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Ciro in Babilonia

 
 
Dramma per musica in due atti 
di Francesco Aventi 
 

 
 
ATTO PRIMO 
 
Reggia di Baldassare. 
 
Scena prima 
Principi e Grandi del regno, poi Zambri. 
 
CORO 
Di Babilonia i popoli 
Cantino questo dì, 
In cui de' suoi nemici 
Trionfa il Re così. 
 
Qual inatteso fulmine 
Giunser le nostre schiere; 
E l'armi e le bandiere 
Al Perso vil predarono, 
Che in faccia a lor fuggì. 
 
ZAMBRI 
Sì, de' Persi il vano orgoglio 
Nostro brando in campo ha estinto; 
Ed a Ciro oppresso e vinto 
Figlio e sposa oggi rapì. 
 
CORO 
Viva il monarca invitto, 
Che dall'eccelso trono 
Della vittoria al suono 
Trionfa in questo dì. 
 
ZAMBRI 
Ma pietà che il Re consiglia 
Di salvezza a ognun fa dono 
E destina al proprio trono 
Chi la destra a Ciro unì. 
Plaudite, amici: il lieto giorno è questo, 
In cui del Re la gloria 
Splende per ogni intorno. 
Fino all'età remote 
N'andranno i suoi trofei; 
Ed i nemici rei 
Confusi ed avviliti 
Lungi da queste mura 
Porteran l'armi di rossor dipinte, 
E le falangi debellate e vinte. 
Mentre credea de' Persi il Re superbo 
Abbatter quest'impero, 
Già smarrito ed oppresso 
Lascia vittima ei stesso 
Del valor nostro il figlio e la consorte, 
Cui di grand'alma in pegno 
Offre il Re nostro e libertade e regno. 
 
Scena seconda 
 
Baldassare con guardie, Amira, Argene e detti. 
 
BALDASSARE 
È questi, o Principessa, il pensier mio. 
Te, che dovrei di ceppi 
Stringer e di catene 
Voglio che in dolce imene 
Al talamo regal congiunga amore. 
E scordando che fosti 
Sposa del mio nemico, 
Poiché bella ti scorgo e di me degna, 
Mostrando ai Persi quanto grande io sono, 
T'offro di ferri in vece il core e il trono. 
 
AMIRA 
Grata, signore, al tuo gran cor non posso 
Quanto m'offri accettar. La patria, Ciro, 
Al mio pensier presenti, 
Di figlia e di consorte 
Mi richiaman gli affetti; 
Né a scorno lor potrei 
Tradire i dover miei. 
Ché se così ti piace 
Cingimi pur di barbare ritorte, 
Ch'io di mia trista sorte 
Piangendo fra me stessa 
Soffrirò senza pena 
L'orribil prigionia fra queste mura, 
E il Cielo incolperò di mia sventura. 
 
BALDASSARE 
Dunque potrai sì altera 
Sprezzar la mia clemenza? 
 
AMIRA 
In te ravviso 
Non clemente monarca, ma feroce 
Vincitor, che superbo 
Della vittoria sua coglie ogni frutto; 
Né curando in altrui 
I legami d'amor, di patria fede, 
Altra gloria non vede, 
Che quella di voler quanto gli piace. 
 
BALDASSARE 
Frena quel labbro omai femmina audace. 
T'arrendi: alfin dipende 
Dal mio voler tua sorte; 
Potria costarti morte 
Un disprezzato amor. 
 
AMIRA 
Sprezzo l'offerto soglio, 
E l'amor tuo m'irrita: 
Perder saprò la vita, 
Ma non tradir l'onor. 
 
BALDASSARE 
Il tuo rifiuto, ingrata, 
D'ira m'accende il petto. 
 
AMIRA 
Non sa cangiar d'affetto 
Quand'è costante un cor. 
 
BALDASSARE 
Trema. 
 
AMIRA 
Minacci in vano. 
 
BALDASSARE 
Pensa qual son, qual sei. 
 
AMIRA 
Tutti gli affetti miei 
Son volti a Ciro ancor. 
 
BALDASSARE 
(Vorrei punir la perfida, 
Fiaccar l'orgoglio insano, 
Ma frena il cor, la mano 
La vaga sua beltà.) 
 
AMIRA 
(L'ira, il furor del perfido 
Vincermi non sapranno, 
Combatton nel tiranno 
Amor e crudeltà.) 
 
BALDASSARE 
Stanco di tue ripulse alfin son io. 
Fa' che sul labbro audace 
Mai più non oda del nemico il suono. 
Se di ragion capace 
È quel tuo cor, pensa che in Babilonia 
Contro te, mia nemica e schiava mia 
Scagliarsi il mio furor ancor potria. 
Quivi invano il tuo Ciro 
Tenta di penetrar: chiuso ogni passo 
Le mura impenetrabili di Belo 
Ne guardano l'accesso; 
E s'egli osasse ancora 
Tentar l'arduo recinto, 
Dato sol ti saria vederlo estinto. 
Cangia consiglio, Amira: il nuovo giorno 
Mia sposa ti rivegga; 
(a Zambri ed alle guardie) 
E voi frattanto 
Il tempio e il gran convito 
Ite a dispor dell'imeneo sovrano. 
(Parte). 
 
AMIRA 
No, non fia mai, te ne lusinghi invano. 
Deh! vieni, amata Argene, a questo seno: 
In te sola poss'io 
Sperar qualche conforto al dolor mio. 
 
ARGENE 
Misera Principessa! io pur vorrei, 
Né so trarti d'affanno: 
Comune a entrambi è la crudel sventura; 
Ed io fin da' prim'anni 
Al tuo destin unita, 
Io, che passai la vita 
A te sempre fedel, io tutta sento 
La forza del tuo duol; ma la costanza 
E la virtude che in tuo cuor risiede 
Forse otterrà dal Ciel qualche mercede. 
 
AMIRA 
Sì, costante son io: di Ciro sposa, 
Sposa a Ciro morrò. Frema il tiranno. 
Non sa temer quest'alma; 
Ed anche a morte in faccia, 
In faccia al Re nemico 
Fin ch'io vivo e respiro 
Ripeterò che è questo cor di Ciro; 
Ma il caro figlio, Argene, 
Ricerca per pietà: teco l'adduci 
Alle mie stanze, ove t'attendo in breve. 
Il suo gentil sembiante, 
Il piacevol suo dir, tu ben lo sai, Dan tregua 
ai mali miei. 
 
