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Adelaide di Borgogna

 
 
Dramma per musica in due atti 
di Giovanni Schmidt 

 
 

ATTO PRIMO 
 
Interno della fortezza di Canosso, 
ingombra da macchine di guerra. 
 
Scena prima 
 
Il popolo è sparso per la scena in attitudine 
del più amaro dolore. Iroldo è confuso
 
nella folla, afflitto e spaventato. Berengario 
co' suoi guerrieri è in atto di chi entra 
trionfante in città nemica. 
 
CORO DI POPOLO 
Misera patria oppressa 
Chi ti darà sostegno? 
Tradita principessa, 
Speme non hai di regno. 
In sì fatal sciagura 
Chi mai ci assisterà? 
 
CORO DI GUERRIERI 
(a Berengario) 
Aprì la chiusa terra 
Al tuo valor le porte. 
A contrastarti in guerra 
Braccio non v'ha sì forte; 
Vinta Adelaide, al fine 
A te piegar dovrà. 
 
IROLDO 
(Infelice! in tal cimento 
Più speranza, oh Dio! non hai, 
Di salvarti invan tentai; 
Né salvarti Otton potrà). 
 
CORO DI GUERRIERI 
Adelaide a noi si appressa. 
 
CORO DI POPOLO 
(Sventurata principessa!) 
 
BERENGARIO  
(Simular mi converrà.) 
 
Scena seconda 
Adelaide vestita a lutto, seguita da 
Adelberto, e detti. 
 
ADELAIDE 
(ad Adelberto) 
Lasciami: in te del padre 
Vedo il reo core espresso. 
(A Berengario) 
Vieni: il secondo eccesso 
Compi, tiranno, in me. 
 
BERENGARIO 
O sempre a me nemica! 
Non accusarmi, e cedi. 
La mia discolpa vedi: 
Tutta ho l'Italia al piè. 
 
ADELBERTO 
Ah! non voler che duri 
Eterno in noi lo sdegno. 
Dammi la destra: il regno 
Dividerò con te. 
 
ADELAIDE 
Era pur mio quel trono; 
Esser ancor può mio. 
 
BERENGARIO 
Offrir lo posso in dono; 
Perderlo non poss'io. 
 
ADELBERTO 
Né te giammai con quello 
Rapirmi Otton potrà. 
 
ADELAIDE 
(Dio, che m'ami in tal cimento 
Di costanza e di valore, 
L'invocato difensore 
Non negarmi, per pietà.) 
 
BERENGARIO e ADELBERTO 
(La superba in tal cimento 
Copre invano il suo timore. 
L'invocato difensore 
Spera ancor; ma non l'avrà.) 
 
ADELBERTO 
Ah! crudel, non lusingarti 
Ch'io ti lasci ad altri unita. 
 
ADELAIDE 
Taci... fuggi; al sol mirarti, 
A vendetta il cor m'invita. 
 
BERENGARIO  
E pretendi... 
 
ADELAIDE 
Odiarvi ognora 
Finché spirto avrò di vita. 
 
BERENGARIO 
Insensata! insulti ancora? 
Guardiè, olà! sia custodita. 
 
BERENGARIO e ADELBERTO 
Se da noi ricusi amore, 
Donna audace, il mio furore 
Sul tuo capo piomberà. 
 
ADELAIDE 
(ad Adelberto) 
Io t'aborro nell'amore, 
(a Berengario) 
Ti disprezzo nel furore; 
L'alma mia tímor non ha. 
 
CORO GENERALE 
Cedi, o donna, e senti in core 
Di te stessa almen pietà. 
(Adelaide parte fra le guardie). 
 
Scena terza 
Berengario, Adelberto, Iroldo e seguito. 
 
BERENGARIO 
Tu, che non hai coraggio 
Di alzar la fronte a Berengario in faccia, 
Traditor ti ravviso: Iroldo sei, 
Tu quel fellon che osavi 
Scudo impotente farti 
Alla regina, e in suo favore armarti. 
 
IROLDO 
Io traditor! Forse a Lotario diedi 
Morte fra l'ombre e n'occupai lo stato? 
Per l'innocenza armato 
Pugnai... 
 
BERENGARIO 
Facesti più: tu messaggiero 
A principe straniero, 
Contro la patria ne implorasti il brando 
Imenei patteggiando. 
Negoziator codardo! agli occhi miei 
T'ascondi, e pensa che in mia man tu sei. 
(Iroldo parte). 
 
Scena quarta 
I suddetti, poi Eurice frettolosa. 
 
BERENGARIO 
Nostra è l'Italia. Or, via, che temi? 
 
ADELBERTO 
E voce 
Che Otton fu visto del Tirolo i gioghi 
Con grand'oste varcar. Che fia s'ei giunge? 
La nostra gente è lunge. 
Deboli siam... 
 
BERENGARIO  
 
Chi vedo! 
 
ADELBERTO 
Eurice arriva 
Dal nostro campo. 
 
BERENGARIO 
 
A noi che reca? 
 
EURICE 
In grave 
Periglio siamo. 
 
BERENGARIO  
 
Ebben... 
 
EURICE 
In questo punto 
Presso il Lago di Garda Ottone è giunto. 
 
BERENGARIO  
 
Oh ciel! che ascolto! 
 
ADELBERTO 
Io tel diceva: opporsi, 
Disperati pugnar... 
 
BERENGARIO 
Pugnar tu vuoi, 
Per non poter nulla tentar dappoi? 
 
ADELBERTO  
 
E restar neghittosi?... 
 
BERENGARIO 
Io lungamente 
Volsi un disegno in mente 
Necessario, opportuno. Usar l'inganno, 
Non la forza conviene. 
 
ADELBERTO  
 
E qual? 
 
BERENGARIO 
D'Ottone 
Addormentar, con finto 
Desio di pace, il vigil guardo. Al campo, 
Adelberto, ne andrai. Tutto il disegno 
Aperto io ti farò; nulla perdiamo, 
Seguimi, ed opra a mio voler. 
 
ADELBERTO 
Andiamo. 
(Partono). 
 
Veduta del Lago di Garda: in lontano la 
fortezza di Canosso. I soldati alemanni si 
accampano e piantano le tende. 
 
Scena quinta 
Coro di soldati. 
 
CORO 
Giunse a noi la voce e il pianto 
D'innocenza sventurata. 
A cangiar tua sorte ingrata, 
O regina, è Otton con te. 
Sorgi, sorgi: al Ciel chiedesti 
Un soccorso, e il Ciel lo diè. 
La fortuna a te nemica 
Ti strappò lo scettro e il serto. 
Il tuo cor tremante, incerto, 
Nel suo duolo assai già fu. 
Sorgi, sorgi! a te fia scudo 
D'un possente la virtù. 
 
