Torna alla Homepage

Torna ai Libretti d'Opera

Armida

 
 
Dramma per musica in tre atti 
di Giovanni Schmidt 
 

 
 
ATTO PRIMO 
 
Campo di battaglia. In distanza la città di Gerusalemme. 
 
Scena prima 
Le trombe annunziano la presenza del 
supremo duce, ed i Franchi, uscendo dalle 
respettive tende, si schierano, facendogli i 
militari onori. Comparisce Goffredo dalla 
sua tenda, accompagnato da un numero di 
paladini primari. 
 
CORO DI PALADINI 
Lieto, ridente 
Oltre l'usato, 
In oriente 
Si mostra il dì. 
 
PARTE DEL CORO 
Forse la gloria, 
Di pace allato, 
La tua vittoria 
Previen così. 
 
TUTTO IL CORO 
La tua vittoria 
Previen così. 
 
GOFFREDO 
Ah! no: sia questo 
Di tregua il giorno; 
Dover funesto 
Si compirà. 
Arditi, all'ire 
Farem ritorno. 
Per or l'ardire 
Ceda a pietà. 
 
CORO DI PALADINI 
Arditi, all'ire 
Farem ritorno. 
Per or l'ardire 
Ceda a pietà. 
 
GOFFREDO 
Sì, guerrieri, fian sacre 
All'estinto Dudon le nostre cure. 
Funebre pompa all'onorata salma 
Oggi la tomba dia. Laudi, sospiri 
E tributo di pianto 
Abbia l'eroe, che sul finir di vita 
Il sentier di virtude agli altri addita. 
 
Scena seconda 
Eustazio. I precedenti. 
 
EUSTAZIO 
Germano, a te richiede 
Donna real, piangente, 
Or di venirti al piede 
Aita ad implorar. 
 
GOFFREDO 
Venga. 
(Eustazio parte). 
Maggior conforto 
Che in sollevare un core 
Assorto nel dolore, 
Alma non può trovar. 
 
CORO DI PALADINI 
Suol di virtude in porto 
L'esempio tuo, signore, 
Ogni anima guidar. 
 
Scena terza 
Preceduta e seguita da molti guerrieri, fra' 
quali Eustazio, comparisce Armida sopra 
un cocchio, accompagnata da Idraote sotto 
spoglie di privato, e da picciol seguito di 
Damasceni a cavallo.
 
Ognuno le se affolla d'intorno. 
 
CORO GENERALE 
Quell'astro mattutino, 
Forier de' rai del giorno, 
Di tanta luce adorno 
Non si mostrò finor. 
 
Del volto peregrino 
L'angelica possanza 
Ogni splendore avanza, 
Offusca ogni splendor. 
(Armida scende, e guidata da 
Eustazio si presenta a Goffredo). 
 
ARMIDA 
Signor, tanto il tuo nome ovunque suona, 
Che fino a' tuoi nemici 
Avvien che desti in petto 
Sensi di maraviglia e di rispetto. 
Del trono di Damasco in me l'erede 
(La cui sventura eccede 
Ogni più ria sventura) io ti presento. 
Il barbaro Idraote, 
Di sangue a me congiunto, il serto avito 
Non sol pensa involarmi, 
Che insidia i giorni miei. 
Se magnanimo sei, che tal ti credo, 
Quanto sei valoroso, 
Da te sperar mi giova il mio riposo. 
 
GOFFREDO 
Principessa gentil, che far poss'io? 
Parla. 
 
ARMIDA 
La tua pietade 
Io reclamo. Fra tanti, 
Che qui ti fan corona, eccelsi eroi, 
La desolata Armida 
Dieci eletti campioni a te richiede. 
Questi a ripormi in sede 
Bastanti son. Fedele il popol mio, 
Attende solo chi l'inciti all'armi; 
E se avvien ch'io mi mostri di Damasco 
Con tai prodi alle mura, 
Duce, la mia fortuna è appien sicura. 
(Abbassandogli occhi, con finta umiltà 
aspetta la risposta di Goffredo).
 
 
IDRAOTE (Che dirà?) 
 
EUSTAZIO 
(Quella voce, i mesti accenti 
Penetran l'alma mia.) 
 
GOFFREDO 
(dopo aver pensato) 
Reina, senti. 
In servigio del cielo, 
Sangue e sudor da noi si spande. Rieda 
In libertà Sionne; su quel monte 
Di nostra fede ondeggi 
Il venerato segno, 
E poi si pensi al tuo perduto regno. 
(Armida mostra di piangere, Idraote freme, 
Eustazio ed un numero di paladini danno 
segni di rammarico). 
 
ARMIDA 
Sventurata! or che mi resta 
Se pietà non trovo in te? 
Della morte, più funesta 
È la vita omai per me. 
 
GOFFREDO 
Calma il duolo; per te spenta 
La speranza ancor non è. 
La promessa mia rammenta: 
Prendi in pegno la mia fé. 
 
IDRAOTE 
(Non tradirmi, amica speme; 
Non stancarti o mio furor.) 
 
EUSTAZIO e CORO 
(Non ha core chi non geme 
Al suo pianto, al suo dolor.) 
 
ARMIDA 
(Per me ognun sospira e geme 
Preda omai d'un folle amor.) 
(A Idraote) 
Vieni. 
 
EUSTAZIO  
Dove? 
 
ARMIDA 
Ove mi guida 
Il rigor d'avversa stella. 
 
EUSTAZIO 
(ad Armida) 
Ferma... 
 
IDRAOTE Ahi misera donzella! 
 
EUSTAZIO 
Deh! german, pietà d'Armida. 
 
CORO 
(a Goffredo) 
Deh! pietà di lei, signor. 
 
GOFFREDO 
(Or che farò? Ceder dovrò? 
M'assisti, o ciel.) 
 
ARMIDA 
Speme non ho, 
Regger non so... 
Fato crudel! 
 