ARGENE 
Tosto il vedrai. 
(Parte Amira). 
Oh quanto mai compiango 
L'infelice suo stato! A che ne giova 
Il nascer grandi, se d'ogni altri al paro 
Il destino crudel di noi fa gioco? 
In questo odiato loco 
Trovassi almeno il conosciuto Arbace. 
Ei nacque in Persia, e 'l Thauristano un giorno 
Fu patria a entrambi. 
Chi sa?... forse potria 
In sì dubbioso stato 
Qualche aita recarci in tante pene. 
Ma alcun s'appressa... è desso... Arbace!... 
 
Scena terza
 
 
Arbace e detta. 
 
ARBACE 
Argene!... 
Come tu quivi? In questa reggia forse 
Con la sposa di Ciro... 
 
ARGENE 
Appunto; oggi dell'armi 
Il destino crudel entrambi trasse 
Qui prigioniere. 
 
ARBACE 
Oh quanto debbo a questa 
Sorte per te funesta 
S'oggi di rivederti il ben m'è dato! 
Forse tra queste mura 
A te giovar potrà l'opra d'Arbace, 
Se men odioso adesso 
Di quel che un dì ti fui 
Non sdegna Argene confidarsi in lui. 
 
ARGENE 
Ebben: dunque ti mostra 
Generoso con noi. Vuol Baldassare 
Oggi la man d'Amira o la sua morte: 
Fedele ella al consorte 
Disprezza l'amor suo, la man ricusa; 
In sì crudel periglio 
Tu ne presta qual puoi scampo e consiglio. 
 
ARBACE 
Basta così. Vanne ad Amira, a lei 
Reca per or conforto e dolce speme: 
Della porta maggior la guardia il Prence 
A me commise... potrò forse... addio... 
Periglioso è l'indugio. 
Conoscerai tra poco 
Quanto per te farò: vedrai che il core 
Che io serbo in questo petto 
Meritarsi potea più dolce affetto. 
(Parte). 
 
ARGENE 
La sua pronta franchezza in me ridesta 
Qualche lieta speranza... 
Ma col figlio si vada 
All'amica infelice. Un sì bel core 
Accresce in me pietà del suo dolore. 
(Parte). 
 
Esterno delle mura di Babilonia che si vedono in qualche distanza. Da un lato 
porta di Babilonia e ponte levatoio che mette alla scena. Colline che sono in vista 
della città: il piano presenta un campo, di cui si vedono i posti avanzati. 
 
Scena quarta
 
Soldati di Ciro. 
 
CORO 
Veh come pallido, D'orror fremente 
Mesto e dolente S'avanza il Re! 
 
CIRO 
Ciro infelice! ove t'aggiri, e dove 
Cerca in vano il tuo cor gli amati oggetti!... 
Cruda sorte dell'armi! 
Perché morte non darmi 
Pria che togliermi il figlio e la consorte?... 
Muto deserto è il campo... e l'eco stessa 
Sembra commossa al mio dolore,... oh Dio! 
Rispondere piangendo al pianto mio... 
Ma voi, mura spietate, 
Voi chiudeste di me la miglior parte! 
Abbatterovvi, il giuro; e questo brando 
Sprezzando ogni periglio 
Salvar saprà tra poco e sposa e figlio. 
Ahi! come il mio dolor, 
Come calmar potrò? 
Misero, che farò 
Senza la sposa?... 
Perché, destin crudel, 
Tormi il figlio, perché, 
Né dar piuttosto a me 
Barbara morte?... 
Alla vendetta, all'armi 
Sdegno m'infiamma e gloria; 
Predice a me vittoria 
Lo stesso mio dolor. 
Brama sangue il core, il brando 
Cerca già gli odiati petti... 
Ma pensando ai cari oggetti 
Torna il core a vacillar. 
 
CORO 
Bando, o Ciro, ai mesti affetti, 
Solo pensa a trionfar. 
Allarmi, alla vendetta 
Seguendo i passi tuoi, 
O tutti morrem noi, 
O vincerai, signor. 
 
CIRO 
Non più miei fidi: il mio furor non soffre 
Indugio alcun. S'apprestino le schiere, 
E i duci in questo loco, 
Pria che notte s'innoltri, abbiano il campo. 
Il nuovo sol ci vegga 
Tentar l'assalto alle nemiche mura. 
Già coprir la pianura 
Di Dario le falangi. Egli s'avanza 
Pronto al nostro soccorso, e forse meco 
Alla gloria dell'armi unir potrassi, 
O seguirà di mie vittorie i passi... 
(Cala il ponte levatoio e sorte Arbace dalla porta della città). 
Ma dall'ostil recinto 
Qua volger sembra un uom solingo il piede... 
Perso rassembra al manto 
Ond'ha la faccia involta... 
Chi sei? Che chiedi tu? 
 
Scena quinta 
Arbace, involto in manto alla persiana, e detto. 
 

ARBACE 
Ciro, m'ascolta: 
Io nacqui in Persia, e giovinetto ancora 
Vidi la reggia tua. L'ingrata Argene 
Là conobbi ed amai. 
Poi col padre n'andai 
Tra l'armi assire, e di quel Re possente 
Or servo appresso il trono: 
Comando a mille fanti, e Arbace sono. 
So che 'l destin nemico... 
E la tua sposa, e 'l figlio, e de' tuoi molti 
Prigionieri condusse in Babilonia; 
Argene stessa io vidi, e quell'aspetto 
Tornò l'antico affetto 
A ricercarmi il cor: se tu non sdegni 
Di cedere al consiglio e all'opra mia, 
T'additerò la via 
Sicura al tuo trionfo; e figlio e sposa... 
 
CIRO 
Non proseguire, o Duce: il mio valore 
Abbatterà que' muri, e in brevi istanti 
Salir vedrai della città nemica 
Sull'ardue torri le persiane insegne; 
Ma se pietà verace 
Ti muove il cor, o Arbace... 
Della sposa e del figlio, ambo infelici, 
Qual è il misero stato or tu mi dici. 
 
ARBACE 
Vuol Baldassar che Amira 
Te scordando, o signor, con nuovo imene 
A lui dia man di sposa. Ella ricusa; 
Ma il Re crudel morte minaccia, e forse 
Affrettarla potria se tu con l'armi 
Tentassi a danno suo novelle imprese. 
 
CIRO 
Oh Cielo, ove s'intese 
Più barbara perfidia? 
 