Scena sesta 
Ottone con seguito, e detti. 
 
OTTONE 
Oh sacra alla virtù, sacra al valore 
Terra augusta, io ti premo. Ah! quante all'alma, 
Quai solenni memorie! Aura si desta 
Che a magnanime imprese il core accende. 
Di tue crude vicende 
L'aspro tenor pietade in sen m'ispira. 
Io di Lotario estinto 
La vedova dolente a' suoi tiranni 
Ho giurato involar. Tergi, sì tergi, 
Sventurata Adelaide, il pianto omai: 
Salva, lo giura Otton, salva sarai. 
Soffri la tua sventura 
Per pochi istanti ancora. 
Questo mio labbro il giura. 
Sì, l'oppressor cadrà. 
Fia pari al mio trionfo 
La tua felicità. 
Amica speme 
Al cor mi dice 
Che alfin felice 
Teco sarò. 
Ch'ogni tuo palpito 
In un momento 
In bel contento 
Cangiar vedrò. 
 
 
Scena settima 
Ernesto, Ottone e seguito; indi Adelberto. 
 
ERNESTO 
Signor, al campo è giunto 
Il principe Adelberto. Un sol momento 
Favellarti desìa; Lo stesso 
Berengario a te l'invia. 
 
OTTONE 
Venga. 
(Ernesto parte). 
Che dir potrà? Più che la forza, 
Giova ad essi l'inganno. Io non pavento 
Il nemico che armato a me si svela; 
Ma paventar degg'io quel che si cela. 
 
ADELBERTO 
Benché di tante schiere 
Cinto arrivi, o signor, e intorno gridi 
Verace fama perché vieni a noi, 
Pace rechiamo a te, se pace vuoi. 
 
OTTONE 
Pace vogl'io. Chi può negarla? Io bramo 
A questo suol donarla, e l'armi io vesto 
Per sì nobil desir. Se il vero a voi 
Fama parlò, nulla più dir poss'io. 
 
ADELBERTO 
Molto ascolta, signor, dal labbro mio. 
Fissa il popolo tutto 
Lo sguardo in te. Che de' suoi regi a danno 
Ti movevi, sapea prima che i monti 
Varcassi armato; non si oppose, e sai 
Quanto opporsi potea. Grido si spande 
Che giusto al par che grande 
D'Ottone è il cor, che ti saresti accorto 
Che alcun t'inganna, e che t'armasti a torto. 
 
OTTONE 
E qual per nobil core 
Ragion più giusta che a salvar gli oppressi 
Cinger la spada? D'Adelaide il pianto, 
L'usurpata corona, a tradimento 
Il buon Lotario spento 
Han gridato vendetta, ed in brev'ora... 
 
ADELBERTO 
Ah! che Adelaide non conosci ancora. 
Ambiziosa e fera 
Alma si asconde in lei. Ben altrimenti 
Di Lotario infelice della sposa 
Si favella fra noi. Ah! tolga il cielo 
Che opporle io voglia così rio delitto. 
Soffri che solo il dritto, 
Onde l'italo seggio a noi si aspetta, 
Signor, ti faccia aperto. 
 
OTTONE 
Diritti Berengario ed Adelberto? 
Dimmi: degli avi vostri 
Alcun regnò perché i nepoti un giorno 
Reclamassero il trono? 
 
ADELBERTO 
E di Lotario 
Forse gli avi regnar? 
 
OTTONE 
 
 
Ugo regnava. 
 
ADELBERTO  
 
Ma perdé la corona. 
 
OTTONE 
 
 
E chi la tolse? 
 
ADELBERTO  
 
La debolezza sua. 
 
OTTONE 
Dite piuttosto 
La perfidia di voi. 
 
ADELBERTO 
Perfidia chiami 
Salvar la patria dalla sua ruina? 
Era a perir vicina 
In man d'Ugo l'Italia: ella si scosse, 
E spontanea gittonne il serto al piede. 
 
OTTONE 
Ma lo ritolse ed a Lotario il diede. 
Voi l'uccideste allor. Noti a ciascuno 
Son d'Adelaide i mali e i lunghi errori. 
 
ADELBERTO 
Mala discordia ignori 
Che fomenta fra noi. 
Credi: quell'alma 
È rea più che non pensi, e al paro indegna 
Ch'io fino a lei m'abbassi, 
Che tu stesso, o signor, giammai l'amassi. 
 
OTTONE 
Qualunque sia, voglio vederla. Io venni 
Suo difensor, e della gran contesa 
Il giudice sarò. 
 
ADELBERTO 
Giudice farti 
Tra quel che in fronte ha la corona e quello 
Che corona non ha, signor, potrai? 
 
OTTONE 
Difendo il dritto; chi lo vanta il sai. 
Vive Adelaide in pianto: 
Tu sei felice in soglio. 
Basta: vederla io voglio; 
Non puoi celarla a me. 
 
ADELBERTO 
Sì, la vedrai. Ma senti: 
Non ti fidar cotanto. 
Giunge di donna il pianto 
Ad ingannare un re. 
 
OTTONE e ADELBERTO 
(O mio furor ti frena 
Cedi a prudenza il loco.) 
Conoscerò/Conoscerai fra poco 
L’ingannator qual è. 
 
ADELBERTO 
Noi deponiamo il brando, 
Pace t'offriam, se vuoi, 
Tra la regina e noi 
Chi ti potrà ingannar? 
(Ah! trattar potendo l'armi, 
Quanto costa il simular!) 
 
OTTONE 
Depongo io pure il brando, 
Pace sia pur fra noi, 
Fra la regina e voi 
Ondeggio in giudicar. 
(Ah! trattar potendo l'armi, 
Quanto costa il simular!) 
 
ADELBERTO 
Amico ricetto 
Io t'offro in Canosso. 
(Dell'alma il dispetto 
Frenare non posso.) 
 
Eterna, verace, 
Ci unisca la pace, 
E nodo ci stringa 
Di salda amistà. 
(L'indegna lusinga 
Tradita sarà.) 
 
OTTONE 
L'amico ricetto 
M'è grato in Canosso. 
(Dell'alma il sospetto 
Celare non posso.) 
Sì, pura e verace 
Ci unisca la pace, 
E nodo ci stringa 
Di salda amistà. 
(L'indegna lusinga 
Tradita sarà.) 
(Partono). 
 
Vestibulo. 
 
Scena ottava 
Eurice. 
 
EURICE 
Alcun non giunge... Incerta io sono... Ah! forse 
S'è tradito Adelberto, e la possanza 
D'Otton sfidò. Desìo di regno e tema 
Mi straziano a vicenda. Ah! non ti avessi 
Mai posseduto, mai, neppure un giorno, 
O funesta corona, 
Se il fato mi ti toglie e altrui ti dona. 
 