EUSTAZIO e IDRAOTE 
(Chi può soffrir 
Il suo martir, 
Alma non ha.) 
 
CORO 
Veder languir 
Infra' sospir 
Real beltà... 
 
EUSTAZIO, IDRAOTE e CORO 
(Oh crudeltà!) 
 
GOFFREDO 
(M'assisti, o ciel.) 
 
ARMIDA  
Fato crudel! 
 
CORO  
Signor, pietà. 
 
EUSTAZIO 
German, se togli al campo 
Breve drappel di noi, 
Non fia che rechi inciampo 
De' Franchi al trionfar. 
All'oppugnate mura 
Restino i duci eroi; 
Guerrier noi di ventura, 
Possiam per lei pugnar. 
 
IDRAOTE 
Pietà, dover c'invita 
Gli oppressi a sollevar. 

 
CORO 
Gloria il sentier ci addita 
Che noi dobbiam calcar. 
 
GOFFREDO 
(dopo breve pausa) 
Cedo al comun desio: 
Fian paghi i voti suoi. 
 
ARMIDA  
E sarà ver? 
 
ARMIDA, EUSTAZIO e IDRAOTE 
(Cor mio, 
Al fin potrai sperar.) 
 
ARMIDA 
Per me propizio il fato, 
Rallenta il suo rigore. 
Ah! sì, questo mio core 
Comincia a respirar. 
 
TUTTI, fuorché GOFFREDO 
Per te propizio il fato, 
Rallenta il suo rigore. 
Armida, il tuo bel core 
Cominci a respirar. 
 
GOFFREDO 
(Un moto inusitato, 
Un gelido timore, 
Presagio di dolore, 
Mi sento in sen destar.) 
Cedei, guerrieri, è ver; però vogl'io 
Che dalla vostra schiera 
Si elegga un successor del duce spento. 
Ei scelga a suo talento 
Fra voi dieci campioni. Il chiesto dono 
Sappia ciascuno che si concede a lei 
Da' vostri sì, non da' consigli miei. 
(Goffredo parte con seguito di guerrieri, e le schiere 
si ritirano. Frattanto un numero di paladini va con 
Eustazio in disparte e parlano alquanto fra loro). 
 
Scena quarta 
Eustazio, Armida, Idraote, paladini, ecc., 
Gernando. 
 
EUSTAZIO 
(avanzandosi) 
Opportuna è la scelta: 
Successor di Dudon Rinaldo sia. 
 
GERNANDO 
(Rinaldo!... Il vero ascolto?... Oh rabbia!) 
 
ARMIDA 
(Oh nome! 
Caro nome e fatal!) 
 
IDRAOTE 
(sotto voce ad Armida) 
Questi è l'oggetto 
In cui, prima d'ogni altro, oggi vorrei, 
Per antico desio, 
Sbramar lo sdegno. 
 
ARMIDA  
(Questi è l'Idol mio.) 
 
EUSTAZIO 
Real donzella, il campo 
A te per or serva d'asilo. Accinto 
Ad obbedirti fia ciascuno. 
 
ARMIDA 
(Ho vinto.) 
(Accompagnata da Eustazio, Armida 
entra in una delle principali tende con 
Idraote, col seguito de' Damasceni e 
con parecchi paladini). 
 
EUSTAZIO 
Compagni, al suon di più festose grida 
Si proclami Rinaldo. 
(Parte col rimanente de' paladini). 
 
Scena quinta 
Gernando. 
 
GERNANDO 
Oh sorte infida! 
Come! a Dudon costui succede? Il grado, 
Che vanto a me recar potea, fia suo?... 
Ti scuoti al fin, Gernando; 
Un italo garzon soffrir potrai 
Che tanto a te sovrasti?... Ah! non sia mai. 
Non soffrirò l'offesa, 
Per questa spada il giuro; 
Alma di gloria accesa 
L'ire frenar non sa. 
E questi son gli allori 
Dovuti a' miei sudori? 
Ahi quale, avverso il fato, 
Cruda mercé mi da! 
 
VOCI IN DISTANZA  
Viva Rinaldo!... 
 
GERNANDO 
Oh affanno! 
Decisa è la mia sorte. 
 
VOCI COME SOPRA 
...L'eroe ch'egual non ha! 
 
GERNANDO 
Oh duol ch'egual non ha! 
Fiero destin tiranno! 
 
ALTRE VOCI 
Viva Rinaldo, il forte. 
Splendor di nostra età. 
 
GERNANDO 
Ah! tutti v'unite, 
Miei sdegni, in quest'alma, 
Che, priva di speme, 
La calma perdé. 
Miei sdegni, venite: 
Vi bramo con me. 
(Parte). 
 
Scena sesta 
Idraote, Armida. 
 
IDRAOTE 
Sorte ci arride. Ove celata stassi 
La fida schiera, i passi 
A diriger t'affretta. 
Dell'Asia la vendetta a che non posso 
Compiere appien! 
 
ARMIDA 
Fra' lacci, 
Dieci non sol, ma cento 
Fia che portino il piè. Nutre ciascuno, 
Di Goffredo a dispetto, 
Nell'anelante petto 
Di seguirmi il desir. 

 
IDRAOTE  
Ma di Rinaldo... 
 
ARMIDA  
Ah! 
 
IDRAOTE  
Sospiri! perché? 
 
ARMIDA  
Facil ti credi 
Quell'anima domar? 
 
IDRAOTE 
La miglior preda 
Fia che manchi a Idraote? 
 
ARMIDA 
Eccolo... (Oh come 
Mi balza il cor!) Deh! vanne... (Ove son io!) 
Spera... chi sa?... 
 
IDRAOTE 
Figlia diletta, addio. 
(Parte dal campo). 
 
Scena settima 
Rinaldo, Armida. 
 
RINALDO 
Principessa, sei tu! Nel rivederti 
Qual gioia provo... e qual affanno insieme! 
I tuoi disastri intesi, e il cor ne geme. 
Ah! perché mai non cadde 
Sionne ancor! Forse al rapito soglio 
D'appianarti la strada 
Saria l'onor concesso a questa spada. 
Ma sdegnosa mi guardi, e non rispondi? 
 