ARBACE 
In me t'affida: 
Vieni, o signor, in più remoto loco. 
T'additerò come ottener potrai 
Più sicuro l'intento. 
Soffri un istante ancora, 
Ché l'affrettar talora 
Periglioso diviene; e la vendetta 
Che il consiglio matura 
Quanto più tarda cade è più sicura. 
Avrai tu pur vendetta, 
Ma cauto ad ogni evento 
Pensa che un sol momento 
Può tutto rovesciar. 
Così leone immoto 
Nel suo furor s'arresta, 
Poi mostra più funesta 
L'ira che tardi appar. 
 
CIRO 
T'ascolterò: ma qual crudel contrasto 
Di dubbiezza e timor l'alma avvelena!... 
Sortirne omai desio! Vieni, mi siegui. 
 
ARBACE 
Andiam, teco son io. 
(Partono). 
 
Reggia di Baldassare. 
 
 
Scena sesta 
Baldassare con guardie. 
 
BALDASSARE 
Impossibil mi par che tal costanza 
Superar non si possa; in fin ciascuno 
Qua piegar deve al mio voler! se ancora 
Ceder non vuole Amira 
A chi il suo cor desira, 
A un Re che gli offre e libertade e trono, 
Pensar degg'io ch'altra ragion l'astringa 
A simile rifiuto; 
Ma se non cede alfine 
L'indegna a' cenni miei 
Com'io sappia punir vedrà costei. 
 
Scena settima 
 
Zambri e detto. 
 
ZAMBRI 
Signore, a te dal campo 
Il persiano monarca un messo invia 
Che parlarti desia; 
Parvemi a detti suoi che tregua e pace 
Offrirti voglia: agli atti, al portamento 
Uom sembra d'alto affar. 
 
BALDASSARE 
Forse di Ciro 
La sposa e il figlio chiederà costui, 
Li chieggia pure: a lui, 
Purché lungi ritragga 
L'armi da queste mura il Perso duce, 
Il figlio renderò, ma resti Amira: 
Ella è cara al mio core: e se 'l Persiano 
Pensa toglierla a me, lo spera invano. 
Si vada alla gran sala: il messaggiero 
Colà me guida a noi. 
 
ZAMBRI 
Ubbidisco signor a' cenni tuoi. 
(Partono). 
 
Scena ottava 
 
Arbace solo. 
 
ARBACE 
Ordita è la gran trama; e Ciro istesso 
Potrà stringere al sen figlio e consorte. 
Entro di queste porte 
Io l'introdussi; e se il pensato inganno 
Protegge il ciel, forse potrò fin poco 
Trarlo d'affanno, e scioglier le catene 
De' prigionieri e dell'amata Argene. 
Allor sperar mi lice, 
Che sol per me felice, 
Paghi farà i miei voti; 
E questo cor, che solo amor le chiede, 
Avrà dell'opra sua degna mercede. 
(Parte). 
 
Gran sala d'udienza con trono. 
 
Scena nona 
 
Baldassare circondato da guardie e Grandi, 
poi Zambri, introducendo Ciro in abito d'ambasciatore con seguito. 
 
ZAMBRI 
Ecco il persiano ambasciator. 
 
BALDASSARE 
T'avanza. 
 
CIRO 
Ciro salute a Baldasare invia, 
E pace se gli aggrada. 
 

BALDASSARE 
Io bramo pace 
Ma quali i patti son? 
 
CIRO 
Da Babilonia 
Lungi n'andran sue schiere: 
Le genti prigioniere 
A te rendrà la Persia, e l'armi sue 
Sgombreran la Caldea: 
Pace sarà tra il Perso e 'l rege assiro. 
Solo ti chiede Ciro 
Il suo figlio e la sposa: egli di guerra 
Il dritto orrendo a sostener non uso 
T'offre, o Re, questi patti. 
 
BALDASSARE 
Io li ricuso. 
S'inganna il tuo signor se pensa mai 
Ch'io tema l'armi sue. 
S'egli da queste mura 
Lungi ritira il campo, e dal mio regno, 
I prigionieri in pegno 
Di pace ed amistade, e il figlio io rendo; 
Ma a tal viltà non scendo 
Di rilasciare Amira... 
 
CIRO 
Ebben: paventa. Vedrai di sangue e morte 
Scorrer queste contrade e i regni tuoi; 
Atre stragi e ruine 
Spargeranno dovunque... 
 
BALDASSARE 
Olà, ti frena, 
Ambasciator; tu stanchi il soffrir mio. 
 
CIRO 
Egli è Ciro che parla, e non son io. 
 
BALDASSARE 
Se ti cal del tuo Re, tenta piuttosto 
Piegar il cuor d'Amira ai voler miei. 
S'ella resiste ancora 
Dovrà subire inevitabil morte. 
Da sì funesta sorte 
Tu ritrarla potresti: in questo giorno 
Ella per tuo consiglio 
A me porga la mano, 
E tutto a te concedo e al tuo sovrano. 
 
CIRO 
(L'inganno mi giovi.) Ebben, signore: 
Tentar saprò quanto m'imponi. 
(Almeno La rivedrò così.) 
 
BALDASSARE 
Zambri, qua venga 
La Principessa tosto. 
 
ZAMBRI 
Ella s'appressa. 
 
CIRO 
(Che momento crudel!... eccola... è dessa.) 
 
 
Scena decima
 
 
Amira e detti. 
 
AMIRA 
Cielo! che vedo mai!... sogno! qua Ciro... 
 
CIRO 
Qua Ciro ambasciator me stesso invia: 
Di te saper desia, 
Dell'amato Cambise; 
E molte cose e molte a te, Regina, 
Svelar degg'io per cenno suo, se pure 
Nol divieta il monarca a noi presente. 
 
AMIRA 
(Io non so s'io m'inganno, o s'egli mente.) 
Ebben, digli ch'io l'amo... 
E che il figlio infelice... 
Rammentandomi il dolce suo sembiante, 
Tempra talor il duol di questo core; 
Ma tu mi svela i sensi tuoi... che tardi?... 
Deh! per pietà favella 
Di lui... di te... dell'amor tuo... che dice! 
Ah! no, taci... mi fuggi... 
Il tuo aspetto... il tuo dir... timor m'infonde, 
E quest'alma si perde e si confonde. 
Vorrei veder lo sposo, 
Stringerlo al sen vorrei, 
Ma ancor de' voti miei 
Non sente il Ciel pietà. 
 