Scena nona 
Berengario e detta. 
 
BERENGARIO 
Cadde nel laccio Ottone: il nostro intento 
Adelberto compì. Fra poch'istanti 
Giunge col figlio nostro Ottone stesso. 
 
EURICE 
Da mille dubbi oppresso 
Mi batte il core e incerto il mio pensiero 
Fidar non sa. Che speri mai? 
 
BERENGARIO 
Che spero? 
Vedi: in Canosso ei viene 
Solo o con pochi; la possente armata 
Mentre lungi si sta da quelle mura, 
Alto disegno il mio pensier matura. 
 
EURICE 
Ah! tolga il cielo che sì tardo inganno 
Non ci ritorni a danno! 
 
BERENGARIO 
E che vorresti? 
Levar la fronte adesso 
Perch'io restassi sul momento oppresso? 
Chi si oppone a tant'oste; e chi raffrena 
Del popolo la piena 
Che, mentre in campo tenterei la sorte, 
Chiuder per sempre ci potria le porte?... 
Odi come l'arrivo. 
Si festeggia d'Otton... Miralo: ei giunge... 
 
EURICE  
 
L'accompagna gran popolo... 
 
BERENGARIO 
Ti calma 
Fingi, e nascondi il tuo rancor nell'alma. 
 
Scena decima 
Popolo che precede Ottone. Ottone con 
Adelberto; seguito d Alemanni e di soldati di 
Berengario, il quale va incontro con Eurice 
ad Ottone. 
 
CORO 
Viva Ottone, il grande, il forte, 
Nostro nume e difensor. 
Sia costante a lui la sorte, 
Come eterno è il nostro amor. 
 
BERENGARIO 
Vedi, signor? Non fra nemici tuoi 
Giungi in Canosso. Ognun t'inchina. Io bramo 
Che del popolo il plauso a te palesi 
Quanto noi siamo ad onorarti intesi. 
 
OTTONE 
Udisti il nome che fra' plausi e i canti 
La gente pronunziò? Dov'è Adelaide? 
Dove misera soffre i mali suoi? 

 
Scena undicesima 
Adelaide (sempre vestita a lutto) e detti. 
 
ADELAIDE 
(prostrandosi) 
Ecco quell'infelice a' piedi tuoi. 
 
OTTONE 
Adelaide!... sei tu!... Sorgi... (qual vista! 
Qual ferita al mio cor!... O di Lotario 
Vedova sventurata! Ah! qual ti mostri 
Allo sguardo d'Ottone!...) 
Sorgi: parla; delitti alcun t'appone. 
 
ADELAIDE 
Delitti!... Il ciel mi vede, il ciel, che invoco 
Scudo a' mali ch'io soffro. Hai tu sentito 
Di Lotario tradito 
La morte raccontar? della sua sposa 
La dolente., affannosa 
Vita peggior di morte? Io quella sono. 
Signor, quella son io; 
Implorare vendetta è il fallo mio. 
 
ADELBERTO 
Vendetta! e quale? Fu Lotario estinto; 
Chi d'accusarne hai tu coraggio? 
 
ADELAIDE 
Indegno! 
E il chiedi? 
 
BERENGARIO 
(ad Adelberto, sottovoce) 
Per pietà, frena lo sdegno. 
 
ADELAIDE 
Signor, quant'io l'amava, 
Quanto l'odiar costoro 
Tutta Italia lo sa. 
Morte improvvisa 
Troncò i suoi giorni; io versai pianto, ed essi 
Fur veduti gioirne. Altro io non parlo. 
 
ADELBERTO 
(Frenar lo sdegno? e chi potria frenarlo?) 
 
ADELAIDE 
Di quel giorno fatal vada per poco 
La memoria in obblìo. Ma chi vi diede 
D'assalirmi il poter? Perché ridurmi 
A fuggire raminga: a farmi stanza 
Delle inospite selve entro l'orrore? 
Empi! perché?... 
 
ADELBERTO 
 
Fu la cagione amore... 
 
BERENGARIO 
(interrompendo) 
E amor di patria. Chi soffrir potea 
Che la tua fuga e l'odio tuo per noi 
Eccitasse discordie? 
 
ADELBERTO 
E l'ottenesti; 
E contro di noi superba 
Sempre nutrì il tuo cor sdegno più fiero. 
 
BERENGARIO  
Ma ti perdi. 
 
EURICE 
(sotto voce ad Adelberto) 
Che fai? 
 
ADELAIDE 
Perfidi, è vero. 
Ma in chi trovar potea 
Cor generoso, che pietà sentisse 
Del mio stato crudel? 
(A Ottone) 
Per te, signore, 
Se vale il pianto; se innocenza vale, 
Dal periglio fatale, 
Ch'io cercai d'evitar, salvami, oh Dio! 
E ti mova pietà del pianto mio. 
 
OTTONE 
La mia pietade hai tutta, 
Impareggiabil donna; io l'ascoltai 
Dal dì che cominciai 
A saper tue sventure, e l'Alpi ascesi. 
Cessa dal pianto; intesi: 
Vendicata sarai. Trono più grande 
Ti prepara il mio cor, vinto da tanta 
Sovr'umana virtù. Popolo, ascolta: 
Tua futura grandezza in lei riposa. 
La rispetti la terra: ella è mia sposa. 
 
CORO 
Plauda il mondo in sì bel giorno 
D'Adelaide al difensor. 
Solo echeggino d'intorno 
Lieti cantici d'amor. 
Trista idea d'affanni e pene 
Più non turbi il nostro cuor, 
Or che premia un dolce imene 
La bellezza ed il valor. 
 
Scena dodicesima 
Adelberto e Berengario. 
 
ADELBERTO 
Tacer! sempre tacer! tanta costanza, 
Padre, io non ho. Come! aspettar tu vuoi 
Forse che in faccia a noi 
La conduca all'altare e di sua mano 
Ci strappi il serto? omai soffrire è vano. 
 
BERENGARIO 
Folle! sì presto obblii 
Berengario chi sia? credi ch'io voglia 
Vilmente soggiacer? Desio più grande, 
Più cocente del tuo mi strugge il core, 
Io bramo un regno, e tu, codardo, amore. 
 
ADELBERTO 
Ma che costava alla regina innanzi 
Stringere un ferro e qui svenarlo? 
 
