . . . Ah forse  
l'infida . . . 
  
IAGO  
Ah placa alfin, placa i rimorsi tuoi. 
  
OTELLO  
Tu m'uccidi così. Meno infelice sarei  
se il vero io conoscessi. 
  
IAGO  
Ebbene, il vuoi? T'appagherò . . .  
Che dico? io gelo! 
  
OTELLO  
Parla una volta! 
  
IAGO  
Oh qual arcan' io svelo!  
Ma l'amistà lo chiede,  
io cedo all' amista, Sappi . . .  
  
OTELLO  
Ah, taci! ohimè! tutto compresi. 
  
IAGO  
E che farai? 
  
OTELLO  
Vendicarmi, e morir. 
  
IAGO  
Morir non dei,  
e in disprezzarla avrai  
vendetta intera. 
  
OTELLO  
Ma non tremenda e fiera,  
qual'io bramo, quale amor richiede . . .  
Ma sicuro son io del suo delitto?  
Ah! se tal fosse . . . quale in me . . . Tu Iago,  
mi comprendi, ed il tradirmi or fora  
delitto ancora in te. 
 

 
IAGO  
Che mai pensi?  
Confuso io son . . . ti parli  
questo foglio per me.  
  
(Gli dà un foglio.)
 
  
OTELLO  
Che miro! oh Dio!  
Sì! di sua man son queste  
le crudeli d'amor cifre funeste. 
Non m'inganno; al mio rivale  
l'infedel vergato ha il foglio;  
più non reggo al mio cordoglio!  
Io mi sento lacerar. 
  
IAGO  
  
(e stesso)
 
(Già la fiera gelosia  
versò tutto il suo veleno,  
tutto già gl'inonda il seno,  
e mi guida a trionfar.) 
  
OTELLO  
  
(legge)
 
"Caro bene" . . . e ardisci, ingrata? 
  
IAGO  
(Nel suo ciglio il cor il leggo.) 
  
OTELLO  
"Ti son fida" . . . Ahimè! Che leggo?  
Quali smani io sento al cor! 
  
IAGO  
(Quanta gioia io sento al cor!) 
  
OTELLO  
"Di mia chioma un pegno" . . . Oh Cielo! 
  
IAGO  
(Cresce in lui l'atroce affetto.) 
  
OTELLO  
Dov'è mai l'offerto pegno? 
  
IAGO  
Ecco . . . il cedo con orror!  
  
OTELLO  
No, più crudele un'anima . . . 
  
IAGO  
(No, più contenta un'anima . . . ) 
  
OTELLO, IAGO  
No, che giammai si vide! 
  
OTELLO  
Il cor mi si divide  
per tante crudeltà. 
  
IAGO  
(Propizio il ciel m'arride:  
L'indegna ah! si, cadrà.) 
  
OTELLO  
Che far degg'io? 
  
IAGO  
Ti calma. 
  
OTELLO  
Lo speri invano 
  
IAGO  
Che dici? che dici? 
  
OTELLO  
Spinto da furie ultrici  
punirla alfin saprò. 
  
IAGO  
Ed oserai? . . . 
  
OTELLO  
Lo guiro. 
  
IAGO  
E l'amor . . . 
  
OTELLO  
Io più nol curo. 
  
IAGO  
T'affida, i tuoi nemici  
or dunque abbatterò. 
  
OTELLO  
L'ira d'avverso fato  
io più non temerò. 
  
IAGO  
(L'ira d'avverso fato  
temer più non dovrò.) 
  
OTELLO  
Morrò, ma vendicato.  
Sì, . . . dopo lei morrò. 
  
IAGO  
(Di lui trionferò.)  
  
(Parte)
 
  
OTELLO  
E a tanto giunger puote  
un ingannevol cor! . . . Ma chi s'avanza? 
  
(Entra Rodrigo)
 
Rodrigo . . . e che mai brami? 
  
RODRIGO  
A te ne vengo  
tuo nemico, se il voui,  
se al mio voler tu cedi,  
tuo amico, e difensor. 
  
OTELLO  
Uso non sono  
a mentire, a tradir. Io ti disprezzo  
nemico, o difensor. 
  
RODRIGO  
(Oh che baldanza!)  
Non mi conosci ancor? 
  
OTELLO  
Ti conosco,  
perciò non ti pavento;  
sol disprezzo, il ripeto, io per te sento. 
  
RODRIGO  
Ah vieni, nel tuo sangue le offese  
vendicherò:  
Se un vano amor t'accese,  
distruggerlo saprò. 
  