CORO 
Ti calma, ti consola, 
Il Ciel si placherà. 
AMIRA 
Ah! che spiegar non posso 
Quello che in petto io sento, 
E 'l mio crudel tormento, 
Più grande ognor si fa. 
 
CORO 
Deh! ti consola e spera, 
Che il Ciel si placherà. 
 
AMIRA 
No, più non spero, oh Dio! 
Trovar felicità. 
Che crudo istante è questo! 
Che palpito, che pena! 
Tormento più funesto 
Del mio no non si dà. 
 
CORO 
Ti calma, ti consola, 
Che il Ciel si placherà. 
(Amira parte). 
 
Scena undicesima 
 
Baldassare, Ciro e Zambri. 
 
BALDASSARE 
(a Zambri) 
L'aspetto mio... la mia presenza vedo 
Che l'atterrisce... Ambasciator, ti lascio. 
Ad Amira potrai 
Più libero parlar; ma ti rammento 
Quant'ora imposi a te: di qua non lungi 
Inosservato intanto i moti, i detti 
Conoscere potrò. 
 
CIRO 
Ti prego, o Sire, 
Fa che ritorni Amira, 
E che 'l suo figlio ancora 
Qui venga per brev'ora: 
Tenerezza di madre a' detti miei 
Accrescerà vigore. (A questo seno 
Io stringerò così Cambise almeno.) 
 
BALDASSARE 
E ben, pago sarai. 
(Ad una guardia che parte, poi torna 
col figlio)
 
Amira e il figlio. 
Tosto qua vengan. 
(A Zambri) 
Sieguimi, in disparte 
Tutto veder potrem. 
 
ZAMBRI 
(a Baldassare)  
Ti sieguo. 
 
CIRO 
All'arte. 
(Baldassare, Zambri e guardie si ritirano, 
lasciandosi tratto tratto vedere tra le scene). 
 
Scena dodicesima  
 
Ciro, Amira, e seco una guardia che conduce Cambise e poi parte. 
 
AMIRA 
(correndo al figlio che gli vien 
rilasciato dalla guardia) 
Oh caro figlio!... Oh di quest'alma primo 
E più tenero affetto! 
Deh! vieni a questo petto: 
Tu sol l'alma sollevi in tanti affanni. 
 
CIRO 
Non più... t'allegra Amira. In questo giorno 
Sposa di Baldassar ti vuole il Cielo. 
Dunque tu cedi... 
 
AMIRA 
Io raccapriccio!... Io gelo!... 
Ma dove son io mai?... Tu pur non sei... 
Che più di me dovresti 
Odiar l'empio tiranno? Ah! la mia mente 
Più non si regge, in tanti dubbi involta. 
 
CIRO 
(Né posso dire a lei che il Re ci ascolta?) 
 
AMIRA 
E fia ver, che tu possa 
In questo luogo ancora 
Favellarmi così?... 
 
CIRO 
(prendendo tra le braccia il figlio e 
carezzandolo con tenerezza) 
Questo ch'io stringo 
Tenero pargoletto al seno mio, 
Questo che tragge il pianto dal mio ciglio 
Egli è di Ciro pur... egli è tuo figlio. 
Tu l'ami, e poi non pensi 
Ch'ei perirà... se tu resisti... 
 
AMIRA 
Oh Dio!... 
 
CIRO 
E perirai tu stessa. Il Re decise 
Di lui, di te la morte... Or vedi come 
La tua crudel costanza 
Saria cagion di pene e di tormenti 
A ognun che t'ama, e quanto 
Si struggerebbe in pianto 
Ciro... il tuo sposo istesso, 
Che perderia la sposa al figlio appresso. 
 
AMIRA 
Ah taci ormai, crudel!... par che tu goda 
Lacerandomi il cor... in questa guisa 
M'insulti e mi deridi!... 
Deh! piuttosto m'uccidi! 
Se cambiasti per me l'antico affetto; 
Ma l'aborrito nodo 
D'un tiranno crudele 
Non vantarmi così... cessa una volta... 
 
CIRO 
(Oh Dio! non sa che Baldassar ascolta.) 
 
AMIRA 
No: risoluta io son; e tu spergiuro 
Di vincer tenti in van la mia costanza. 
Se tu più quel non sei, 
Che degli affetti miei 
Grata avresti ogni cura, ogni pensiero, 
Io t'amerò, spietato, anche infedele; 
E a tuo rossore eterno, 
Caro sempre al mio core, 
Per me tra mille pene e mille guai 
Tu sposo mio, tu Ciro ognor sarai. 
 
Scena tredicesima 
 
Baldassare, Zambri, guardie e detti. 
 
BALDASSARE 
Pur ti sorpresi menzognero, audace. 
Sotto mentite spoglie in te ravviso 
De' Persi il Re nemico... 
Lo spavento d'Amira, 
Il tuo parlar, il tuo rossor t'accusa: 
Fremer d'ira mi sento! 
Ma non andrà impunito il tradimento. 
Guardie. Olà. 
 
ZAMBRI 
S'arresti. 
 
AMIRA e CIRO 
Oh Dei! 
 
BALDASSARE 
(a Ciro che mostra volersi difendere) 
Quale ardir! 
 
ZAMBRI 
A noi t'arrendi. 
 
BALDASSARE 
(mettendo mano alla spada contro Ciro) 
Muori alfin: tu Ciro sei. 
 
ZAMBRI 
(trattenendo Baldassare) 
Deh, signor, l'ire sospendi! 
 
BALDASSARE 
Qua punir degg'io l'indegno. 
 
ZAMBRI 
Più non frena il Re lo sdegno. 
 
TUTTI 
Che fatal orrendo giorno! 
Le sue furie a noi d'intorno 
L'atro Averno suscitò. 
 
CIRO 
Il furor del Re sdegnato 
Mi ricorda il mio periglio: 
Per la sposa e per il figlio 
Quanto, oh Dio, temer dovrò! 
 
BALDASSARE 
(ad Amira) 
Per te ancor pietade io sento: 
Di' che m'ami, e questo accento 
Sol può Ciro tuo salvar. 
 

ZAMBRI 
Rendi alfin il Re contento: 
Quest'orribile momento 
Puoi tu sola ancor cangiar. 
 
AMIRA 
Qual sorpresa!... oimè, qual duolo! 
Desolata... disperata... 
Più non reggo al mio penar. 
 
CIRO 
Ah mia sposa!... 
 
ZAMBRI 
Cedi Amira... 
 
AMIRA 
Ho deciso... 
 