BERENGARIO 
E poi? 
Chi da tanti guerrieri, 
Chi salvarci potea? 
Piena vendetta Avremo e tosto. 
Numerosa gente, 
Che in soccorso chiamai, già ver Canosso 
Ascolto che s'invia... Taci: ingannato 
L'esercito nemico 
Da falsa sicurtà, nutrir sospetto 
Non può se fidar vede Ottone stesso; 
Lasciami; non temer: ei cadrà oppresso. 
Se protegge amica sorte 
Pochi istanti il mio disegno, 
Perderà la vita e il regno 
Questo prode vincitor. 
Mirerò con ciglio asciutto 
Dell'indegna i prieghi e il pianto, 
Fia mia gloria e sol mio vanto 
La vendetta ed il furor. 
(Partono). 
 
Gabinetto. 
 
Scena tredicesima 
Adelaide abbigliata riccamente. 
Coro di damigelle. 
 
PARTE DEL CORO 
O ritiro che soggiorno 
Fosti un tempo del dolor, 
Ah! ti cambia in questo giorno 
In asilo dell'amor. 
 
TUTTO IL CORO 
L'adorata principessa 
Consolata alfin sarà. 
Si gioisca: il dì s'appressa 
Della sua felicità. 
 
ADELAIDE 
Occhi miei, piangeste assai; 
Tempo è alfin di respirar. 
Contemplate un raggio omai 
Di contento a noi brillar. 
Ah! che tutto è lieto intorno; 
Io ritorno a giubilar. 
O cara immagine 
Ch'io porto in petto 
Tu sola all'anima 
Puoi dar diletto, 
Le mie sventure 
Puoi terminar. 
 
Scena quattordicesima 
Iroldo, Adelaide, indi Ottone. 
 
IROLDO 
Pur mi lice una volta, 
Augusta principessa, 
Vederti in libertà! 
Giorno più bello 
Di questo non spuntò. Esci ed ascolta 
Come gioisce e come 
Alza il popolo al cielo il tuo gran nome. 
Te chiama ad alta voce, 
Ed affretta l'istante in cui consorte 
Otton si unisca a te. 
Già si prepara 
Solenne festa al tempio, e alzata è l'ara. 
 
ADELAIDE 
E Berengario ed Adelberto? 

IROLDO 
In core 
Ben fremon quelli; ma chi mai s'oppone 
Quando il popolo grida e parla Ottone? 
Eccolo; ei viene. 
(Si ritira). 
 
OTTONE 
Principessa, al fine 
Più de' tiranni tuoi temer non dei. 
Un'altra volta sei 
In questo suol regina. Otton felice 
Del trono che ti diede, 
Tranne la destra tua, mercé non chiede. 
 
ADELAIDE 
Signor, io la promisi 
Quando il soccorso tuo chieder osai. 
La fede manterrò che ti donai. 
 
OTTONE 
Ah! se del tuo sembiante 
E delle tue virtù preso il mio core, 
Principessa, non fosse, io la tua destra 
Chiederti non vorrei; ma sento, oh Dio! 
Che lieto senza te più non son io. 
 
ADELAIDE  
 
Ah! signor. 
 
OTTONE 
Che vuoi dirmi?... Il popol tutto 
Le nozze tue, desia: parla, io son pronto, 
Se d'amarmi ricusi, a girne altrove, 
E celarti, se il brami, il mio dolore. 
 
ADELAIDE 
Ah! no; son tua; t'offro la destra e il core. 
Mi dai corona e vita, 
Mio difensor t'onoro; 
Sposa mi vuoi, t'adoro, 
Dell'alma mia signor. 
 
OTTONE 
Che difensor ti sono 
Spargi, mio ben, d'obblìo; 
Che amante tuo son io 
Sol ti rammenta ognor. 

 
ADELAIDE 
Te solo il core adora. 
 
OTTONE  
L'idolo mio sei tu. 
 
ADELAIDE e OTTONE 
Me lo ripeti ancora, 
E non mi dir di più. 
 
OTTONE 
Vieni al tempio, ah! vieni, o cara, 
Al mio sen per sempre unita. 
 
ADELAIDE 
T'amerò, qual t'amo, all'ara 
Finché il ciel mi serba in vita. 
 
ADELAIDE e OTTONE 
Sempre fia che il cor t'adori, 
Sempre fido a te sarà. 
Tu che i puri e casti affetti 
Dolce amor nell'alma accendi, 
Tu proteggi, tu difendi 
Così bella fedeltà. 
(Partono). 
 
Piazza di Canosso; edifici maestosi intorno. 
 
Scena quindicesima 
Popolo, indi Berengario, Adelberto, Eurice e 
seguito di guerrieri, parte de' quali si 
spargono per la scena. 
 
CORO 
Schiudi le porte, o tempio 
Del sacro limitare. 
Infiorisi l'altare 
In così lieto dì. 
Augusta al par di questa 
Coppia non mai si unì. 
 
ADELBERTO 
(al padre) 
Odi que' plausi?... Io fremo! 
 
BERENGARIO  
 
Volti in dolor saranno. 
 
ADELBERTO e BERENGARIO 
Riposa in canti, in gioia 
Tutto il nemico campo; 
A1 gran disegno inciampo 
Non si farà così. 
 
Scena  sedicesima

Ottone, Adelaide, Iroldo, seguito. 
 
ADELBERTO 
(come sopra) 
Ecco Adelaide e Ottone... 
 
BERENGARIO  
A finger segui e taci. 
 
CORO 
(ora all'uno, ora all'altra) 
Queste di fior corone, 
Queste brillanti faci, 
A te composte sono, 
Splendono accese a te. 
Il Ciel vi accordi in dono 
Quanto concede ai re. 
 
OTTONE 
O degl'itali regnanti, 
Caro germe, amato pegno, 
Vieni al tempio, vieni al regno 
Ed impera sul mio cor. 
 
ADELAIDE 
Specchio illustre de' regnanti, 
Generoso mio sostegno, 
Maggior lustro acquista il regno 
Se pietà lo adorna e amor. 
 
ADELBERTO e BERENGARIO 
(fra loro in disparte) 
Ah! componi il tuo sembiante, 
Non traspiri il gran disegno. 
Non è vostro ancora il regno, 
Stringo, o folli, il brando ancor. 
 
ADELAIDE e OTTONE 
Cara man, ch'io stringo e premo, 
Pegno tenero d'amore, 
Ti riposa sul mio core 
Che si sente palpitar. 
Non mi devi un sol momento 
Cara mano, abbandonar. 
 
ADELBERTO e BERENGARIO 
Si avvicina il gran momento; 
O mio cor non vacillar. 
(Mentre si avvicinano al tempio si ode in 
qualche distanza strepito darmi, che andrà 
crescendo sino al termine dell'atto). 
 
OTTONE  
Quale improvviso strepito! 
 
ADELAIDE  
Quale fragor funesto! 
 
ADELBERTO 
(a Berengario) 
Stringi l'acciaro e svelati; 
Il nostro campo è questo! 
 
Scena diciassettesima 
Ernesto frettoloso, con guerrieri 
alemanni, e detti. 
 