ARMIDA 
Nello stato in cui sono, 
Opre, non vani detti, a me fan d'uopo. 
Oh quanto è mai diverso 
Dal tuo questo mio cor! Barbari noi 
Chiama la vostra Europa; 
Ma barbaro non è colui che vita 
Può dare a un'infelice, e non l'aia? 
 
RINALDO 
Senti: l'altrui favore 
Duce mi vuol di prode schiera... Vedi, 
Colpa non ho se fra' seguaci tuoi... 
 
ARMIDA 
Taci... non proseguir; schernirmi vuoi? 
 
RINALDO 
Io schernirti? T'inganni. 
Dal dì che ti mirai, 
Rispetto e... (quasi amor dicea) serbai. 
(Ah pur troppo l'adoro!) 
 
ARMIDA  
Va', spietato! 
 
RINALDO  
Di che m'accusi? 
 
ARMIDA 
Fingi 
Non comprender miei detti? o ti scordasti 
Quando in ermo sentiero 
Smarrito cavaliero, e in qual momento?... 
 
RINALDO 
Tutto, non dubitar, tutto rammento. 
Tua magica possanza 
Sottrasse i giorni miei 
De' nemici al furor. Grata quest'alma, 
Costante la memoria 
Ognor ne serberà. 
 
ARMIDA 
Ma in cupo obblio 
Riponesti però l'affetto mio. 
Sì, d'Armida l'affetto, 
Che la sua debolezza 
Ti fe' palese. E qual mai frutto ottenni? 
Un marcato disprezzo, 
Un crudele abbandon... 
 
RINALDO 
Cessa, deh! cessa 
Di trafiggermi, Armida. 
Se da te volsi il piè, bellica tromba 
Al campo m'invitò, bellico ardore, 
Desio di gloria. 
 
ARMIDA  
E me qui trasse amore. 
 
RINALDO 
Amor... (Possente nome! 
Come risuoni, oh come 
Su quel soave labbro, 
Nel mio dolente cor.) 
 
ARMIDA 
Sì, amor... Se un'alma fiera 
Ti diè natura in sorte, 
Recami pur la morte, 
E in me fia spento amor. 
 
RINALDO  
Armida... (Oh ciel!) 
 
ARMIDA  
Che vuoi? 
 
RINALDO  
Chiede il destin... 
 
ARMIDA  
Che mai? 
 
RINALDO 
Ch'io fugga i tuoi be' rai: 
Dover mel comandò. 
 
ARMIDA 
Fuggirmi!... Eppur gli eroi 
Sovente amor piagò. 
 
RINALDO 
(Vacilla a quegli accenti, 
Manca la mia costanza. 
Misero! più speranza 
Di libertà non ho.) 
 
ARMIDA 
(Vacilla a questi accenti, 
Manca la sua costanza. 
La dolce mia speranza 
Perduta ancor non ho.) 
 
RINALDO 
Ah! non poss'io resistere... 
Sì, t'amero costante. 
 
ARMIDA 
Oh inaspettato giubilo! 
Oh fortunato istante! 
 
ARMIDA e RINALDO 
Cara/Caro, per te quest'anima 
Prova soavi palpiti, 
Ch'io esprimere non so. 
(Partono). 
 
Scena ottava 
Gernando, alcuni paladini. 
 
GERNANDO 
(accennando Rinaldo che va con Armida) 
Ecco il guerriero, il duce, 
Il primier degli eroi, 
Quel Rinaldo a ragion scelto da voi. 
Oh quanti, oh quanti allori 
Mieter per lui dovrete! 
L'invincibil suo brando 
Di gloria al tempio già sospeso io miro. 
Eccovi di sue gesta un chiaro segno: 
Vincitor di donzelle, eroe ben degno! 
 
CORO DE' PALADINI 
Non proseguir; rispetta, 
Signor, la sua virtù. 
 
GERNANDO 
Virtù! s'inganna 
Chi trovarla in lui spera. 
Virtù in Rinaldo! 
 
Scena nona 
Rinaldo. I precedenti. 
 
RINALDO 
(nell'atto di traversare il campo si ferma) 
(Il nome mio!) 
 
GERNANDO 
Costui 
Di che mai può vantarsi? 
Osa forse agguagliarsi a chi si pregia 
D'ampio dominio e popoli soggetti? 
Oh! l'eroe si rispetti, 
Ch'altro non ha che sterile retaggio 
D'avi e scettri remoti. 
Bella, grande è la scelta 
Che in lui faceste; ei meritava il dono 
D'esservi duce; in ver, lieto ne sono. 

 
RINALDO  
(Indegno!) 
 
GERNANDO 
E l'accettò? Folle! ah, tant'osa 
Signor d'indegno stato, 
Signor, che nella serva Italia è nato! 
 
RINALDO  
(Io fremo.) 
 
GERNANDO 
E non pensaste 
Che l'ombra di Dudone, 
Mentre in questo superbo i lumi gira, 
Freme lassù nel ciel di nobil ira? 
 
CORO DE' PALADINI 
Prode è Rinaldo. 
 
GERNANDO 
Stolta 
Temerità, furore, 
Non già valor guerriero 
In lui chi mai non vede? 
 
RINALDO 
(avanzandosi) 
Ah menzognero! 
Se pari agli accenti 
Hai l'anima audace, 
T'accingi, mendace, 
Quel brando a impugnar. 
(Snuda la spada). 
 
GERNANDO 
Ch'io tema il tuo sdegno? 
Indegno, t'inganni. 
Son pronti a' tuoi danni 
La destra e l'acciar. 
(Fa lo stesso). 
 
Scena decima 
Compariscono da tutt'i lati paladini e 
guerrieri d'ogni rango. Armida. I precedenti. 
 