BALDASSARE 
Ai ceppi indegno. 
(Alle guardie che circondano Ciro incatenandolo). 
 
TUTTI 
Già dell'alme il rio contrasto 
Sdegno, tema, ardir infonde: 
Vario affetto si diffonde, 
E non ha più pace il cor. 
 
CORO 
Tu puoi solo, o Ciel clemente, 
Render pace in tanto orror. 
 
 
ATTO SECONDO 
 
Reggia di Baldassare. 
 
Scena prima
 
 
Arbace e cori. 
 
CORO 
Sì bell'alma soccorrete 
Voi che avete il cor pietoso: 
Vegga Amira il caro sposo, 
E sollevi il suo dolor. 
 
ARGENE 
Deh vieni per pietà! Rattempra, Arbace, 
Dell'infelice Principessa il duolo. 
Ciro di ferri stretto 
Geme in carcer oscuro; Amira il chiede 
Né può vederlo; sol piange... sospira 
La misera consorte, 
E chiede esser compagna alla sua sorte. 
 
ARBACE 
Perigliosa è la via: ma, se il consente, 
Di sotterraneo calle 
A me noto è il sentier che là conduce 
Dove Ciro è in catene; 
Se può recargli speme 
Lo sposo riveder, farò che a lei 
Servan di fida scorta i passi miei. 
(Partono). 
 
Prigione sotterranea. 
 
Scena seconda
 
 
Ciro in catene appoggiato ad un sasso, ed immerso nel più cupo dolore. 
 
CIRO 
Dunque fia ver che il vincitor di Creso, 
De' Lidii il domator di ferri cinto 
Penar debba così?... Misero!... ahi quanto 
Il destino crudele 
Ti persegue e t'opprime!... 
E pur quello son io, 
Cui d'Israello il Dio 
Dee confidar la sua vendetta!... Il giuro, 
Nume, che pur ti sento entro il mio cuore, 
Vendicato sarai... Nel giorno istesso 
Ch'io vincerò per te, de' fidi tuoi 
Sciolti saranno i ceppi e le catene, 
Libero il culto suo!... Ma dove sono!... 
A chi parlo infelice?... e che ragiono?... 
La consorte adorata 
Potessi un solo istante 
Almeno riveder... No, tal contento 
Io più sperar non oso. 
 
Scena terza 
 
Arbace che conduce Amira, e detto. 
 
ARBACE  
Io la guido al tuo seno. 
 
CIRO  
Oh sposa! 
AMIRA  
Oh sposo! 
(Abbracciandosi con iscambievole tenerezza). 
 
CIRO 
Nello stringerti al mio petto, 
Cara sposa, amato bene, 
Son men crude le mie pene, 
Trova pace il cor in te. 
 
AMIRA 
Quanta gioia in te ritrovo 
Non può dirlo il core oppresso; 
Questi sguardi e questo amplesso 
Te lo dicano per me... 
 
AMIRA e CIRO 
Di questo sen fra i palpiti 
Ti giura il labbro, il core, 
Che mai di fé, d'amore 
Per te non cangierò. 
 
AMIRA  
Ma quai voci?... 
 
CIRO 
Qual splendore?... 
(Guardano entro la scena, e vedono lo 
splendor delle faci). 
 
AMIRA Che fia mai?... 
 
CIRO  
Qualcun s'avanza. 
 
AMIRA e CIRO 
Di nostr'alme la costanza 
Quanto ancor soffrir dovrà! 
 
Scena quarta
 
 
Baldassare seguito da soldati, parte de' quali 
con fiaccole, e detti. 
 
BALDASSARE 
Quivi uniti? ah qual dispetto!... 
Schernire i voler miei 
Dunque così potete? 
Perfidi, alfin dovrete 
Dell'ira mia tremar. 
 
AMIRA e CIRO  
Qual sorpresa! 
 
BALDASSARE 
Empi, tremate. 
(Tutti rimangono estatici nella sorpresa). 
 
AMIRA e CIRO 
Fiero nell'anima 
Terror si desta, 
Gli accenti arresta, 
Né so perché. 
 
BALDASSARE 
Sdegno nell'anima 
Fiero si desta: 
L'amor m'arresta, 
Né so perché. 
(Volto ad Amira e con espressione) 
Né dovrà piegar quel cuore 
Di quest'alma al bel desio! 
 
AMIRA e CIRO 
Il tuo/mio sdegno è il piacer mio, 
Il trionfo di mia/sua fé. 
 
BALDASSARE  
Verserò quel sangue, indegni! 
 
CIRO  
Io non temo. 
 
AMIRA  
Io non pavento. 
 
BALDASSARE 
(ad Amira) 
Dunque invan?... 
 
AMIRA  
Piuttosto morte. 
 
BALDASSARE  
(a Ciro) E vorrai?... 
 
CIRO  
Perir con lei. 
 
BALDASSARE 
Ah si tolga a me costei, 
Più non reggo al mio furor! 
 
AMIRA e CIRO 
Ah che il togliermi da lei 
È il maggior d'ogni dolor! 
(Al comando di Baldassare alcuni soldati 
s'avanzano circondando Ciro ed Amira, e li 
conducono entro la scena da parti opposte; 
e Baldassare seguito dalle sue guardie sorte 
per altra parte). 
 
Reggia come nell'atto primo. 
 
Scena quinta 
 
Zambri ed Argene. 
 
ZAMBRI 
Udisti Argene? è pronto il gran convito, 
E Baldassare impone 
Che Amira, che tu stessa 
Badiate alle sue mense. 
 
ARGENE 
E qual piacere 
Nel tuo monarca è mai 
D'opprimerci così? Mentre d'Amira 
Geme in carcer lo sposo e in ferri stretto, 
Ci vuol del suo diletto, Delle sue gioie a parte! 
 
ZAMBRI 
Chi sa? forse potria 
Fra il piacer delle feste e l'allegria 
La tua Regina con accorti modi 
Per il figlio, per sé, per il consorte 
Trovar pietà nel Re; forse... ma vanne: 
Nunzia del regal cenno a lei ti rendi, 
Teco l'adduci; addio. 
 
ARGENE 
Colà m'attendi. 
(Partono). 
 
Notte. 
 
Gran sala illuminata adorna di sontuosi 
drappi e di vasellami ricchissimi per servizio 
della mensa imbandita, con coppe, fiori e 
vasi sul lato sinistro della scena: le guardie 
ed i cori musicali vi stanno intorno. 
 