OTELLO  
Or ora vedrai qual chiudo  
giusto furor nel seno:  
Sì, vendicarmi appieno  
di lei, di te dovrò. 
  
A DUE  
Qual gioia! all'armi! all'armi!  
Il traditor giàa parmi  
veder traffito al suol. 
  
  
(Desdemona giunge.)
 
  
DESDEMONA  
  
(arrestandoli)
 
Ahimè! fermate, udite . . .  
Solo il mio cor ferite,  
cagion di tanto duol. 
  
RODRIGO, OTELLO  
Che fiero punto è questo!  
L'indegna a me d'innante!  
Pinta ha sul reo sembiante  
tutta l'infedeltà. 
  
DESDEMONA  
Che fiero punto è questo!  
L'ingrato a me d'innante!  
Non cangia di sembiante,  
non sente ancor pietà. 
  
OTELLO  
Deh seguimi. 
  
RODRIGO  
Ti seguo. 
  
OTELLO  
Son pago alfin. 
  
DESDEMONA  
T'arresta. 
  
OTELLO  
Vanne. 
  
DESDEMONA  
Che pena è questa!  
Che fiera crudeltà!  
Perchè da te mi sacci? . . .  
Qual barbaro furore,  
così ti accende il core,  
che vaneggiar ti fa? 
  
OTELLO  
Ah perfida? E ardisci . . . 
  
RODRIGO  
T'affretta. 
  
DESDEMONA  
Che mai sento! 
  
A TRE  
Più barbaro tormento  
di questo non si dà. 
  
DESDEMONA  
Ah per pietà! 
  
OTELLO  
Mi lascia. 
  
DESDEMONA  
Ma che ti feci mai? 
  
OTELLO  
Or ora lo saprai . . . 
  
RODRIGO  
Mi segui. 
  
OTELLO  
Ti seguo. 
  
DESDEMONA  
Ah per pietà! 
  
OTELLO  
Mi lascia. 
  
DESDEMONA  
Ma che ti feci mai? 
  
OTELLO  
Vedrai, vedrai.  
(Ah, finge l'indegna ancor!) 
  
RODRIGO  
Tra tante smanie e tante  
quest'alma mia delira,  
vinto è l'amor dall'ira,  
spira vendetto il cor. 
  
DESDEMONA  
Quest'alma che delira  
sui labbri miei già spira:  
Sento mancarmi il cor! 
  
OTELLO, RODRIGO  
Tra tante smanie e tante, ecc. 
  
DESDEMONA  
Quest' alma che delira, ecc. 
  
RODRIGO  
All'armi! 
  
DESDEMONA  
Fermate! 
  
OTELLO  
Che gioia! che gioia! 
  
DESDEMONA  
Ah fermate, ah fermate!  
deh sentite almen pietà!  
  
EMILIA  
Desdemona!  
Che veggo! al sol giacente . . .  
Pallor di morte le ricpore il volto . . .  
Misera, che farò? chi mi soccorre?  
Quale aiuto recarle?  
Ah tu dell'alma mia parte più cara,  
ascoltami, deh, riedi a questo seno!  
La tua amica ti chiama . . .  
Ahi non risponde.  
Gelo è il petto e la man.  
Chi me l'invola? quel barbaro dov'è?  
Vorrei . . . Che miro!  
Apre i languidi lumi . . .  
Oh ciel, respiro. 
  
DESDEMONA  
Chi sei? . . . 
  
EMILIA  
Non mi conosci? 
  
DESDEMONA  
Emilia! 
  
EMILIA  
Ah quella,  
quella appunto son'io.  
Un più fatal periglio . . .  
Segui i miei passi. 
  
DESDEMONA  
Ma protrò  
rivederlo? . . . Ah se nol sai . . .  
Vanne, corri, procura . . . 
  
EMILIA  
E che mai chiedi? 
  
DESDEMONA  
Non so . . .  
Confusa, oppressa  
in me non sò più ritrovar me stessa! 
Che smania. Oimè! che affanno!  
Chi mi soccorre, oh Dio!  
Per sempre, ahi, l'idol mio  
perder così dovrò!  
Barbaro ciel tiranno!  
Da me se lo dividi,  
salvalo almen; me uccidi;  
contenta io morirò. 
  
(Entrano le damigelle)
 
Qual nuova a me recate? . . .  
Men fiero, se parlate,  
sì rende il mio dolor. 
  
CORO DI DAMIGELLE  
Freme il mio core e tace. 
  