ERNESTO 
Signor, tu sei tradito, 
Fuggi, in periglio sei. 
 
ADELBERTO 
(a Ottone) 
È tutto alfin compito. 
Resta; tremar tu dei! 
 
BERENGARIO 
Mira: guerrieri, olà. 
(Escono i soldati di Berengario). 
 
OTTONE 
Finché l’acciar mi resta, 
Perfidi, non pavento. 
(Snuda la spada). 
 
ADELBERTO 
Vieni, s'hai cor... 
 
ADELAIDE 
T'arresta... 
(correndo or dall'uno, or dall'altro) 
Empi... morir mi sento... 
(I soldati di Berengario s'azzuffano coi 
soldati alemanni; Berengario e Adelberto 
con Ottone ed Ernesto; Adelaide è arrestata 
fra i soldati di Berengario). 
 
BERENGARIO 
(a Ottone) 
Giunto è alfin di vendetta l'istante: 
Punirò nel tuo sangue l'offesa. 
(Ad Adelaide) 
Su, guerrieri; il comune nemico 
Per mia mano trafitto sarà. 
 
ADELAIDE 
Ah! soccorso! che barbaro istante, 
Giusto Cielo, punisci l'offesa! 
Arrestate... salvate l'amante... 
Io non trovo, io non spero difesa... 
Ah! che tutto il destino nemico 
Consumato il suo sdegno non ha. 
 
OTTONE 
Traditori! vi cedo un istante, 
Per punir più feroce l'offesa, 
Giusto Cielo, proteggi l'amante; 
A lei fate, guerrieri, difesa. 
Ah! tremate; il destino nemico 
A me tolto il valore non ha. 
(Il coro canta ora le parole d Adelaide, ora 
quelle di Ottone. Tutto esprime confusione e 
spavento). 
 
 
ATTO SECONDO 
 
Interno della fortezza di Canosso come 
nell'atto primo. 
 
Scena prima 
Coro di guerrieri di Berengario e d 
Adelberto. 
 
PARTE DEL CORO 
Come l'aquila che piomba 
Sulla timida colomba, 
 
ALTRA PARTE DEL CORO 
Qual lion che in mezzo arriva 
Alla greggia fuggitiva, 
 
TUTTO IL CORO 
Berengario e Adelberto, 
Sovra Otton tremante e incerto, 
Si scagliarono a vicenda, 
Ed in fuga Ottone andò... 
 
PARTE DEL CORO 
Il superbo alfine apprenda 
Qual valor nostr'alme accenda. 
 
ALTRA PARTE DEL CORO 
Sappia alfin che ne' cimenti 
Siamo intrepidi e possenti. 
 
TUTTO IL CORO 
Che il destin che ci colpisce 
Non ci piega né avvilisce, 
Che degli avi generosi 
La costanza ci restò. 
(Si allontanano). 
 
Scena seconda 
Adelberto, Eurice e detti. 
 
ADELBERTO 
Vincemmo, o madre. 
Fra le feste insane 
L'ostil campo sorpreso, invano opporci 
Breve contrasto osò. La sua salvezza 
Alla fuga commise; Ottone stesso 
Da tante schiere oppresso 
Fugge, e fischiarsi a tergo ode tremando 
Del vincitore Berengario il brando. 
 
EURICE 
Lieta ritorno alfin. Quanto tremai 
Dirti non so. Pur nostro è il regno, è tua 
D'Adelaide la destra. 
 
ADELBERTO 
Umana forza 
Rapirmela non può; quando ritorni 
Berengario dal campo io la possedo!... 
Ma comparir la vedo 
Mesta insieme e sdegnosa... Io voglio, o madre, 
Placar quel core. 
 
EURICE 
E puoi sperarlo? È vana 
Ogni preghiera: usar rigore è forza. 
 
ADELBERTO 
In lei lo sdegno ammorza 
Forse il rigor? 
Lasciami seco. 
 
EURICE 
Io parto. 
Com'esige il dover e amor ti sprona, 
Pur che giovi all'intento, a lei ragiona. 
 
Scena terza 
Adelaide, Adelberto. 
 
ADELBERTO 
Torno, Adelaide, e torno 
D'Ottone vincitore. Vedi: in colui 
Più speranza non hai. Misera e priva 
Di consorte e di regno, in Adelberto 
Regno e consorte, ove ti piaccia, avrai. 
Parla; il tuo cor si placherà giammai? 
 
ADELAIDE 
Placarsi il core d'Adelaide? e il pensi? 
Avvi delitto, che per volger d'anni 
Non ottiene perdono, a cui non vale 
Pentimento e rimorso, e il vostro è tale. 
 
ADELBERTO 
Di che pentirmi? Ebbe Lotario forse 
Morte da me? 
 
ADELAIDE 
Chi mi rapì lo sposo 
Ben io conosco, e chi m'offende. 
(In atto di partire). 
 
ADELBERTO 
Ah! senti... 
Io non t'offendo: amarti è offesa? Io voglio 
Possedere il tuo cor; se non l'ottengo, 
Misero io sono; eccoti il mio desire: 
O stringer la tua destra, oppur morire. 
 
ADELAIDE 
Non mi parlar di morte: indegno sei 
Di morire per me. Ben io, piuttosto 
Di vivere al tuo fianco, 
Morte incontrar saprò; che dolce è morte 
Quando si lascia un nome 
Di macchia privo... 
 
ADELBERTO 
E tu l'avresti? e come? 
Sol di vederci estinti 
Solo stragi tu brami, e gloria attendi? 
Placati, o donna; intendi 
Quanto grida la patria: i mali miei 
Non prolungar; tiene Adelberto il trono, 
Dividilo con lui, contento io sono. 
Della tua patria ai voti 
Unisco i voti miei; 
Servi, Adelaide, a lei, 
Cedi, crudele, a me. 
 
ADELAIDE 
Vanne; quest'alma afflitta 
I voti tuoi disprezza. 
Solo a mirare è avvezza 
Un traditore in te. 
 
ADELBERTO 
Fugge Ottone, e speri ancora? 
 
ADELAIDE 
Tu pretendi averne fama? 
 
ADELBERTO 
Sì: l'inganno anch'esso onora, 
Pur che giovi a chi lo trama. 
 
ADELAIDE 
Te conosco a questi sensi 
E il tuo vile genitor. 
 
ADELBERTO 
Oh rossore! Al tradimento 
Alma mia tu non nascesti. 
Ah! tu solo mi facesti 
Così vile, o crudo amor. 
 
ADELAIDE 
Sospettar di tradimento 
Alma mia tu non sapesti. 
I tuoi vanti amor son questi 
Quando accendi un empio cor. 
 