Scena sesta 
 
Baldassare, Zambri, Amira, Argene, Arbace 
con altri principi, e donne babilonesi. 
 
CORO 
Intorno fumino 
Gli arabi odori, 
Le tazze versino 
Grati liquori; 
E in tuon festevole 
Musici cori 
Contento spirino 
Letizia, amor. 
 
BALDASSARE 
Meco s'allegri ognuno: è questi il giorno, 
In cui di Belo il nume 
S'onora fra le tazze e fra i conviti. 
Bando ai tristi pensieri le meste cure 
Vadan lungi dal soglio; 
Qui sol amor, beltà e contento io voglio. 
(Li convitati siedono intorno al Re). 
 
CORO 
In tuon festevole 
Musici cori 
Contento spirino 
Letizia, amor. 
 
BALDASSARE 
Son questi, o Zambri, i vasi 
Che trasser gli avi miei dal tempio odiato 
Del Nume degli Ebrei? 
 
ZAMBRI 
Come imponeste, o Sire, 
Qui recar li feci io... 
 
BALDASSARE 
Ricolmi tosto 
Di fumoso liquor ne sugga il labbro 
Grata bevanda, ed alle nostre menti 
Gerosolima torni, e le sue genti 
Da noi sconfitte e vinte, 
E lo scorno di Dio 
Che mal da lor difeso 
Perdette un giorno in quel tremendo scempio 
Il trono, l’are, i sacerdoti, il tempio. 
 
(Tra lo scroscio del tuono e dei lampi apparisce 
una mano, che imprime sul muro a caratteri di fuoco 
Mane, Thegel, Phares; ed alla vista di tale prodigio 
s'alzano i commensali dalla tavola, e tutti rimangono 
nell'atteggiamento della più trista costernazione). 
 
BALDASSARE 
Qual tetro Orror m'assale! E chi può mai 
Svelar a me del Ciel le cifre ignote?... 
Vengan i Magi tosto, e ognun che seco 
Delle divine cose i sensi intenda... 
(Una guardia parte al comando di Baldassare). 
Al terribile aspetto 
Di quella vision nel petto io sento 
Acerba smania, ignoto turbamento... 
Sogna larve la mente?... 
Oppure videro il vero questi occhi miei?... 
Dove son io!... Ma voi, che a me d'intorno 
Confusi e taciturni ormai restate, 
Perché mesti così... perché tremate!... 
 
Scena settima 
 
Magi, preceduti dal Profeta Daniele, e detti. 
 
BALDASSARE 
(a Daniele, che si avanza maestosamente 
in faccia ad esso) 
E tu chi sei, che a me terribil tanto 
Ti presenti al mio sguardo?... a che ne vieni? 
 
DANIELE 
Daniello io son, cui d'Israello al Dio 
Svelar piacque talor le arcane cose: 
Di qui venir m'impose 
Alcun de' tuoi, né invano, 
Ché ben scioglier poss'io 
Quel che t'agita il cor dubbio tremendo, 
Mentre il voler del Ciel spiegarti intendo. 
Ingrati al Dio d'Abramo 
Tu fosti e gli avi tuoi; 
Per lor dispersi, oppressi Furono i fidi suoi; 
Distrutto il tempio e profanati i vasi, 
Che tua preda rimasi 
Serviron a' tuoi vizi e all'empie mense 
Or stanco Iddio di tollerarti ormai, 
T'annunzia in quello scritto 
La pena meritata al tuo delitto. 
Giunto è il fine di tue colpe: andrà diviso 
Tra Medi e Persi dell'Assiria il trono; 
Di Babilonia infida 
Spariranno le mura e la memoria; 
I nemici vittoria 
Avran sopra di te: tu stesso e i tuoi 
Spersi qual polve al vento. 
Il nuovo sol a nascer non vedrai, 
Fian l'armi tue sconfitte, e tu morrai. 
 
BALDASSARE 
Misero me, che intesi!... E tanto irato 
Meco fia dunque il Ciel, che orrido lutto 
Sparger fra noi minaccia?... 
Qual fredda man m'agghiaccia, 
E mi restringe l'alma!... il piè vacilla... 
In me ricerco invan l'ardire usato... 
rimorso del cor!... oh mano!... oh fato! 
Qual crudel, qual trista sorte 
M'empie il sen d'atro cordoglio! 
Penso ai figli, al regno al soglio, 
E non vedo che terror! 
Alla vista orrenda e fiera 
Tremo, gelo e mi spavento: 
Cede l'alma al rio tormento, 
E si perde in tanto orror! 
 
CORO DI MAGI 
Non dar fede al labbro insano, 
Che t'annunzia tristi eventi: 
Sol vittorie e sol contenti 
Presagì la mano a te. 
Voglion sangue i Numi, è vero, 
Ma per toglierti al periglio: 
Cadan Ciro e sposa e figlio, 
Ché in tua mano il Ciel li dié. 
 
BALDASSARE 
E fia pur ver, che sia 
Dello scritto funesto 
Questo, o saggi, il voler? 
 
CORO  
É questo, è questo. 
 
BALDASSARE 
Abbian morte e Ciro e 'l figlio, 
S'eseguisca il voler mio... 
Sol d'Amira il sangue, oh Dio!... 
 
CORO  
Deve Amira ancor perir. 
 
BALDASSARE 
Ad un cenno sì crudele 
Non resiste l'alma amante, 
Non sa il labbro palpitante 
La sua morte proferir. 
 
CORO  
Deve Amira ancor perir. 
 
BALDASSARE 
Dunque vada anch'essa a morte: 
Qual dolore!... ahi quanto affanno!... 
Sarai pago, o Ciel tiranno, 
Del mio barbaro penar! 
 
CORO 
Non temer, ché il tristo affanno 
Saprà il Cielo terminar. 
(Tutti partono fuor che Daniele, e lo 
scritto sparisce dal muro). 
 
Scena ottava 
 
Daniele solo. 
 
DANIELE 
Va pur crudele! è l'ora ormai vicina 
Della vendetta orrenda... 
A te pende sul capo 
La spada di quel Dio, che in van non coglie. 
Sazia l'empie tue voglie, 
E bramin teco pur e sangue e morte 
D'un profano saper ministri indegni: 
L'avran fra poco, e 'l verseran piangendo 
Con te suo Re malvagio, 
E coi sudditi tuoi... 
A questo suolo intorno 
Va già fischiando l'orrida procella: 
Colpirà il fulmin ratto; e quell'istesso 
Ch’oggi tu credi al suo morir vicino, 
Fatto ministro dell'eterno sdegno, 
Domani vincitor avrà il tuo regno. 
De' nemici le spade, le faci 
Struggeranno le torri, le mura, 
E de' rettili e serpi l'impura 
Cruda stirpe sol qui regnerà. 
D'atra polve e di cenere asperso 
Rimarrà questo suolo infecondo, 
Né avrà alcun più memoria nel mondo 
Dove fosse l'ingrata città. 
(Parte). 
 