DESDEMONA  
De' detti ah! più loquace  
è quel silenzio ancor! 
  
DAMIGELLE  
Freme il mio core e tace. 
  
DESDEMONA  
Che smania. Oimè, ecc.  
Deh parlate, l'idol mio . . .  
Men fiero, ecc.  
  
(Si avanzano i confidenti.)
 
Ah ditemi almen voi . . . 
 

 
CORO DI CONFIDENTI  
Che mi saper tu voi? 
  
DESDEMONA  
Se vive il mio tesoro. 
  
CONFIDENTI  
Vive, serena il ciglio . . . 
  
DESDEMONA  
Salvo dal suo periglio? . . .  
Altro non brama il cor. 
  
  
(Entra Elmiro.)
 
  
ELMIRO  
Qui! . . . indegna! 
  
DESDEMONA  
Il genitore! 
  
ELMIRO  
Del mio tradito onore  
come non hai rossor? 
  
DAMIGELLE, CONFIDENTI  
Oh ciel! qual nuovo orror! 
  
DESDEMONA  
L'error d'un'infelice,  
ah Padre, mi perdona.  
Se il padre m'abbandona,  
da chi sperar pietà? 
  
ELMIRO  
No, che pietà non merti.  
Vedrai fra poco, ingrata,  
qual pena è riserbata  
per chi virtù non ha. 
  
DESDEMONA  
A quel severo aspetto  
più reggere non so. 
  
DAMIGELLE  
Come cangiar nel petto  
può il suo paterno affetto,  
cangiato in crudeltà? 
  
CONFIDENTI  
Se nutre nel suo petto  
un impudico affetto,  
giusta è la crudeltà. 
  
ELMIRO  
Odio, furor, dispetto  
han la pietà nel petto  
cangiata in crudeltà.

ATTO TERZO 
Scena: Una stanza da letto in casa d'Elmiro.  
Emilia e Desdemona, in semplicissime vesti abbandonata  
su di una sedia, ed immersa nel più fiero dolore.
 
 
 
DESDEMONA  
Ah! 
  
EMILIA  
Dagli affanni oppressa  
parmi fuor di sé stessa,  
Che mai farò? . . . chi mi consigilia? oh Cielo! . . .  
Perchè tanto ti mostri a noi severo? 
  
DESDEMONA  
(Ah no; di rivederlo io più non spero!) 
  
EMILIA  
Rincorati, m'ascolta . . . In me tu versa  
tutto il duol. Nell'amistà soltanto  
puoi ritrovare alcun conforto. Ah! parla . . . 
  
DESDEMONA  
Che mai dirti poss' io? . . .  
Ti parli il mio dolor, il pianto mio. 
  
EMILIA  
(Quanto mi fai pietà! . . .)  
Ma almen procura,  
da saggia che tu sei,  
di dar tregua per poco alle tue pene. 
  
DESDEMONA  
Che dici? che mai pensi? In odio al Cielo,  
al mio padre, a me stessa . . . in duro esilio  
condannato per sempre il caro sposo . . .  
Come trovar poss' io tregua, o riposo? 
  
  
(Sentesi da lungi il gondoliere.)
 
  
GONDOLIERE  
"Nessun maggior dolore  
Che ricordarsi del tempo felice  
Nella miseria." 
  
  
(Desdemona a quel canto si scuote.)
 
  
DESDEMONA  
Oh come infino al core  
giungon quei dolci accenti!  
  
(Alzasi, e con trasporto sì avvicina alla finestra.)
 
Chi sei che così canti? . . . Ah tu rammenti  
Io stato mio crudele. 
  
EMILIA  
È il Gondoliere, che cantando inganna  
il cammin sulla placida laguna  
pensando ai figli, mentre il ciel s'imbruna. 
  
DESDEMONA  
Oh lui felice! almen ritorna al seno,  
dopo i travagli, di colei ch'egli ama.  
Io più tornavi, no, non potrò. 
  
EMILIA  
Che miro!  
S'accresce il suo dolor . . . 
  
DESDEMONA  
Isaura! . . . Isaura! 
  
EMILIA  
Essa l'amica apella,  
che all'Africa involata, a lei vicina  
qui crebbe, e qui moria. 
  
DESDEMONA  
Infelice tu fosti  
al par di me. Ma or tu riposi in pace. 
  
EMILIA  
Oh quanto è ver, che ratti a un core oppresso  
sì nudriscon gli affani! 
  