Scena quarta 
Coro di guerrieri frettolosi e spaventati e 
detti.
 
 
CORO 
Ah! signor, perduti siamo; 
Vinse Otton. 
 
ADELAIDE  
Gran Dio! 
 
ADELBERTO  
Che sento! 
 
PARTE DEL CORO 
La fortuna in un momento 
Per Otton si dichiarò. 
Berengario circondato, 
Prigionier di lui restò. 
 
ADELBERTO 
Ah! vincesti, ingiusto fato!... 
Che'risolvo, oh Dio! che fo? 
 
ADELAIDE 
Ah! destin ti sei placato; 
Ah! contenta ancor sarò. 
 
ADELBERTO 
Quella gioia che in fronte ti brilla 
Cela ancora, spietata, nel core. 
 
ADELAIDE 
Nella gioia quest'alma è tranquilla, 
Come in mezzo agli affanni, al dolore. 
 
ADELBERTO 
Perderò la corona e la vita, 
Ma rapita al mio sen non sarai, 
Ma giammai sposa altrui ti vedrò. 
 
ADELAIDE 
Puoi rapirmi, tiranno, la vita, 
Se rapita la pace tu m'hai, 
Ma giammai tua consorte sarò. 
(Parte Adelaide; dal lato opposto 
parte Adelberto co' guerrieri). 
 
Scena quinta 
Iroldo. 
 
IROLDO 
Vederti in pianto e non poterti mai, 
Principessa infelice, 
Porgere aita!... Arride a' cori ingiusti 
Dunque la cieca sorte? 
Ah! se d'alcun la morte 
Giovar potesse alla dolente, oh Dio!... 
La vittima opportuna, ecco, son io. 
(Parte). 
 
Vestibolo come nell'atto primo. 
 
Scena sesta 
Adelberto, Eurice, coro di guerrieri. 
 
ADELBERTO 
Lasciami: invan mi preghi... 
 
EURICE 
E il genitore 
Lascerai fra' nemici? 
 
ADELBERTO 
E perderemo 
Di sudor tanto il frutto in un sol giorno? 
Cedere a un'ombra di timore? Oh scorno! 
 
EURICE 
Un'ombra di timor! Ma non sentisti 
D'Ottone il messaggier? Se tu non rendi 
Adelaide all'istante, a cruda morte 
Berengario condanni. 
 
ADELBERTO 
Oh madre! il tuo 
Tremante amor t'accieca. 
 
EURICE 
E al messaggiero 
Che risponder potrai? 
 
ADELBERTO  
Che nulla io temo. 
 
EURICE  
E il cambio offerto? 
 
ADELBERTO  
Io lo ricuso. 
 
EURICE 
Io fremo! 
Né ti move, o crudele 
Il paterno periglio? 
 
ADELBERTO 
Altro io non vedo 
Che Adelaide possedo, 
Che perderla non posso. 

 
EURICE 
Almeno ascolta 
Il pianto d'una madre. 
 
ADELBERTO 
Pianto indegno di te, di me, del padre. 
 
EURICE 
O indegno figlio! Oh pena!... 
A che serbi la madre!... Or, via, mi svena. 
Sì, mi svena, o figlio ingrato, 
Sfoga appieno il tuo furor; 
Va', m'unisci al crudo fato 
A cui danni il genitor. 
Se la vita non apprezzi 
Di chi vita a te donò, 
È ragion che ti disprezzi 
Chi finor t'innamorò. 
(Parte). 
 
Scena settima 
Adelberto, coro. 
 
ADELBERTO 
Fermati... Non m'ascolta... Ah! chi mi pose 
La benda agli occhi?... Prepotente amore 
Tutti gli effetti si usurpò del core. 
 
CORO 
Berengario è nel periglio 
Sol per te, 
Ah! rammenta ch'eri figlio 
Pria che re. 
 
ADELBERTO 
Figlio son io... lo sono... Atroce guerra 
Si fa qui dentro... Io non ho fibra in petto 
Che natura non tocchi, amor non mova... 
Strazian quest'alma a prova 
Empiendomi di larve e di paura... 
Chi vincerà non so. 
 
CORO  
Vinca natura. 
 
ADELBERTO 
Grida, o natura, e desta 
La mia virtù sopita, 
E libertade e vita 
Il genitore avrà. 
Ah! che intanto a me rapita 
Adelaide, oh Dio, sarà! 
 
CORO 
Non pentirti; e sia compita 
La bell'opra, per pietà. 
 
ADELBERTO 
Come vivere potrei 
Senza lei 
Che non posso abbandonar? 
Oh pensiero di dolore!... 
Taci amore... 
Io ritorno a vacillar. 
Ascolto i gemiti 
Del genitore, 
Tutti gli spasimi 
Provo d'amore; 
Risolvo e dubito, 
Avvampo e gelo; 
Nemici ho gli uomini, 
Nemico il cielo; 
Pietoso il baratro 
Amor mi fa. 
 
CORO 
Ascolta gli uomini, 
Ascolta il cielo: 
Del padre esigono 
La libertà. 
(Adelberto parte agitato; il coro lo segue). 
 
Scena ottava 
Eurice, Iroldo. 
 
EURICE 
Vieni: alla mia nemica 
Io stessa parlerò. 
Fugga, e lo sposo 
Salvi così da morte. 
Della cittade io le aprirò le porte. 
 
IROLDO 
Ti ricompensi il cielo 
Dell'opra generosa. 
Oh! qual ne avrai 
Per tutta Italia onori. 
 
EURICE 
Taci: non farmi 
Pentir del mio disegno. Il trono io perdo, 
Mentre Adelaide oggi a salvare imprendo: 
Ecco l'onore che dall'opra attendo. 
 
IROLDO 
Paga d'aver lo sposo 
Sottratto a morte, dal tuo core almeno 
Premio n'avrai; questo ti basti. 
 
EURICE 
Ah! vieni, 
Né più parlar. Forza è piegar la fronte 
Al destin che mi preme. 
Ambi ne andrete all'ostil campo insieme. 
(Partono). 
 
Veduta del Lago di Garda come nell'atto primo. 
 
Scena nona 
Ottone, Ernesto, guerrieri alemanni. 
 
ERNESTO 
Signor... come imponesti, 
Il gran cambio proposi ad Adelberto. 
D'acconsentir incerto 
Molto in pria si mostrò, poscia si arrese. 
Ei di poter richiese 
Teco parlar, purché non trovi inciampo 
Al suo venir e al suo partir del campo. 
 
OTTONE 
Sicuro ci venga. 
(Alle guardie) 
Il prigionier si guidi 
Al mio cospetto. 
(Ernesto parte). 
O mia vittoria vana, 
Se Adelaide ho perduta, e se col padre 
Di cambiarla ricusa il figlio indegno! 
 