Scena nona 
 
Arbace con guardie, Amira ed Argene. 
 
ARBACE 
Perdona o Principessa, odioso incarco 
Pure m'è forza eseguir: guidarti deggio 
Al carcere di Ciro... il cor ne geme, 
Ma non dispera ancor... il Ciel clemente 
Che vede i mali tuoi 
Veglia alla tua salvezza, 
E quanto a te il periglio è più vicino, 
Tanto cambiar può in lieto il tuo destino. 
 
AMIRA 
Più lieta son se unita a Ciro anch'io 
Seco potrò spirar... Timor non sente 
Nelle sue crude pene 
Quest'alma avvezza alle sventure. 
 
ARGENE 
Oh quanta 
Pietà mi desti in sen! Teco voglio, 
Seguace ognor fedele, 
O vivere, o morir... 
 
AMIRA 
Ah! vivi, amica, 
Più felice di me; così potessi 
Salvar lo sposo e 'l figlio... è questi il duolo 
Che mi lacera il cor, che mi tormenta. 
Deh! tu se m'ami ancora 
Qui ti rimani, Argene: ogni tua cura 
Poni a salvar quegli adorati oggetti, 
In cui sol vivo... Impetra a lor pietade: 
A ognun ne chiedi; e piangi, e prega, e tenta 
D'impietosire il Re. Nei Numi io spero, 
Che s'io potessi udir ch'essi vivranno, 
Io morrei senza pena e senza affanno. 
Deh! per me non v'affliggete, 
Ma per lor, che piango anch'io; 
È di madre il pianto mio, 
È di sposa il mio dolor! 
(volta al Cielo) 
Tu Nume de' numi, 
Signor de' viventi, 
Che vedi, che senti 
De' miseri il duolo 
L'affanno crudel, 
Ascolta i miei voti, 
Mi salva pietoso 
Col figlio lo sposo, 
E al duol di quest'alma 
Soccorri dal Ciel. 
(Partono). 
 
Reggia. 
 
Scena decima 
 
Zambri. 
 
ZAMBRI 
Troppo l'ira de' numi è manifesta. 
In quelle orrende note 
Chi mai legger potrà felici eventi?... 
Dal lungo assedio stanche son le genti, 
Né cessan l'armi Perse 
D'assalirci ogni dì... Fremon di sdegno 
Pei regi prigionieri 
I nemici guerrieri... 
Crescon a noi d'intorno armi ed armati, 
E sangue oggi si versa in queste mura. 
Terribile sciagura 
Minaccia un uom divino: in ogni aspetto 
Sta dipinto il terror, né trovo un solo, 
Cui non regni nel cuor spavento e duolo. 
 
Scena undicesima 
Argene e detto. 
 
ARGENE 
Deh! tu m'aita, o Zambri; al Re mi guida: 
Gettarmi ai piedi suoi, pregarlo io voglio 
Per Ciro, per la tenera consorte 
Pietà impetrar da lui... 
 
ZAMBRI  
Vano desio 
Tu nutri, o donna... In sé raccolto giace 
Il mesto Re, né parla altrui, né ascolta. 
Tristo, pensoso e nel suo duolo oppresso, 
Vieta a ognun Baldassare, e a me l'accesso. 
 
ARGENE 
Quanto infelici siam!... Ma tu non puoi... 
 
ZAMBRI  
Nulla poss'io... 
 
ARGENE 
Barbaro!... E dunque ognuno 
Fra queste indegne soglie 
Ha più crudel di tigre il cor nel petto?... 
No, che pietoso affetto 
Degl'infelici il pianto in voi non muove. 
Ma verrà forse il giorno, 
In cui sdegnati i numi 
Puniran sì feroci, empi costumi. 
Chi disprezza gl'infelici, 
Chi il suo pianto non ascolta 
Sa punire il Ciel talvolta 
Dell'indegna crudeltà. 
Cangia aspetto al suo destino, 
E infelice il disumano, 
Chiede altrui pietade invano 
Se fu sordo alla pietà. 
(Partono). 
 
Gran piazza di Babilonia. Sulla dritta, 
sfondo che lascia vedere la reggia di 
Baldassare; sulla sinistra arco trionfale, 
che mette alla porta maggiore della città. 
 
Scena dodicesima 
 
Arbace con duci e soldati che scortano la 
famiglia di Ciro al luogo destinato al 
supplizio: tra i soldati, Ciro ed Amira in 
catene col figlio, Baldassare e Zambri 
accompagnati dalle guardie, Argene 
nell’atteggiamento della maggior tristezza 
sieguono il convoglio. 
Aprendosi le file permettono d'avanzarsi 
nella scena a Ciro, ad Amira ed al figlio, 
che restano in mezzo fra Baldassare e 
Zambri da una parte, Arbace ed Argene 
dall'altra. 
 
CORO 
Dunque in oggi i numi irati 
Voglion tanta crudeltà?... 
Infelici... sventurati... 
Quanto mai ci fan pietà! 
 
CIRO 
Oh delle pene mie, de' miei contenti, 
Fin che piacque agli Dei dolce compagna, 
Giunto è l'amaro istante, in cui conviene 
Dividerci e morir!... Morte non teme 
Quest'alma, no, che ancor a morte innante 
Serbano gl'innocenti il cor costante; 
Ma fissandoti in viso... 
Pensando alla tua fede. 
Veggendomi la sposa e 'l figlio accanto 
Regger non so, non so frenare il pianto! 
 
(volgendosi con trasporto ad abbracciare il figlio) 
T'abbraccio, ti stringo, 
Mio tenero figlio 
Col pianto sul ciglio, 
Coi baci d'amor. 
Quel sangue che un giorno 
Nel sen ti versai, 
Tu sparger dovrai 
Dal misero cor. 
 
BALDASSARE  
Che si tarda?... 
 
TUTTI  
Oh quanto affanno! 
 
CIRO 
Sì vedrai, crudel tiranno 
Me, la sposa e 'l figlio esangue, 
Ma innocente è questo sangue, 
E dal Ciel vendetta avrà. 
 