DESDEMONA  
Oh tu del mio dolor dolce instrumento!  
Io ti riprendo ancora;  
e unisco al mesto canto  
i sospiri d'Isaura, ed il mio pianto. 
(Prende la sua arpa.)
 
Assisa a' piè d'un salice,  
immersa nel dolore,  
gemea traffita Isaura  
dal più crudele amore:  
L'aura tra i rami flebile  
ne ripetva il suon.  
I ruscelletti limpidi  
a' caldi suoi sospiri,  
il mormorio mesceano  
de' lor diversi giri:  
L'aura fra i rami flebile  
ne ripetva il suon.  
Salce d'amor delzia!  
Ombra pietosa appresta,  
di mie sciagure immemore,  
all'urna mia funesta;  
nè più ripeta l'aura  
de' miei lamenti il suon. 
Che dissi! . . . Ah m'ingannai! . . .Non è del canto  
questo il lugubre fin. M'ascolta . . .  
  
(Un colpo di vento spezza alcuni vetri della finestra.)
 
Oh Dio!  
Qual mai strepito è questo!  
Qual presagio funesto! 
  
EMILIA  
Non paventar; rimira:  
Impetuoso vento è quel, che spira. 
  
DESDEMONA  
Io credeva che alcuno . . . Oh come il Cielo  
s'unisce a' miei lamenti! . . .  
Ascolta il fin de' dolorosi accenti. 
Ma stanca alfin di spargere  
mesti sospiri, e pianto,  
morì l'afflitta vergine  
ahi! di quel salce accanto.  
Ma stanca alfin di piangere  
morì . . . che duol! l'ingrato . . .  
Oimè . . . ma il pianto  
prosebguir non mi fa. Parti, ricevi  
da' labbri dell'amica il bacio estremo. 
  
EMILIA  
Oh che dici! Ubbidisco . . . oh come tremo! 
  
  
(Parte.)
 
  
DESDEMONA  
Deh calma, o Ciel, nel sonno  
per poco le mie pene,  
fa, che l'amato bene  
mi venga a consolar.  
Se poi son vani i prieghi,  
di mia breve urna in seno.  
di pianto venga almeno  
il cenere a bagnar.  
  
(Cala la tendina e si getta sul letto.) 
  
(Otello s'introduce nella stanza di Desdemona,  
per una segreta porta, tenendo in mano una lucerna,  
ed un pugnale.)
 
  
OTELLO  
Eccomi giunto inosservato, e solo  
nella stanza fatal . . . Iago involomni  
al mio vicin periglio. Egli i miei passi  
dirigere qui seppe.  
Il silenzio m'addita  
ch'ella di mia partenza omai sicura  
sogna il rivale, e più di me non cura.  
Quanto t'inganni,  
egli or al suol traffitto . . .  
Che dico! Ah tu sol compli il mio delitto. 
  
(Rimane per un momento attonito,  
indi si avvicina al letto, ed apre le tendine.)
 
Che miro! ahimè! quegli occhi, abbenchè chiusi,  
pur parlano al cor. Quel volto, in cui  
natura impresse i più bei pregi suoi,  
mi colpisce, m'arresta. Ma se mio più non è,  
perchè serbarlo, struggasi . . . -  
E chi mai puote  
riprodurne l'egual! È sua la colpa,  
se il mio temuto aspetto l'allontana da me?  
Perchè un sembiante, barbaro Ciel, non darmi  
in cui scolpito si vedesse il mio cor?  
Forse . . . ch'allora . . . Che dico . . .  
  
(S'allontana dal letto.)
 
E il tradimento  
non merta il mio rigor? Mora l'indegna!  
(avvicinandosi di nuovo al letto.)  
Ahi! trema il braccio ancor! crudele indugio!  
  
(rimirando il lume)
 
Eccone la cagion . . . tolgasi . . .  
  
(Spegne il lume.)
 
Oh notte che mi riedi sul ciglio, eternamente  
colle tenebre tue copri l'orrore  
di questo infausto giorno. 
  
DESDEMONA  
  
(in sonno)
 
Amato ben! 
  
OTELLO  
Che sento? A chi quel nome?  
Sogna, o è pur desta?  
  
(Un lampo che passa a traverso della finestra  
gli mostra ch'ella dorme.)
 
Ah! che tra' lampi il cielo  
a me più chiaro il suo delitto addita,  
e a compir la vendetta il ciel m'invita.  
  
(Un forte tuono si ascolta. Desdemona si desta,  
e tra frequenti lampi riconosce Otello.)
 