CORO GENERALE 
Fermate... 

 
RINALDO  
Sgombrate... 
 
ARMIDA  
(Rinaldo in periglio! ...) 
 
ARMIDA e CORO 
Ah! prodi, cessate... 
 
RINALDO e GERNANDO 
Non odo consiglio. 
Invan l'ira mia 
Si tenta frenar. 
(I due paladini si azzuffano; Rinaldo 
incalza Gernando dietro alle tende). 
 
Scena undicesima 
I precedenti, fuorché Gernando. 
 
RINALDO 
(di dentro) 
Muori... 
 
CORO 
Oh colpo! 
(Tutti verso la parte dove sono andati i 
due combattenti). 
 
ARMIDA 
(andando incontro a Rinaldo) 
Che facesti! 
 
RINALDO 
(retrocedendo) 
Quell'indegno è già punito. 
Di Rinaldo fu schernito, 
Vendicato fu l'onor. 
 
CORO 
Oh sventura! Crudo scempio! 
Qual esempio di terror! 
 
ARMIDA 
Che terribile momento! 
Ah! m'opprime il mio dolor! 
 
CORO 
Sappia il duce il caso orrendo. 
(Partono tutti, fuorché Rinaldo e Armida). 
 
Scena dodicesima 
Armida, Rinaldo. 
 
ARMIDA  
Ah! paventa... 
 
RINALDO  
Qui l'attendo. 
 
ARMIDA 
Va', t'ascondi al suo rigor. 
Deh! se cara a te son io, 
Non espor sì bella vita. 
 
RINALDO 
Se non cedo al tuo desio, 
Il dover a ciò m'invita. 
 
ARMIDA 
Come, oh dio, mi trema il cor! 
 
RINALDO 
Idol mio, serena il cor! 
 
Scena tredicesima 
Paladini amici di Gernando, paladini amici 
di Rinaldo circondando Goffredo, guerrieri 
accorsi da ogni lato. l precedenti. 
 
PRIMO CORO 
Vieni, o duce, punisci l'errore. 
 
ARMIDA 
(a Rinaldo) 
Ah! mio ben... 
 
GOFFREDO  
Giusto ciel, che ascoltai! 
 
SECONDO CORO 
Di Rinaldo fu leso l'onore: 
 
PRIMO CORO 
Furibondo, ei l'acciaro impugnò. 
 
SECONDO CORO 
Provocato, ei l'acciaro impugnò. 
 
GOFFREDO 
Dove mai quest'iniquo s'aggira? 
 
RINALDO 
Tal non sono. Rinaldo rimira. 
 
GOFFREDO  
Empio! trema. 
 
RINALDO  
Delitti non ho. 
 
ARMIDA 
(Non tradirmi, speranza fallace.) 
 
CORO 
La discordia coll'orrida face 
Vasto incendio nel campo arrecò. 
 
GOFFREDO 
Porgi a' lacci, ad esempio de' rei, 
Quella destra furente ed infida. 
 
RINALDO 
Questa mano alle palme, a' trofei, 
Non a' lacci finor s'avvezzò. 
 
ARMIDA 
(sotto voce a Rinaldo) 
Vanne: i passi precedi d'Armida; 
A momenti seguirti saprò. 
 
TUTTI fuorché ARMIDA e RINALDO 
Un astro di sangue 
Dall'etra s'affaccia; 
Ogni alma già langue, 
L'agghiaccia il dolor. 
Caligin d'intorno 
Intorbida il giorno, 
E al campo minaccia 
Affanni, terror. 
 
RINALDO 
(M'invita la sorte, 
S'afferri il suo crine. 
Possenti, divine 
Ritorte d'amor, 
In voi solo affida 
La speme il mio cor.) 
(Parte). 
 
ARMIDA 
(Amica la sorte 
Mi porge il suo crine. 
Possenti, divine 
Ritorte d'amor, 
Armida vi affida 
La speme del cor.)

 
 
ATTO SECONDO 
 
Orrida selva. Framezzo ad alcune piante 
vedesi il mare in distanza. 
 
Scena prima 
Astarotte e coro di demoni, sorgendo di 
sotto terra. 
 
CORO 
Alla voce d'Armida possente 
Acheronte varcammo e Cocito. 
Questo muto ed inospite lito 
Per nostr'opra animar si dovrà. 
 
ASTAROTTE e PARTE DEL CORO 
Su, consorti, qui fermisi il piede, 
Qui spegnete le orribili tede, 
Deponete il vipereo flagello; 
Tanto impone chi legge ne dà. 
 
TUTTO IL CORO 
Al prodigio d'Armida novello 
Tutto ligio l'inferno sarà. 
 
PARTE DEL CORO 
D'Idraote la regia nipote 
Suol dell'ombre frenare il muggito. 
 
ALTRA PARTE DEL CORO 
Han possanza sue magiche note 
D'addoppiar l'ululato, il ruggito 
ove meta il dolore non ha. 
 
TUTTO IL CORO 
Questo muto ed inospite lito 
Per nostr'opra animar si dovrà. 
 
ASTAROTTE 
Sovr'umano potere. 
Numi del tetro abisso, or qui ci chiama. 
D'ogn'intorno la fama 
Il nome spande di Rinaldo, il primo 
Fra' temuti campioni 
Di colui che su gli astri, 
Per nostra pena eterna, 
Il tutto a suo piacer move e governa. 
Pur d'amoroso laccio il guerrier forte 
Preda rimase; Armida osò rapirgli 
Senno, onor, libertà, per far che manchi 
Degli aborriti Franchi 
Il maggior brando al capitan supremo, 
E per toglier Sionne al fato estremo. 
Il secondarla, o numi, 
Non fra lieve per noi? Nell'opre nostre 
Il re dell'ombre affida; 
Per noi tremi Goffredo, esulti Armida. 
 