CORO 
Pur versar dovrà quel sangue, 
Pur morir, oh Dio, dovrà! 
 
CIRO 
Deh! tergi, sposa, alfine 
Quelle lacrime amare... 
Tu mi laceri il cor!... 
Se m'ami ancora 
Se aborri, quant'io t'amo, il Re nemico, 
Siam vendicati assai. 
S'incontreran di Lete 
Colà nel guado estremo 
Dell'amor nostro gli ultimi sospiri; 
E si diran contenti 
In quel punto crudele: 
Spira quest'alma, o cara, a te fedele. 
E lieto e contento 
Nel placido Eliso 
Lo spino indiviso 
Beato sarà. 
Di morte desio 
Nell'alma s'accende, 
Ché grata la rende 
La tua fedeltà. 
 
CORO 
Qual pietade in sen ci desta 
Così rara fedeltà. 
 
BALDASSARE  
Ma si vada... 
 
TUTTI 
Ah! non v'è scampo. 
Quanto, oh Dio, quel cor è oppresso! 
 
CIRO 
(al figlio ed alla sposa) 
A te un bacio... a te un amplesso, 
E poi vadasi a morir. 
(Il convoglio che scorta la famiglia di 
Ciro segue la sua marcia verso la sinistra; 
Baldassare e Zambri seguiti da alcune 
guardie s'avviano verso la reggia). 
 
Reggia. 
 
Scena tredicesima 
 
Un sordo rumore di voci e di spade annuncia 
combattimento e strage: le guardie vanno 
confusamente fuggendo perla scena, Zambri 
in atto di disperazione. 
 
ZAMBRI 
Abbia fin l'atra strage, o Dei pietosi! 
Mentre in profondo sonno 
Sta Baldassare, han la città sorpresa 
Le falangi nemiche... Abbassan l'armi 
Vinte le nostre schiere... il sangue scorre 
Dentro la reggia istessa... ahimè! che fia 
Del Re, di noi?... In sì crudel conflitto 
Tu ne soccorri, o Ciel, tu ne difendi! 
(Snuda la spada e va per partire, ma 
s'incontra in Ciro). 
 
Scena quattordicesima 
 
Ciro ed Arbace con spada snudata, e seguito 
di soldati persiani e medi. 
 
CIRO  
Empio! cedi quel ferro, e a me t'arrendi. 
 

ZAMBRI  
E Ciro vive ancor!... 
 
CIRO 
Sì: vive, indegno! 
Troppo nel ferir lenti 
Furo i ministri infami 
Del Re crudel, che ormai qui più non regna: 
E di tanti delitti il Ciel sdegnato 
Me soccorse pietoso e lor distrusse; 
Egli armò le mie schiere, ei mi condusse 
A vincere, a ferir... Tu corri Arbace, 
Guida i soldati miei. Del Re gli amici, 
La famiglia, i congiunti abbiano morte, 
Né si risparmi il sangue... un Dio m'ispira: 
D'un Nume irato la vendetta è questa; 
Compi i miei cenni, e 'l mio trionfo appresta. 
 
(Ciro parte seguito da una porzione di guardie 
che scortano Zambri; seco lui Arbace con l'altra 
porzione di guardie va dall'opposta parte). 
 
Scena quindicesima
 
Amira, Argene. 
 
ARGENE 
Gioisci alfine, Amira: i voti tuoi 
Ascoltaron propizi i sommi Dei. 
Gli affannosi tormenti 
Compensano in tal giorno; e un solo istante 
Rende a te, per mostrar che giusti sono, 
E figlio e sposo e libertade e trono. 
 
AMIRA 
Col più devoto cor grazie vi rendo 
Numi clementi: son per voi felice 
Se Ciro è vincitor e salvo è il figlio. 
Tu cara Argene il sai, 
Se in lor sol confidai; 
Se del tiranno ancora 
In faccia al tristo aspetto 
Sempre sperai dal Ciel pace e conforto. 
Ora, diletta Argene, 
Sarai tu pur d'ogni mia gioia a parte. 
 
Scena sedicesima
 
 
Arbace e dette. 
 
ARBACE 
Di lieto annuncio apportator poss'io 
Par rivedervi: Ciro a sé vi chiede 
Ad abbellire il suo trionfo. Uscito 
Dario di Babilonia, 
A scorrer la Caldea spinge le schiere: 
Già son in suo potere 
Dell'Eufrate le sponde; 
E da' suoi duci invase, 
D'Assiria le provincie 
Cedono l'armi al suo valor guerriero, 
Ed accrescon potere al vasto impero. 
 
AMIRA 
Oh quanti lieti eventi!... 
A te pur grato, Arbace, e alle tue cure 
E’ il nostro cor. 
 
ARBACE 
Son pago: i miei desiri 
Volle compiuti il Ciel; ma dimmi, Argene, 
Sperar poss'io, che dopo tante e tante 
Prove che ormai ti diei di pura fede, 
In amor non sarai meco sì fiera? 
 
ARGENE  
Tutto vince virtù, sii fido e spera. 
 
AMIRA 
A Ciro, amici, andiam: clemenza e pace 
In lui trovino i vinti; e la memoria 
De' perigli che a noi stavano intorno, 
Ci renda più gradito un sì bel giorno. 
(Partono). 
 
Gran piazza di Babilonia. 
 
Scena ultima 
 
Marcia de' soldati che entrano per l'arco 
trionfale e precedono il carro su cui stanno 
Ciro ed Amira, seguito da luci e guardie 
persiane; Zambri ed altri schiavi babilonesi 
incatenati sieguono il suo trionfo. 
 
Ciro, Amira, il figlio, Argene, Arbace e 
Zambri. 
 
CORO 
Al vincitor clemente 
Cede l'Assiria il trono: 
Invoca il suo perdono, 
Spera da lui pietà. 
 
CIRO 
Sento che un Dio m'ispira 
L'insolito vigore, 
Per sé il Ciro il core 
Tanto valor non ha. 
 
AMIRA 
Contenta alfin respira 
Quest'alma in tant'orrore, 
E sposo e figlio al core 
Tornan felicità. 
 
ZAMBRI 
Del Ciel placata è l'ira, 
Speriam nel vincitore; 
Grande è di Ciro il core, 
Felice ognun sarà. 
 
TUTTI 
Fra lieti evviva e cantici 
Di questi dì l'onore 
Ridoni ad ogni core 
Calma e felicità.