Indegna! 
  
DESDEMONA  
Ahimè! . . . che veggo? . . .  
Come mai qui giungesti? . . .  
Come tu puoi? . . . ma no . . . contenta t'offro  
inerme il petto mio,  
se più quell'alma tua pietà non sente . . . 
  
OTELLO  
La tradisti, o crudel! 
  
DESDEMONA  
Sono innocente. 
  
OTELLO  
Ed osi ancor, spergiura! . . .  
Più frenarmi non so. Rabbia, dispetto  
mi trafiggono a gara. 
  
DESDEMONA  
Ah padre! ah che mai feci!  
È sol colpa la mia di averti amato.  
Uccidimi, se vuoi, perfido, ingrato!  
Non arrestare il colpo . . .  
Vibralo a questo core,  
sfoga il tuo reo furore,  
intrepida morrò. 
  
OTELLO  
Ma sappia pria che mori,  
per tuo maggior tormento  
che già il tuo bene è spento,  
che Iago il trucidò. 
  
DESDEMONA  
Iago! che ascolto? . . . oh Dio!  
Fidarti a lui potesi?  
A un vile traditor? 
  
OTELLO  
Ah! vile! . . . Ben comprendo  
perchè così t'adiri;  
ma inutili i sospiri  
or partono dal cor. 
  
  
(I lampi continuano.)
 
  
DESDEMONA  
Ah crudel! 
  
OTELLO  
Oh rabbia! Io fremo! 
  
DESDEMONA  
Ah! qual giorno! 
  
OTELLO  
il giorno estremo . . . 
  
DESDEMONA  
Che mai dici? 
  
OTELLO  
A te sarà. 
  
(Comincia il temporale.)
 
Notte per me funesta.  
Fiera crudel tempesta!  
Accresci coi tuoi fulmini,  
col tuo fragore orribile  
accresci il mio furor! 
  
DESDEMONA  
Notte per me funesta!  
Fiera crudel tempesta!  
Tu accresci in me co' fulmini,  
il tuo fragore orribile  
accresci i palpiti, e l'orror. 
  
(Il temporale cresce.)
 
Oh Ciel! se me punisci  
è giusto il tuo rigor. 
  
  
(I tuoni cessano, i lampi continuano.)
 
  
OTELLO  
Tu d'insultarmi ardisci!  
Ed io m'arresto ancor? 
  
DESDEMONA  
Uccidimi . . . t'affretta,  
saziati alfin crudel! 
  
OTELLO  
Si compia la vendetta.  
  
(La trafigge col pugnale.)
 
  
DESDEMONA  
Ahimè! . . . 
  
OTELLO  
Mori, infedel! 
Che sento . . . Chi batte? 
  
LUCIO  
  
(interno)
 
Otello! 
  
OTELLO  
Qual voce!  
  
(Entra Lucio.)
 
Occultati, atroce  
rimorso, nel cor.  
Rodrigo? 
  
LUCIO  
Egli è salvo. 
  
OTELLO  
E Iago? 
  
LUCIO  
Perisce. 
 

 
OTELLO  
Chi mai lo punisce? 
  
LUCIO  
Il Cielo, l'Amor . . . 
  
OTELLO  
Che dici? che dici? tu credi? 
  
LUCIO  
Ei stesso le trame,  
le perfide brame  
sorpeso svelò. 
  
OTELLO  
Che mai dici? Che mai dici? 
  
LUCIO  
Ah, già tutti, deh mira contenti . . . 
  
OTELLO  
A tanto tormento resister no sò. 
  
  
(Entrano il Doge, Elmiro e Rodrigo.)
 
  
DOGE  
Per me la tua colpa  
perdona il Senato. 
  
ELMIRO  
Io riedo placato  
qual padre al tuo sen. 
  
RODRIGO  
Il perfido Iago  
cangiò nel mio petto  
Io sedgno in affetto;  
ti cedo il tuo ben. 
  
OTELLO  
Che pena! 
  
CORO  
Che gioa! 
  
DOGE  
Accogli nel core . . . 
 

 
RODRIGO  
Il publico amore,  
la nostra amistà. 
  
ELMIRO  
La man di figlia . . . 
  
OTELLO  
La man di tua figlia . . .  
Sì . . . unirmi a lei deggio.  
Rimira.  
  
(Si uccide.)
 
  
ELMIRO  
Che veggio . . . 
  
OTELLO  
Punito m'avrà . . . 
  
RODRIGO, DOGE, ELMIRO, CORO  
Ah!