CORO 
Di ferro e fiamme cinti, 
Contra il celeste impero 
Là nel superno tetto 
Sai che pugnammo un dì. 
È ver, cademmo vinti; 
Ma del valor primiero 
Non anco a noi nel petto 
Il germe inaridì. 
(Comparisce dall'alto una nube). 
 
ASTAROTTE 
Ebben, l'istante è giunto 
Da porre in opra e possa e ardir. Mirate, 
S'appressa Armida. Ascoso, 
Di sua magica verga ognun di voi 
Al sibilo sia presto; 
Del nostro maggior nume il cenno è questo. 
(Spariscono). 
 
Scena seconda 
Giunta a terra la nube si dilegua e presenta 
un carro tirato da due draghi, su cui Armida 
e Rinaldo.
 
Armida converte il carro in un seggio di fiori. 
I draghi spariscono. Rinaldo è quasi fuori di 
sé dalla sorpresa. 
 
RINALDO  
Dove son io!... 
 
ARMIDA  
Al fianco mio. 
 
RINALDO Oh me beato! 
 
ARMIDA  
Mio bel tesor! 
 
RINALDO  
Se tuo mi chiami... 
 
ARMIDA  
Caro, se m'ami, 
 
ARMIDA e RINALDO 
Sfido del fato 
Tutto il rigor. 
 
ARMIDA 
Mio ben, questa che premi 
Della Fortuna è l'isola nomata, 
Sol nota a me. 
Qui si deponga omai 
Ogni nostro rancore, 
E qui tutto respiri e pace e amore. 
Brama di rivederti, 
Speme di possederti, all'altrui voglie 
Ceder mi fe', non già crudel desio. 
Finsi col franco duce 
Mio malgrado, e il tuo brando 
Le catene troncando 
A' miei seguaci amanti, 
D'Idraote e di me punì la trama. 
 
RINALDO 
Vedi il mio cor se t'ama: 
Tutto vada in obblio; solo 
Idraote io colpevol estimo. 
Or non si pensi 
Che al nostro mutuo amor... 
Ma prigioniero 
Perché guidarmi in orrida foresta? 
 
ARMIDA 
No; d'Amor la reggia è questa, 
Ecco il centro del piacer. 
(Al cenno d 'Armida la scena si cangia nell'interno 
d'un Magnifico palagio. Larve in sembianza 
di genii, di ninfe, d'amorini e di piaceri 
ingombrano la scena, formando varii gruppi). 
 
CORO 
Sì, d'Amor la reggia è questa, 
Questo è il centro del piacer. 
 
ARMIDA e RINALDO 
[(A quell’/quest’alma tal portento 
Sembra un sogno lusinghier. 
A sì strano e lieto evento 
Si confonde il suo pensier.) 
 
ARMIDA, RINALDO e CORO 
Si, d'Amor la reggia è questa, 
Quest'è il centro del piacer.] 
 
ALCUNE NINFE 
Canzoni amorose, 
Carole festose, 
Cantate, formate, 
Seguaci d'Amor. 
 
TUTTE LE NINFE 
Canzoni amorose, 
Carole festose, 
Cantiamo, formiamo, 
Seguaci d'Amor. 
(Succedono le danze, di quando in quando 
intrecciate col canto. Gli amorini presentano 
a Rinaldo ghirlande di fiori) 
 
ARMIDA 
D'Amore al dolce impero 
Natura ognor soggiace. 
Dov'è quell'alma audace 
Che non apprezzi Amor? 
Chi, misero, non sente 
La fiamma sua possente, 
Di smalto ha il core in petto, 
O mai non ebbe un cor. 
 
CORO 
Dov'è quell'alma audace 
Che non apprezzi Amor? 
 
ARMIDA 
Gli augei tra fronde e fronde 
Spiegano amor col canto; 
Aman perfin dell'onde 
I muti abitator. 
Aman le crude belve 
Là tra le ircane selve, 
Son per amor feconde 
Le stesse piante ancor. 
 
CORO 
Dov'è quell'alma audace 
Che non apprezzi Amor? 

 
ARMIDA 
La fresca età sen fugge, 
È la beltade un lampo, 
Ché l'una e l'altra strugge 
Il tempo vorator. 
Dunque godete amanti 
De' vostri liet'istanti, 
Or che vi ride in volto 
Di giovinezza il fior. 
(Armida siede accanto a Rinaldo). 
 
CORO 
Ah! sì, godete amanti 
De' vostri liet'istanti, 
Or che vi ride in volto 
Di giovinezza il fior. 
 
(Armida, onde estinguere nel cuore di 
Rinaldo ogni avanzo d'ardore di gloria, per 
vie più destarvi quello dell'amore, fa 
comparire una larva sotto le sembianze di 
giovine guerriero, circondato da più 
leggiadre ninfe, le quali a gara si accingono 
a sedurlo. Egli vuole schernirsi da' loro vezzi; 
ma la voluttà, impossessandosi a grado a 
grado di lui, fa che finalmente si lasci 
togliere le sue guerriere insegne, sostituendo 
ad esse il serto e le ghirlande di fiori). 
 
DANZA e CORO GENERALE 
Tutto spira d'Armida all'aspetto 
Pace, amore, diletto, amistà. 
Tutto al regno d'Armida è soggetto, 
Tutto cede ove impera beltà. 

 
ATTO TERZO 
 
Giardino incantato, in cui mostrasi in tutto il 
suo aspetto la semplice natura. Piante 
abbondanti di frutta, siepi e cespugli pieni 
d'ogni sorta di fiori; acque correnti, altre 
stagnanti sulle quali veggonsi in moto diversi 
augelli; altri augelli di vivaci colori 
svolazzano d'albero in albero; da un lato 
alcune spelonche coperte di musco; il 
prospetto è limitato da amene colline 
e valli ombrose adiacenti. 
 

Scena prima 
Ubaldo, Carlo. 
 
UBALDO 
Come l'aurette placide 
Spiran fra l'erbe e i fiori! 
 
CARLO 
Par che d'amor favellino 
Lieti gli augei canori 
A noi d'intorno. 
 