Scena decima 
Berengario, Ottone, poi Ernesto. 
 
BERENGARIO 
(Io prigioniero! Oh mia vergogna! oh sdegno!) 
 
OTTONE 
Mirami in volto, o Berengario, e vedi 
Il tuo giudice in me. Perfido! dimmi 
Che ti giovò il tradirmi? Ogni diritto 
Ti tolse il tuo delitto, 
E perdesti per sempre e trono e serto. 
Non li sperar mai più. 
 
ERNESTO  
Giunge Adelberto. 
 
Scena undicesima 
Adelberto e detti. 
 
BERENGARIO 
Adelberto! mio figlio! 
 
ADELBERTO 
Oh padre mio! 
Qual ti lasciai! qual ti riveggo!... 
(A Ottone) 
Il primo 
All'affetto figlial pensier si doni, 
Del cambio che ascoltai poi si ragioni. 
 
BERENGARIO  
Cambio, dicesti? 
 
ADELBERTO 
La tua vita, 
Solo da te dipende; onde salvarti, 
Rendo Adelaide. Ottone, intesi: accetto 
L'offerta che mi festi. 
 
BERENGARIO  
Io la rigetto. 
 
OTTONE  
Come! 
 
ADELBERTO  
Perché? 
 
BERENGARIO 
Fia vero? A questo segno 
Vile sei tu? Ceder colei? Sì tosto 
Scordar potesti qual sudor versai 
per salvar la mia preda; ed involarla 
A me pretendi? Onde tal dritto? parla. 
 
ADELBERTO 
Dal tuo periglio. S'ei non fosse, o padre, 
Chi rapir Adelaide a me potria? 
 
BERENGARIO 
Ogni periglio pria 
Di vestir regio manto in mente avea; 
Tutti li disprezzai; 
Corona io volli o morte. 
 
OTTONE 
E morte avrai. 
Vedrassi in faccia a quella 
Se intrepido sarai siccome ostenti. 
Al mio voler consenti, 
O tutta l'ira mia sul capo aspetta. 
 
BERENGARIO 
(al figlio) 
Vanne, e comincia tu la mia vendetta. 
 
ADELBERTO 
Oh! padre, ad ogni costo 
Salvarti io bramo. La tua vita io compro 
Col sacrifizio d'ogni affetto mio. 
(A Ottone) 
Adelaide, signor, render vogl'io. 
 
BERENGARIO 
Ferma; io lo impongo. 
O figlio mio, non pensi 
Quanto entrambi perdiam? Più della vita 
Toglier mi vuoi, se di regnar mi togli. 
Odimi, Ottone: se Adelaide io dono 
Voglio in mercede dell'Insubria il trono. 
 
ADELBERTO  
(Che dirà?) 
 
OTTONE  
(Che risolvo?) 
 
BERENGARIO 
A questo prezzo 
Adelaide ti rendo, 
Io morrò se'ricusi. 
 
OTTONE 
(Ah! che Adelaide 
Val più d'un regno.) Ebben, l'Insubria è tua. 
Acconsento al gran patto. A me la destra 
Porgi, e pegno di fede oggi sia questa. 
Vieni all'accordo: io già soscrivo... 
 
Scena dodicesima 
Adelaide accompagnata da Iroldo, e detti. 

 
ADELAIDE 
Arresta. 
(Ottone, Berengario ed Adelberto rimangono attoniti. 
Breve pausa). 
 
OTTONE 
Adelaide!... oh ciel! che vedo? 
Chi spezzò le tue catene? 
Ah! mia sposa, amato bene: 
Incomincio a respirar. 
 
ADELAIDE 
Mi ravvisa. Al sen ti riedo; 
Sciolse amor le mie catene. 
Pur ti veggo, amato bene! 
Pur comincio a respirar! 
 
ADELBERTO e BERENGARIO 
(Adelaide... oh ciel! che vedo? 
Chi spezzò le sue catene? 
Perché morte a me non viene? 
Ho finito di sperar.) 
 
OTTONE 
(a Adelberto) 
Parti. Alle chiuse mura 
Affretta il tuo ritorno. 
Prima che manchi il giorno 
Mi rivedrai colà. 
 
ADELBERTO 
Parto; ma pria mi serba 
La data fé tu stesso. 
Sia di tornar concesso 
Al padre in libertà. 
 
ADELAIDE 
(a Berengario) 
Sì, l'otterrai; promessa 
N'ebbe la tua consorte 
Quando mi aprì le porte 
Della fatal città. 
 
BERENGARIO 
Oh tradimento!... Io resto: 
La libertà disprezzo; 
Vita non compro a prezzo 
D'infamia e di viltà. 
(Adelberto tira in disparte Berengario, 
Ottone, Adelaide, e tutti nel medesimo 
tempo dicono): 
 
ADELBERTO 
Cedi, o padre, e la vendetta 
Vieni a compiere con me. 
 
BERENGARIO 
Vanne; lasciami: perfetta 
Pago io son se l'ho da te. 
 
OTTONE 
Vuoi ch'ei parta? Ah! no, vendetta 
Io giurai di far per te. 
 
ADELAIDE 
A giurarlo io fui costretta 
A chi libera mi fe'. 
 
OTTONE 
(a Berengario) 
Fuggi, e a lasciar preparati 
Il mal premuto trono. 
 
ADELBERTO 
(al medesimo) 
Alla tua gloria serbati. 
Guida a' tuoi passi io sono. 
 
ADELAIDE 
(come sopra) 
Vanne, ed almen ricordati 
Quanto io t'accordo in dono. 
 
BERENGARIO 
Vado: vedrai qual uso 
Del dono tuo farò. 
 
BERENGARIO e ADELBERTO 
Non credere un giorno 
D'avermi avvilito. 
Al campo ritorno, 
All'armi t'invito, 
Rinasce nel core 
L'antico valore, 
E l'uso del brando 
Perduto non ho. 
 
OTTONE 
È giunto il gran giorno, 
Il regno è finito. 
Al campo ritorno, 
Accetto l'invito. 
Mi accresce il valore 
La forza d'amore, 
Che solo del brando 
La destra mi armò. 
 
ADELAIDE 
È giunto il gran giorno, 
Il regno è finito. 
(Tremante ritorno, 
Il core ho smarrito.) 
Ti accresca il valore 
La forza d'amore. 
Fuorché nel tuo brando 
Speranza non ho. 
(Partono Adelaide e Ottone verso la tenda; 
Berengario e Adelberto fuori del campo). 
 
Magnifica tenda. 
 
Scena tredicesima 
Ernesto, guardie; indi Iroldo. 
 