UBALDO  
E l'eco che risponde... 
 
CARLO  
E il mormorio dell'onde... 
 
UBALDO e CARLO 
Tutto a noi par che dica: 
Sacro a natura amica 
Ecco il soggiorno. 
Ma no: d'orribil arte 
Questi gl'inganni sono; 
Dell'empio averno è dono 
Ciò che natura appar. 
Qui l'atro crine anguifero 
Scuoton le fiere Eumenidi, 
Che di velen mortifero 
Van Paure ad infettar. 
 
UBALDO 
Oh quanto, amico, d'Ascalona al saggio 
Tenuti siam! Lungo tragitto parve 
A noi breve cammino. 
Fu soccorso divino 
Quest'aurea verga e questo scritto. 
 
CARLO 
In fuga 
Il serpente custode ed ogni fera 
Che ci contese il passo, 
Volger vedemmo. 
A compiere or ci resta 
Il desiato fin di nostra impresa. 
 
UBALDO 
Qui (lo scritto il palesa) 
Vedrem Rinaldo a un folle amore in preda. 

 
CARLO 
Ah! voglia il ciel ch'ei ceda 
Agl'inviti d'onor. 
 
UBALDO  
Solingo è il loco. 
 
CARLO 
T'inganni. A noi sen viene 
Stuol di ninfe leggiadre. Odi concento... 
(Lenta armonia, che a grado a grado 
s'avvicina e rinforza). 
 
UBALDO 
Di fermezza e d'ardir quest'è il momento. 
 
Scena seconda 
Larve in sembianze di ninfe, cantando e 
danzando. I precedenti. 
 
CORO 
Qui tutto è calma, 
Delizia, amor; 
Qui trova un'alma 
Scampo al dolor. 
 
PARTE DEL CORO 
Qui l'atre sfere 
Non han potere, 
L'avverso fato 
Non ha vigor. 
 
ALTRA PARTE DEL CORO 
Questo è il beato 
D'amor soggiorno; 
L'età dell'oro 
Qui fe' ritorno; 
Oh fortunato 
Chi vanta un cor! 
 
TUTTO IL CORO 
Qui tutto è calma, 
Delizia, amor; 
Qui trova un'alma 
Scampo al dolor. 
 
UBALDO 
Fuggite infernei mostri; ite onde usciste. 
(Scuotendo la verga d'oro, le larve spariscono). 
 
Scena terza 
Carlo, Ubaldo. 
 
CARLO  
Nuovo portento! 
 
UBALDO 
Ah! possa 
Sgombrar così dal core 
Del misero 
Rinaldo un folle amore. 
 
CARLO 
Lo spero. 
Il ciel compirà l'opra. 
 
UBALDO 
Oh quanto 
Fia caro a Guelfo del nipote amato 
Il ritorno bramato! 
 
CARLO 
Al campo tutto, 
Allo stesso Goffredo, 
Che punirlo volea, ch'or gli perdona, 
Fia gioia il riveder cotanto eroe... 
 
UBALDO 
Taci... Se non m'inganno, 
Da quel sentiero lento calpestio 
Parmi sentir. 
 
CARLO  
Sì... 
 
UBALDO 
Oh sorte! 
Vedilo. 
 
CARLO 
È desso... 
Oh noi felici! 
 
UBALDO 
E seco 
Vien colei che lo asconde 
Prigioniero avvilito in queste sponde. 
 
CARLO  
S'incontri... 
 
UBALDO 
No. Per or meco ti cela. 
Colà fra quelle piante. 
 
CARLO  
Ma di mostrarci a lui... 
 
UBALDO 
Non è l'istante. 
(Si nascondono in una boscaglia). 
 
Scena quarta 
Armida, Rinaldo, tenendosi per mano. 
 
ARMIDA e RINALDO 
Soavi catene, 
Se amore v'ordì, 
Per sempre al mio bene 
Mi unite così. 
 
ARMIDA 
O mio Rinaldo, ammira 
Quest'ameno soggiorno. 
Or, benché ardente 
Sirio si mostri in ciel, per opra mia 
La fiorita stagione 
E il pomifero autunno 
Si porgono le destre 
In questo fortunato asil campestre. 
 
RINALDO 
Tutto mi fa beato, 
Ma più di tutto Armida, 
Purch'io viva sicuro 
Di sua costanza... 
 
ARMIDA  
E che! dubiteresti... 
 
RINALDO 
Così rara beltà, che far potria 
Un monarca felice... 
Real donzella... lungi 
Per mia cagion dal regno suo natio... 
 
ARMIDA 
Sul tuo cor non ho regno, e tu sul mio? 
E ciò non basta? Amor me vinse. 
 
RINALDO 
E seco, 
Armida, gareggiasti 
Quando co' vaghi rai m'imprigionasti. 
Anzi, maggiore è il tuo 
Del trionfo d'Amor; tutto potea 
Ei nume: tu mortal... Ma che favello? 
Mortal non è chi d'ogni cor può farsi 
Assoluta reina, 
Chi tanta in sé contien beltà divina. 
O pupille adorate. 
Mentre avvincete un cor, voi lo beate. 
Va superbo questo core De' felici lacci suoi 
Nel provar, bei lumi, in voi Qual d'Amore è la virtù. 
E l'antica libertade In obblio per voi ripone, 
Se vuol farne il paragone Con sì bella servitù. 
 
ARMIDA 
Resta, mio ben. Degg'io per poch'istanti 
Lungi da te... 
 
RINALDO  
Come!... 
 
ARMIDA 
Non lieve cura 
Mi chiama altrove. Addio. 
In breve al fianco tuo mi rivedrai. 
(Parte). 
 
Scena quinta 
Rinaldo. 
 
RINALDO 
Lo splendor di quei rai 
Se un sol istante io perdo, 
Parmi perder la pace... 
Ma qual altro splendor m'abbaglia il ciglio!... 
Armi son quelle... ed armi franche!... a stento 
A' propri sguardi io credo... 
 
Scena sesta 
Ubaldo, Carlo, Rinaldo. 
 
BALDO 
(a Carlo) 
Amico, inoltra il piè. 
 
RINALDO  
Cielo!... chi vedo! 
 
UBALDO 
Avvilito guerrier, schiavo d'amore, 
Ubaldo e Carlo in noi rimira. 
Osserva Qual ci veste le membra 
Onorevole incarco. 
E mentre il ferro 
Noi cinge, e mentre il brando 
Ci pende al fianco, adorno 
Veder dobbiam di rose e in bianchi lini 
Il più forte tra i Franchi e tra i Latini? 
 
RINALDO  
(Oh rimprovero amaro!) 
 
CARLO 
Il campo tutto 
Impaziente aspira 
A innalzar di Siòn sull'alte mura 
L'augusto suo vessillo. 
Desta di tromba squillo 
Ogni soldato, anche il men forte; e solo 
Rinaldo, il pro' Rinaldo, 
L'indomito guerriero, 
Sconosciuto sen vive e prigioniero? 
 
RINALDO 
Deh! amici... E ver, son io... Sono infelice!... 
Ma voi come qui tratti, 
Se quest'ermo sentier... 
 
UBALDO 
Virtù celeste, 
Non arte stigia, a noi servì di guida. 
 
CARLO 
Ceda l'iniqua Armida 
Al poter di quel Dio che al tutto impera. 
 
RINALDO  
Armida!... ella è il mio ben... 
 
CARLO  
Sogni? 
 
UBALDO 
Deliri? 
In questo scudo espresso 
Mira di tua virtù tutto l'eccesso. 
(Scuopre uno scudo adamantino). 
 
RINALDO 
In quale aspetto imbelle 
Io me ravviso, oh stelle!... 
Qual di viltade oggetto!... 
Oh immenso mio rossor! 
(Rimane immobile e quasi fuori di sé). 
 
CARLO  
(Langue.) 
 
UBALDO  
(Sospira.) 
 
CARLO  
(Geme.) 
 
UBALDO e CARLO 
(Sente d'onor già i moti. 
O Nume! i nostri voti 
Secondi il tuo favor.) 
 
UBALDO 
(a Rinaldo) 
Vedi qual reo governo 
Di te fa un empio affetto. 
 
CARLO 
S'hai cor bastante in petto, 
Resisti a tant'orror. 
 
RINALDO 
(seguitando a guardarsi nello scudo) 
Qual di viltade oggetto!... 
Oh immenso mio rossor! 
 
CARLO  
Il tuo dover ti chiama. 
 
UBALDO  
Gloria a pugnar t'invita. 
 
UBALDO e CARLO 
La tromba della fama 
Ridesti il tuo valor. 
 
RINALDO 
Cessate... oimè! cessate... 
Che barbaro tormento! Io vile?... 
No: rammento 
Che son Rinaldo ancor. 
(Si squarcia e getta ogni fregio di mollezza). 
 
UBALDO e CARLO 
Or sì, che in te ritrovo 
L'eroe qual fosti ognor. 
 
RINALDO 
(Ah! qual contrasto io provo 
Di duol, di gloria e amor!) 
 
UBALDO e CARLO  
Vieni. 
 
RINALDO 
Vi seguo... (Oh dio! 
Lasciarla mai poss'io!) 
 
CARLO  
A che t'arresti? 
 
RINALDO 
Armida! 
Per te mi manca il cor... 
 
UBALDO e CARLO 
Severa omai ti sgrida 
La voce dell'onor. 
(Breve pausa). 
 
RINALDO 
Unitevi a gara 
Virtude, valore, 
Per vincere amore 
Che affanno mi dà. 
(Breve pausa. Frattanto Rinaldo alza 
gli occhi al cielo in atto d'implorarlo). 
Ma un raggio improvviso 
Quest'alma rischiara... 
Ah! sì, ti ravviso 
Celeste bontà. 
 
UBALDO e CARLO 
Splendor degli eroi, 
T'invola con noi; 
Del ciel si dichiara 
Per te la pietà. 
(Partono). 
 
Scena settima 
Armida frettolosa e sbigottita. 
 
ARMIDA 
Dov'è?... dove si cela?... Eppur poc'anzi 
Qui lo lasciai... Son fuor di me! Sen giace 
Là sulla soglia il fier custode estinto... 
Oh stelle! il mio poter fia dunque vinto? 
Vadasi... Ma che vedo! 
Due guerrier di Goffredo!... Oimè! Rinaldo 
Segue i lor passi... Fermati... L'affanno 
Mi tronca i detti... Senti... 
Perfido! non m'ascolta... Ebben, d'Averno 
La possanza s'invochi. Furie, udite: 
(scuote la verga magica) 
Per la tremenda Dite, a me si guidi 
Quel traditor. 
(Pausa). 
Ma voce non risponde 
Dalle infernali sponde. 
Oimè!... fatal momento!... 
Che fo?... Seguiam l'infido... 
Oh fier tormento! 
(Parte veloce). 
 
Esterno del palagio d Armida. 
 
Scena ottava 
Ubaldo, Carlo, Rinaldo. 
 
UBALDO 
Sia lode al ciel, da quelle inique mura 
Uscimmo al fin. 
 
CARLO 
Breve cammin ci resta; 
Vadasi al palischermo. 
 
RINALDO 
Amici, ah! voi, 
Per pietà, rinfrancate 
Questo debole cor. Solo non basto 
Me stesso a superar. 
 
CARLO 
Veloce al lido, 
Vieni, volgasi il piè. 
 
ARMIDA 
(da lontano) 
T'arresta, infido! 
 
RINALDO 
È dessa... 
Oh dio!... l'udiste? 
 
CARLO 
Di coraggio, 
Amico, armar ti dei. 
 
RINALDO  
Oimè! 
 