ERNESTO 
Compagni, a voi fidata 
Fia la sposa d'Ottone. Allor che accesa 
La battaglia sarà, di questa tenda 
All'ingresso vegliate. 
Difendetela voi. Fatta sicura, 
Adelaide riposi e non paventi 
Alcun nemico che assalir la tenti. 
 
IROLDO 
Più che non pensi, Ernesto, 
Grave sarà la pugna. È ver che pochi 
Di Berengario sono, 
D'Adelberto i guerrier, ma coraggiosi, 
Ed il coraggio loro accresce e addoppia 
Della feroce coppia 
Il furor disperato. 
 
ERNESTO 
Ottone è tale 
Ch'ogni furor sostiene: 
Lo vedrai vincitor. 
 
IROLDO  
Ecco che viene. 
 
Scena quattordicesima 
Ottone e detti. 
 
OTTONE 
Ogni guerriero, Ernesto, 
All'armi si prepari. Alto si ascolta 
Dalle nemiche mura 
Sollevarsi fragor. Fra poch'istanti 
All'ultimo cimento 
Berengario e Adelberto 
Di Canosso usciranno. 
(Ernesto parte). 
E tu che fosti 
In cotante sciagure 
D'Adelaide il sostegno, 
Mercé ne avrai poich'io ritorni al regno. 
 
IROLDO 
Quando, signor, la spada 
Cinsi di cavalier, farmi giurai 
Del giusto protettor; pago son io 
D'aver serbato il giuramento mio. 
Giunge Adelaide a te. 
 
Scena quindicesima 
Adelaide e detti. 
 
ADELAIDE 
Come son brevi, 
O principe diletto, 
Gl'istanti del piacere! a' miei timori 
Per te ritorno, e nella nuova pugna, 
Benché mi rassicura il tuo valore, 
Mille perigli, oh Dio! vede il mio core. 
 
OTTONE 
Cessa dal palpitar. Questo, o mia vita, 
È l'estremo periglio. Il cielo arride 
Propizio al mio coraggio e a' dritti tuoi; 
Scaccia il timor: combatterà per noi. 
 
Scena sedicesima 
Ernesto, coro di guerrieri, e detti. 
 
ERNESTO 
Signor, già di Canosso 
Berengario e Adelberto 
Coll'esercito uscir; già le feroci 
Grida appressarsi a noi sentii dal campo; 
Mirai dell'armi in faccia al sole il lampo. 
 
OTTONE 
Vadasi. 
(Ad Adelaide) 
Addio. 
 
ADELAIDE 
Fermati... Senti... Ah! prence... 
Ah! lasciarti non posso... 
 
OTTONE 
Il pianto affrena 
Alla vittoria io volo. Un solo addio 
Ti chieggo, e nascondendo il tuo dolore, 
Riconforta, o mia vita, il mio valore. 
 
ADELAIDE 
Sì, vanne... Addio... un altro istante, o caro 
Meco ti voglio ancor. Col pianto mio 
Indebolire, oh Dio! 
Non voglio il tuo coraggio; io lo nascondo, 
E fra' perigli di sì lieto istante 
Intrepido ti segue il core amante. 
(Si scioglie un velo e ne cinge Ottone). 
Cingi la benda candida 
Che amor ti dona, o caro: 
Quel velo e quell'acciaro 
Faranno i rei tremar. 
Va' pur, mio bene, a vincere 
Sotto sì bella insegna, 
Che vuol con te pugnar. 
 
OTTONE 
Cingo d'amor l'insegna; 
Saprò per lei pugnar. 
(Parte col coro). 
 
ADELAIDE 
Se grate son le lagrime 
Ai numi in tal periglio, 
Vieni mio cuor sul ciglio, 
Deh corri a lagrimar. 
 
CORO 
(rientrando) 
Alla gioia il cor prepara: 
Il nemico è vinto già. 
 
ADELAIDE 
Temere un danno 
Per un momento; 
Pianger d'affanno, 
Poi di contento, 
Questo è il maggiore 
Piacer d'amore, 
Che possa un'anima 
Giammai provar. 
 
CORO 
A tanto amore, 
A quel valore, 
Giammai vittoria 
Potea mancar. 
 
Esterno della fortezza di Canosso. 
 
Scena diciassettesima 
Le porte sono aperte; la scena è occupata 
dall'esercito vincitore e da' prigionieri. Esce 
il popolo dalla fortezza, portando corone di 
fiori e d'alloro. Ottone comparirà sopra un 
carro trionfale, seguito da Adelberto e da 
Berengario incatenati. 
 
CORO 
Serti intrecciar le vergini 
De' più pregiati fiori, 
Ordir corone i giovani 
Di sempre verdi allori 
Quando a battaglia, intrepido, 
Si mosse Otton così. 
 
PARTE DEL CORO 
Più belli in fronte ridano 
Al vincitor i fiori, 
Più belli al crin verdeggino 
Del grande Otton gli allori, 
 
TUTTO IL CORO 
Che vinse Berengario 
Due volte in un sol dì. 
 
Scena diciottesima 
Adelaide seguita da Iroldo. Ottone scende 
dal carro e va ad incontrarla. Berengario e 
Adelberto, in aspetto sdegnoso, rimangono 
in disparte. 
 
OTTONE 
Questi, che a me presenta 
Del popolo l'amor, serti onorati 
Sono al mio cor più grati 
Della corona che mi splende in fronte, 
Poiché gloria gl'intreccia, amor li dona; 
Ma della mia corona 
E degli allori miei 
Più cara, o principessa, a me tu sei. 
Vieni: tuo sposo e amante 
A questo cuor ti stringo. 
Fra canti di vittoria 
Del serto mio ti cingo. 
(L'incorona). 
Rammenti fama e gloria 
Che trionfai per te. 
Ma rammenti il tuo bel core 
Che giurommi amore e fé. 
 
ADELAIDE 
Ah! tu sai di quanto ardore 
Piena l'alma amor mi fe'. 
 
ADELBERTO e BERENGARIO 
Dove ascondo il mio rossore? 
Un pugnal chi porge a me? 
 
CORO 
Ti sorrida e gloria e amore, 
Nostro prence e nostro re. 
 
OTTONE 
Al trono tuo primiero 
Regina ancor ti rendo; 
Al soglio dell'impero 
Meco a regnar ti attendo; 
A te dovrò mia gloria. 
D'Imene il talamo 
Amor ci addita; 
Gioia gradita 
Mi ferve in cor. 
E fra i più teneri 
Soavi affetti 
Dolci diletti 
Prepara Amor. 
 
ADELAIDE 
Fra dolci vincoli 
Ci stringa Amor. 
 
ADELBERTO e BERENGARIO 
Numi, qual fulmine 
Ci piomba al cor! 
 
CORO 
Del Ciel benefico 
Splende il favor.