UBALDO 
Ti giovi l'ascoltar costei. 
Se resisti a' suoi vezzi, 
Alle lagrime sue, 
Il più grande a ragion sei degli eroi. 
 
Scena nona 
Armida frettolosa; i precedenti. 
 
ARMIDA 
Ed è pur vero?... e abbandonarmi vuoi? 
Crudel! 
 
RINALDO 
Vuole il destino 
Ch'io da te volga il piè... 
Gloria m'invita 
Al campo dell'onore... 
 
ARMIDA 
E gloria fia 
Tradir l'amor, la fé? 
 
RINALDO 
(partendo) 
Dolce memoria 
Per me sempre sarai... 
Rimanti in pace... 
(Ah! mi si spezza il core.) 
 
ARMIDA 
(trattenendolo) 
Pace! e pace trovar può il mio dolore? 
 
UBALDO 
(sotto voce a Rinaldo) 
Resisti. 
 
CARLO 
(come sopra) 
A lei nascondi 
L'affanno, il duol. 
 
ARMIDA 
Parti, se vuoi; sol chiedo 
I tuoi passi seguir... 
(Rinaldo leggermente la respinge, voltando 
il viso per celarle il suo turbamento, ed è in 
atto di partire). 
 
ARMIDA 
(seguitandolo) 
Qual più ti piace 
Di me dispor potrai; se pur ti è grato, 
Ancella umil raccorcerò la chioma, 
Or che a te fatta è vile. 
In aspetto servile 
Ti seguirò dove l'ardor guerriero 
Fia che più ferva. 
Sento Per condurti i destrieri e portar l'armi 
In me vigor bastante; 
Mi avrai fedel seguace e non amante. 
 
RINALDO 
(sotto voce a' due compagni) 
Oimè! quai detti. 
 
UBALDO 
(come sopra a Rinaldo) 
Inganni. 
 
CARLO 
(come sopra) 
Insidie. 
 
ARMIDA 
E taci?... 
Sì, qual più vuoi, sarò scudiero o scudo. 
Forse guerrier sì crudo 
Non vi sarà che, per ferirti, voglia 
Passarmi il sen... 
Ma parla. 
 
RINALDO 
Armida, è tempo 
Che pongasi in obblio 
I miei, gli errori tuoi. Resta... 
(Partendo). 
 
ARMIDA . 
Deh! ferma 
E non gemi? 
 
RINALDO  
(Che pena!) 
 
ARMIDA 
E asciutto il ciglio 
Serbi ancora, spietato? 
Ed hai cor di lasciarmi in questo stato? 
Se al mio crudel tormento 
Segno di duol non dai, 
Tu non avesti mai 
Scintilla di pietà. 
Barbara tigre ircana 
A te donò la vita, 
E l'alma tua nutrita 
Fu ognor di crudeltà. 
 
RINALDO 
(sospirando e partendo) 
Cangiar non puoi tua sorte: 
Non la poss'io cangiar. 
 
ARMIDA 
(trattenendolo) 
Ah! dammi almen la morte: 
Da' fine al mio penar. 
 
UBALDO e CARLO 
(a Rinaldo) 
Resisti omai da forte. 
 
UBALDO  
Vieni. 
 
CARLO  
Risolvi. 
 
UBALDO e CARLO  
Al mar. 
 
RINALDO  
Addio... 
 
ARMIDA 
Senti, idol mio!... 
Un sol istante io chieggo... 
 
UBALDO  
Non più. 
 
CARLO 
(trascinando Rinaldo) 
Partir conviene. 
 
ARMIDA 
Vacilla... il piè... non reggo... 
Mi sento... oh Dio!... mancar... 
(Cade priva di sensi). 
(Rinaldo, che si sarà allontanato, 
retrocede in fretta). 
 
RINALDO 
Armida!... amato bene!... 
Deh! si soccorra 
 
UBALDO e CARLO 
Al mar. 
(Lo conducono a forza). 
 
Scena decima 
Armida. 
Allontanato Rinaldo, ella insensibilmente rinviene, 
quindi si alza, guarda intorno e dice: 
 
ARMIDA 
Dove son io!... 
Fuggi! Lasciarmi, oimè! così 
Poté l'ingrato? 
E vivo ancora?... e palpiti 
Mio desolato core?... 
(si aggira incerta) 
Che fo?... 
Vendetta... Amore... 
Di voi chi udir dovrò?... 
Del mio trovar si può 
Più atroce stato! 
(Rimane concentrata ne' suoi pensieri). 
(Frattanto sorge una larva in 
sembianza della Vendetta). 
Vendetta... 
(scuotendosi) 
Ah! sì, ti miro: 
Te sola invoco: vieni... 
(Mentre vuole avvicinarsi alla larva suddetta, 
sorge altra larva sotto le forme dell'Amore, 
sospiroso e piangente). 
Amor... con quel sospiro 
Perché il mio sdegno affreni?... 
Forse spietato sei, 
Sebben tu piangi, Amor. 
(Verso la Vendetta). 
Forse pietade è in lei 
Cinta benché d'orror. 
(Pensa alquanto, poi corre 
alla prima larva). 
È ver... gode quest'anima 
In te, fatal Vendetta. 
Da me repente involati 
Perfido Amor; t'affretta. 
(Sparisce la larva dell' Amore). 
Se al mio poter, voi Furie, 
Sorde non siete ancor, 
Ad inseguir traetemi 
Un empio, un traditor. 
 
Scena ultima 
Coro di demoni, recando il carro d’Armida 
tirato da draghi. 
 
CORO  
Paga sarai. 
 
ARMIDA 
Distrutto 
Tutto qui resti, tutto. 
(I demoni, armati di faci, eseguiscono, 
e la scena ritorna nel primo orrore). 
 
ARMIDA e CORO 
S'altro non può, l'Averno 
T'ispiri il suo furor. 
(Armida ascende il carro e s'innalza a 
volo tra i globi di fiamme e di fumo. 
Cala il sipario).